Rifondazione aggiorna il suo Statuto

Risulta difficile sintetizzare il lavoro di decine di militanti, culminato in dodici ore continuative di lavoro per i componenti della commissione, per aggiornare il testo normativo fondamentale del nostro...

Risulta difficile sintetizzare il lavoro di decine di militanti, culminato in dodici ore continuative di lavoro per i componenti della commissione, per aggiornare il testo normativo fondamentale del nostro collettivo. Il primo giudizio che va dato è, tuttavia, largamente positivo sia in termini di innovazione, sia in termini di responsabilizzazione delle compagne e dei compagni. La panoramica delle nuove norme introdotte tenta di prescindere del mio punto di vista benché a qualche modifica abbia votato contrario e, per converso, ne ritenessi necessaria qualche altra.

Cominciando dal preambolo – la parte dello Statuto che ci dice in cosa consista il PRC/SE – va sottolineato l’esplicito ripudio “della violenza maschile contro le donne” del sessismo, dell’omofobia e della transfobia e la definizione del Partito non solo “delle lavoratrici e dei lavoratori, delle donne e degli uomini, dei giovani, degli intellettuali, dei cittadini tutti”, ma anche “dei precari e dei disoccupati”.

Proseguendo sui diritti e doveri delle iscritte e degli iscritti è stata ribadita l’assunzione di responsabilità individuale e collettiva per costruire nei circoli, e in tutte le sedi, un clima più accogliente e collaborativo e nell’uso consapevole dei social network, troppo spesso usati come luogo dell’invettiva e del dileggio contro gli altri compagni e le altre compagne.

Si prova a combattere il doloroso male della parlamentarizzazione del Partito, cioè una concezione dello stesso come se fosse un parlamento nel quale fare uso di tutti gli strumenti per ostacolare una linea politica decisa democraticamente. Proprio per valorizzare al massimo il dibattito interno, ma non sclerotizzarlo, il congresso ha ribadito l’impossibilità della formazione di correnti, frazioni, e anche di tendenze permanentemente organizzate. Nella stessa ottica è stata offerta la possibilità di modificare la composizione numerica del Comitato politico nazionale allo stesso organismo con la maggioranza assoluta dei suoi componenti e col parere favorevole a maggioranza assoluta del Collegio nazionale di garanzia.

Il CPN, e con esso il Partito tutto, avrà un ulteriore strumento per arricchire la discussione: la possibilità di invitare permanentemente, o per la singola sessione, le iscritte e gli iscritti singolarmente al Partito della Sinistra europea. Bisogna infatti considerare che questo soggetto politico europeo presenta un’articolazione di posizioni ampia e plurale di cui anche in Italia sarebbe utile tener conto.

Andrà ancor più valorizzato, quale strumento fondamentale della democrazia interna, il referendum tra le iscritte e gli iscritti sia come mezzo di decisione partecipata sia come forma di composizione dei significativi contrasti politici tra gruppi dirigenti. Si permette la creazione di circoli di dieci iscritti per favorirne la diffusione capillare sia nel territorio che nei luoghi di lavoro e studio.

Una innovazione molto interessante è contenuta nel riformulato art. 28. Si introduce, infatti, un nuovo modo di concepire la conferenza delle donne comuniste e un nuovo, simmetrico, appuntamento per gli uomini comunisti nel quale riflettere sul sessismo, sulla violenza di genere e sul superamento del patriarcato.

Le innovazioni sul funzionamento dei gruppi dirigenti sono modeste e tutte orientate a permettere ai livelli superiori di intervenire in caso di inerzia dei gruppi dirigenti con l’obbiettivo che l’inattività non allontani gli iscritti e porti al commissariamento. Basti ricordare l’impossibilità di intervenire sulla segreteria regionale del Veneto – diretta da un gruppo di scissionisti – che convocò il congresso regionale oltre un anno e mezzo dopo il IX congresso nazionale. È stato, inoltre, previsto l’irrobustimento delle competenze dei comitati regionali, snodo tra centro e periferia.

Ultima annotazione riguarda la riscrittura delle norme sulle tesorerie per renderle più efficienti e tempestive tenendo in considerazione la necessità assoluta di rispettare la legge n.13/2014 che ci ha dato diritto di accesso ai fondi del 2X1000 e agli altri benefici di legge.

Va, conclusivamente, espresso un sentimento di soddisfazione anche per questa specifica attività congressuale, oltre all’esito più strettamente politico. Il nostro collettivo si è dato un testo normativo coerente e conforme in ogni sua parte alle nostre pratiche di democrazia, autogestione e mutualismo.

Con la speranza di aver contribuito a ridurre la distanza tra capacità di analisi e saper fare.

GIANLUCA SCHIAVON

da rifondazione.it

foto di Marco Sferini

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Rifondazione ComunistaSpeciale Congresso 2017
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