Qualche annotazione sui dati delle regionali in Lombardia e Lazio

Domenica 4 marzo 2018 non si è votato soltanto per le elezioni legislative generali ma anche per l’elezione di due Presidenti e altrettanti consigli regionali: Lombardia e Lazio. Si...

Domenica 4 marzo 2018 non si è votato soltanto per le elezioni legislative generali ma anche per l’elezione di due Presidenti e altrettanti consigli regionali: Lombardia e Lazio.

Si è votato, tra l’altro, con una formula elettorale diversa tra un’elezione e l’altra: non essendo permesso, nelle elezioni politiche il voto disgiunto tra un candidato al collegio uninominale e una lista diversa da quelle comprese nello schieramento che lo sosteneva; operazione invece consentita al riguardo del voto relativo al Presidente di Regione.

Inoltre si sono avute, tra gli schieramenti politici presentatisi al giudizio di elettrici ed elettori nelle due Regioni interessate, difformità di schieramento che analizzeremo comunque nel dettaglio.

Ci occupiamo come di consueto esclusivamente delle cifre espresse in valori assoluti e non in percentuale: l’alto grado di astensione e di volatilità impongono di lavorare in questo senso, al fine di offrire un quadro più chiaro della quantità di scostamento che si è verificato tra un’elezione e l’altra per le liste e i candidati.

LOMBARDIA

Il primo raffronto da eseguire riguarda la partecipazione al voto. Analizziamo nel dettaglio essendo difforme il numero degli aventi diritto.

Per le elezioni regionali risultavano iscritte 7.882.639 elettrici ed elettori.

I candidati presidenti (7 in totale) hanno ottenuto 5.614.481 voti validi, le liste che li appoggiavano si sono fermate a 5.240.859. In sostanza 373.622 lombardi hanno espresso la loro preferenza soltanto per un candidato presidente, senza suffragare alcuna lista di sostegno.

Sono rimasti completamente al di fuori, non recandosi al seggio oppure lasciando nell’urna scheda bianca o nulla 2.268.158 persone, pari al 28,77%.

Per le elezioni politiche gli aventi diritto assommavano a 7.496.491, i voti validi sono stati 5.592.469 . Di conseguenza non sono stati espressi validamente (astenuti, bianche, nulle) 1.904.022 possibili suffragi, pari al 25,39. L’astensione quindi è salita in occasione delle regionali del 3,38%.

Passiamo all’analisi delle candidature e delle liste.

L’ex-sindaco di Varese Fontana è stato eletto Presidente ottenendo sulla propria candidatura 2.793.370 voti: 106.760 in n più delle liste che componeva la coalizione di centro destra alle Regionali.

Rispetto allo schieramento presentato alle elezioni politiche lo stesso centrodestra contava su tre liste in più: quella personale dello stesso Fontana, Energie per l’Italia facente capo a Stefano Parisi nella stessa giornata candidato alla presidenza della Regione Lazio e una lista Pensionati. Queste tre liste hanno raccolto complessivamente 124.875 voti.

Alle elezioni politiche nelle quattro circoscrizioni lombarde i candidati nell’uninominale della coalizione di centro destra hanno ottenuto 2.622.199 voti (171.171 in meno di quelli raccolta dalla candidatura Fontana alla presidenza della Regione: che si è così dimostrata davvero molto forte).

Esaminiamo il comportamento dei singoli partiti.

La Lega Nord ha ottenuto alle elezioni politiche 1.577.205 voti, calati alle Regionali a 1.553.798, quindi in flessione di soli 23.407 suffragi.

Forza Italia ha avuto alle politiche 776.007 voti (circa la metà di quelli ottenuti dalla Lega) e alla Regionali 750.746 con un meno 25.601.

Fratelli d’Italia alle politiche ha realizzato 226.159 voti e alle regionali 190.834, un calo di 35.325 superiore quindi a quello registrato da Lega e Forza Italia.

E’ salita invece la quota di voti ottenuti da “Noi per l’Italia – UDC” da 52.827 alle politiche a 66.357 alle regionali.

Sul versante del centro sinistra la candidatura Gori ha realizzato 1.663.367 suffragi con un voto personale di 248.693, essendosi le liste comprese nella coalizione di sostegno fermatesi a 1.414.674 voti.

Anche nel caso della candidatura Gori erano presenti liste d’appoggio non comprese tra quelle in lizza per le elezioni politiche: una lista intestata allo stesso Gori poi Autonomia Lombarda e una lista Progressista ispirata all’esperienza dell’ex-sindaco di Milano Pisapia. Queste liste hanno ottenuto assieme 241.575.

Esaminiamo allora l’andamento dei partiti presenti sia alle elezioni politiche, sia a quelle regionali.

Il PD ha avuto alle politiche 1.180.184 voti e alle regionali 1.008.602 con un calo di 171.592 voti (la lista Gori, per la precisione ne ha ottenuto 158.691).

Netta dal canto suo la flessione tra voto politico e voto regionale per la lista +Europa scesa da 187.554 voti a 108.755. Probabilmente, in questo calo, ci stanno i 20.040 voti acquisiti dalla lista “Lombardia Progressista”. Aumenta invece i proprio suffragi la liste “Più Europa Insieme” attestata alle politiche su 27.959 voti saliti a 35.074 alle Regionali. Quasi inalterato invece il trend della Lista Civica Popolare: Politiche 20.469, Regionali 20.668.

Forte calo, invece, nel passaggio tra le elezioni politiche e quelle regionali per il M5S, a conferma del fatto che si tratta in prevalenza di un voto di opinione inserito in un quadro di forte volatilità. Nelle quattro circoscrizioni lombarde il M5S ha totalizzato 1.195.814 voti scesi a 974.984 sulla candidatura Violi (meno 220.380) e a 933.346 alla lista del Movimento: un calo di ben 262.468 unità.

Raccoglieva molto interesse la candidatura Rosati per Liberi e Uguali sulla quale si era appuntata l’attenzione dei sostenitori di un “voto disgiunto” da rivolgersi alla candidatura Gori allo scopo di fermare i centrodestra. L’obiettivo è stato fallito, ma in una certa misura – se pure modesta – il “voto disgiunto” è stato applicato da elettrici ed elettori. Infatti la candidatura Rosati è stata l’unica che ha fatto registrare una minor quota di voti al candidato rispetto alla lista. Rosati infatti ha raccolto 108.407 preferenze, mentre la lista di LeU ha ottenuto 111.306 voti (un differenziale di 2.899 voti a favore della lista). Netto, invece, lo scarto tra i voti ottenuti dalla liste LeU alle elezioni politiche, 160.563 rispetto alle regionali. Lo scarto, a favore del voto ottenuto alle politiche è stato di 49.257 voti.

Casa Pound ha presentato alle Regionali la candidatura De Rosa che ha ottenuto 50.368 voti, mentre la lista della “Tartaruga frecciata” ne ha avuti 43.416. Superiore la quota raggiunta dalla lista in occasione delle elezioni politiche: 57.948.

All’insegna di “Sinistra per la Lombardia” è stata presentata la candidatura Gatti, cui facevano riferimento le liste che, alle elezioni politiche, si erano raggruppate sotto l’insegna di “Potere al Popolo”. La candidatura Gatti ha ottenuto 38.194 voti, mentre la lista di appoggio ne ha avuto 35.716. Anche in questo caso si registra uno scostamento negativo con il risultato ottenuto dalla lista alle politiche: si è trattato di 48.307 voti, 10.000 in più circa di quelli conseguiti alle Regionali.

Da ricordare, infine, che era presenta anche la candidatura Arrighini con la lista Grande Nord: la lista ha ottenuto 13.791 voti, saliti a 15.791 (2.000 in più) nel voto destinato al candidato.

LAZIO

La partecipazione elettorale nel Lazio si è così articolata nella doppia elezione di domenica 4 marzo: alle elezioni politiche risultavano iscritti nelle liste 4.392.976 aventi diritto. I voti validi sono stati 3.078.067 . Sono quindi rimasti senza espressione di suffragio (astenuti, bianche, nulle) 1.314.905 unità pari al 29,93%.

Nelle liste per le elezioni regionali gli iscritti assommavano a 4.785.096 (occorre notare che le liste per le elezioni regionali comprendono un maggior numero di cittadini rispetto a quelle per le politiche in quanto includono anche i residenti all’estero). Sono stati espressi 3.078.067 voti validi. La somma degli astenuti, schede bianche e nulle è stata di 1.707.029 pari al 35,67%.

Il quadro degli schieramenti in lizza per la Regione Lazio differiva da quello presente nelle elezioni politiche e quello sottoposto al giudizio di elettrici ed elettori alla Regione Lombardia.

Nello schieramento a sostegno della candidatura del presidente uscente Zingaretti infatti era presente la Lista di Liberi e Uguali che alle elezioni politiche non faceva parte della coalizione di riferimento al PD e alla Regione Lombardia aveva presentato un proprio candidato: percorso inverso, invece, per la lista Civica Popolare presente con un proprio candidato Presidente alle regionali del Lazio e inserita nelle liste d’appoggio alla candidatura Gori in Lombardia.

E’ necessario far notare come il successo della candidatura Zingaretti abbia assunto un forte connotato di affermazione personale.

Il Presidente Zingaretti ha ottenuto, infatti, 1.018.736 voti distanziando nettamente il totale dei voti raccolti dalle liste schierate a suo sostegno che si sono fermate a 867.393 ( per Zingaretti un più 151.343).

Egualmente inferiore alla quota raggiunta dal Presidente rieletto quella ottenuta dalla somma dei candidati nei collegi uninominali del Lazio appartenenti alla stessa coalizione (ricordiamo che alle elezioni politiche LeU era schierata autonomamente): 703.944 (meno 151.343).

Nella coalizione presentata alle Regionali erano presenti anche una Lista di diretto riferimento a Zingaretti e una lista denominata Centro Solidale: la somma dei voti di queste due liste è stata di 158.962 unità.

Questa l’analisi del risultato dei partiti.

Il PD ha totalizzato alle Regionali 539.131 voti, in flessione di 20.977 voti rispetto alle Politiche dove i voti erano stati 560.108.

La presentazione di LeU nello schieramento d’appoggio a Zingaretti non è stato ben accolto dall’elettorato: alle Politiche infatti LeU si è attestato sui 112.795 voti scendendo a 88.416 in occasione delle Regionale (meno 24.379).

Tra politiche e regionali netta la caduta di + Europa da 94.541 a 52.451 (meno 42.090, praticamente + Europa da una scheda all’altra ha perduto metà delle sue elettrici ed elettori) .

Assolutamente positivo il percorso di Insieme che sale dai 15.084 voti delle Politiche ai 28.443 delle Regionali.

Civica Popolare che alle Politiche era presente nello schieramento d’appoggio del PD ha praticamente dimezzato i voti presentando autonomamente la candidatura Touadi: da 14.291 voti alle politiche, a 7.819 voti per il candidato e 6.073 alla lista.

Scenario opposto, rispetto alla candidatura Zingaretti, sul versante della candidatura Parisi.

I candidati ai collegi uninominali nelle politiche appartenenti alle liste che, in occasione delle Regionali, hanno appoggiato hanno raccolto 1.089.816 voti: alla candidatura Parisi alle Regionali sono andati, invece, 964.418 voti ( meno 125.398) e ancor meno alle liste collegate con 922.664 voti.

In sostanza dal punto di vista del peso delle candidature personali Zingaretti ha distanziato Parisi di oltre 100.000 preferenze. Se le elettrici e gli elettori (rimarchiamo che si è trattato di elezioni svolte in contemporanea) delle liste che hanno appoggiato Parisi alle Regionali avessero confermato il voto delle Politiche il candidato sarebbe stato eletto.

Un dato che si arguisce facilmente leggendo i dati dei singoli partiti.

Parisi disponeva di una propria lista d’appoggio denominata Energia per l’Italia (movimento da lui stesso fondato) che ha ottenuto 37.043 voti e non era presente alle elezioni politiche.

Forza Italia è scesa dai 401.579 voti alle Politiche ai 371.155 delle Regionali (meno 30.424); La Lega ha accusato una pesante flessione : dai 406.217 voti delle politiche ai 252.772 delle Regionali ( meno 153.445: si evince in questo caso un problema di personale politico). Scende anche FdI, nonostante il forte radicamento territoriale: da 247.448 a 220.460. In controtendenza invece Noi per l’Italia – UDC salita da 25.462 voti a 41.234 alle Regionali ( più 15.772).

Una parte dei voti perduti all’interno dello schieramento d’appoggio a Parisi è stato senz’altro recuperato dalla candidatura autonoma del sindaco di Amatrice Pirozzi. La sua candidatura ha ottenuto, infatti, 151.476 voti mentre le due liste di sostegno hanno sommato 97.385 voti, a testimonianza di un rilevante grado di popolarità dello stesso Pirozzi. Naturalmente non sono possibili raffronti con le elezioni politiche.

Raffronti che invece si possono sviluppare a proposito di altre due candidature, con l’analisi delle quali si conclude questo schematico tentativo di comparazione tra i due tipi di elezione svoltesi in Lombardia e nel Lazio.

La candidatura Antonini per conto di Casa Pound ha ottenuto 60.131 voti: un rilevante successo personale considerato che la Lista ha avuto alle Regionali 42.609 voti (meno 17.522) e 50.142 alle politiche ( meno 9.989).

La candidatura Canitano per Potere al Popolo invece ha avuto invece 2.772 voti in meno rispetto a quanto realizzato dalla Lista alle elezioni Politiche (46.667 alle Politiche, 43.895 alla candidatura Canitano alle Regionali). Più marcata la flessione tra Politiche e Regionali per quel che riguarda la lista di PaP: alle Regionali 33.372 voti,meno 13.295.

Questa comparazione è sicuramente servita a dimostrare come anche in occasione di elezioni in contemporanea possono rilevarsi scostamenti anche all’interno delle singole forze politiche: una causa è sicuramente quella del diverso corpo elettorale ( elettori all’estero: modalità che falsa sicuramente le percentuali , ma in misura minore i voti assoluti) ma non è la sola: contano gli schieramenti, conta la personalizzazione e la vicinanza dei problemi da affrontare tra istituzioni e cittadini.

FRANCO ASTENGO

9 marzo 2018

foto tratta da Pixabay

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Franco Astengo
un commento
  • Piero
    10 marzo 2018 at 08:22
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    Considerare Sinistra per la Lombardia… “cui facevano riferimento le liste che, alle elezioni politiche, si erano raggruppate sotto l’insegna di “Potere al Popolo”…mi sembra un’affermazione molto forzata. Sappiamo tutti che così non è. Altrimenti non si spiegherebbe perchè non si sia chiamata Potere al Popolo, come è avvenuto nel Lazio.

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