Per MDP a Pisa i DASPO urbani non costituiscono un decreto liberticida…

Una gaffe? Forse. Un errore dettato dalla necessità di non far traballare alleanze consolidate? Anche. Fatto sta che la scelta operata al Comune di Pisa e di cui dava...

Una gaffe? Forse. Un errore dettato dalla necessità di non far traballare alleanze consolidate? Anche. Fatto sta che la scelta operata al Comune di Pisa e di cui dava notizia il Tirreno dovrebbe far riflettere. Al centro questioni di politica concreta, di quelle che cambiano non solo la percezione della vita in una città ma ne trasformano la qualità della vita. Una inezia? Si giudichi.

«Il Daspo urbano conquista il si della commissione consiliare politiche sociali – recita l’articolo – Nella seduta di domani (ieri per chi legge Ndr), il Comune sarà chiamato a votare la proposta di modifica ed integrazione del regolamento di polizia urbana». L’atto sembra ormai poter essere approvato grazie al voto favorevole di Mdp Art. 1 che, in cambio della garanzia che le norme entreranno in vigore in fase “sperimentale” per soli 3 mesi ha dato il via libera. L’esponente di Possibile ha votato contro mentre la destra e il M5S non hanno partecipato al voto. Il Daspo, come promosso dal cosiddetto decreto Minniti Orlando, ormai convertito in legge dello Stato, si applica quando si incorre in casi di accattonaggio, commercio abusivo, ubriachezza». (nulla a che vedere con i reati predatori). All’inizio in Mdp è prevalsa la perplessità. Uno dei loro esponenti, Andrea Marchetti, ha infatti dichiarato che «i Daspo rischiano di generare false aspettative sulle possibilità dei sindaci di risolvere le problematiche cittadine in termini di sicurezza ma, dall’altra parte (e qui viene il bello) non si tratta neanche di quello strumento liberticida descritto dalla sinistra».

In questo caso le informazioni interessanti sono due: da una parte evidentemente si strizza l’occhio al popolarissimo Minniti – di cui molti rappresentanti della politica e dell’informazione tessono le lodi dicendo che è riusciti ad intercettare “democraticamente” il sentire delle persone. Dall’altra si utilizza il termine “sinistra” in maniera allusivamente dispregiativa ma soprattutto intendendo qualcosa di diverso da se. Ma sbaglio o l’Mdp dovrebbe essere una delle colonne portanti della “sinistra responsabile ma risoluta che si prepara ad affrontare il Partito Democratico alle elezioni? Qualcosa non quadra e non è a mio avviso semplicemente riassumibile nel fatto che un conto sono le politiche locali un conto quelle nazionali. A parte un basso tasso di credibilità ci sono due riflessioni da fare e che sono innanzitutto di merito.

La prima è che tanto clamore e tanta necessità di repressione si va esplicando in una delle cittadine più tranquille del già sicuro Paese. Una cittadina in cui Mdp e Pd continuano a governare insieme avendo la “sicurezza” e la “paura” come elemento centrale e caratteristico del buon governo. Non basta il sindaco (Pd) che è divenuto un simbolo per la Lega Nord ma anche i suoi alleati, tanto libertari a Roma rivestono, tornando a casa l’armatura dei tutori dell’ordine.

La seconda è di carattere più generale e attraversa come un veleno il dibattito di una parte della sinistra che non riesce a darsi una propria concreta prospettiva di azione politica. In quella parte si cerca di “comprendere” e di fatto si giustifica, il successo di Minniti, quasi a dire non lo si può attaccare troppo perché altrimenti la gente non ci capisce. Qui sta un male culturale prima che politico. Invece di avanzare proposte che facendo diminuire il disagio sociale ridefiniscano la condizione di “sicurezza percepita” su cui in tanti si crogiolano, si fanno esperimenti sociali nella logica fallimentare della riduzione del danno. Servono politiche sociali ma intanto “in via sperimentale” vanno applicati interventi repressivi soprattutto contro i poveri (ambulanti e questuanti) che sono il prodotto di oltre venti anni di politiche liberiste.

Sono “loro” i colpevoli del degrado (cosa importa se tanti problemi derivano dalla privatizzazione dei servizi essenziali, dai tagli imposti, dall’assenza di un minimo di welfare per autoctoni e non). E togliere “sperimentalmente” quelli che si ritengono le cause e non gli effetti del degrado è rassicurante per il ceto medio, per i giornali di regime, per un’opinione pubblica che non vede altra via di uscita. Le frasi di facciata non fanno altro che confermare un approccio: “io non sono securitario ma”… che rievoca il celebre “io non sono razzista però…”. E non si tratta di un incidente di percorso. Sempre a Pisa, nella Seconda Commissione del Consiglio Comunale (competente in materia sociale), seduta del 6 novembre 2017, l’uditrice Serena Fondelli (che sostituiva il consigliere Auletta di Una Città in Comune) ha proposto, per l’applicazione della Legge Minniti e del DASPO urbano, di ascoltare i rappresentanti dell’Asgi e di Antigone. Asgi e Antigone sono istituzioni al di sopra del dibattito politico, caratterizzate da un approccio garantista e di rigoroso rispetto dei diritti umani ma gran parte della Commissione ha espresso parere contrario ad una loro semplice audizione. La consigliera di Mdp si è astenuta sulla proposta, mentre invece i consiglieri dei Cinque Stelle hanno votato a favore.

Mdp ha precisato poi la propria posizione con un intervento abbastanza pilatesco – “va bene il Daspo ma non basta, servono interventi sociali” – pubblicato sui giornali locali http://www.pisatoday.it/politica/daspo-urbano-mdp-intervenire-con-politiche-integrate-che-vadano-oltre-la-sola-repressione.html) Ma a forza di lisciare il pelo ai securitari succede che si venga presi sul serio. Succede che la vita quotidiana del territorio rispondda in maniera interessante e per certi versi creativa. Associazioni del territorio come Rebeldia/Africa Insieme, ma soprattutto “Senegal Mbollo”, l’associazione dei venditori senegalesi hanno avanzato proposte di altro taglio.

La contro-risposta dei venditori ambulanti (che per la maggior parte si dichiarano in regola, con tanto di partita iva e licenza) mira a regolarizzare la merce in vendita eliminando marchi e loghi falsi che vengono applicati sugli oggetti proposti in vendita soprattutto nelle aree dove convergono i flussi turistici. «Invece di commercializzare borse, occhiali e vestiti “di marca”, venderemo prodotti caratterizzati dal nostro marchio. Abbiamo appositamente creato un brand per scoraggiare l’abusivismo. Sarà l’unico marchio che nasce dalle strade e dalle piazze di Pisa: si chiamerà Abusif, ma sarà abusivo solo di nome», prosegue l’associazione che si scaglia contro l’applicazione della legge Minniti e propone alcune eventuali soluzioni per far emergere e sanare situazioni di irregolarità. Tra queste la creazione di «team che si occupino della sicurezza nei principali parcheggi cittadini (piazza Carrara, piazza Santa Caterina) e che forniscano aiuto a chi deve sostare, come già avviene, riconoscendo quel lavoro che – sottolinea il comitato – evidentemente è necessario».

Si tratta di un vero e proprio approccio vertenziale, altro che ideologia della percezione, con cui l’associazione chiede il rilascio di nuove licenze per gli ambulanti, la concessione di ulteriori postazioni nei mercati cittadini e l’adeguamento degli spazi cittadini in cui sarà lecita la vendita. «Chiediamo all’amministrazione un atto di realismo e di avviare un percorso che porti alla fuoriuscita dall’illegalità di alcune nostre posizioni – conclude l’associazione –, ma che sappia anche capire la crisi del mondo del lavoro e cerchi di portare soluzioni per tutta la popolazione, italiani o stranieri che siano». A rispondere in maniera negativa le liste civiche di destra e la Lega (non più Nord) «Come si può pensare di superare l’illegalità e l’abusivismo legalizzando ciò che è illegale? Si parla di dare man forte all’elemosinare nei parcheggi e di sostenere ed incrementare la vendita abusiva di oggetti contraffatti e quant’altro. Se davvero si volesse dare una soluzione definitiva a questa situazione oramai incancrenita, partiamo con controlli a tappeto, chi è in regola può rimanere, e successivamente chi rimane lavora e paga le tasse». Lo afferma Alessandra Orlanza, portavoce della lista civica NoiAdessoPisa.

«Il lancio del marchio ‘Abusif’ – dice il segretario della lega nord Edoardo Ziello – oltre al fatto di essere una provocazione bella e buona è un vero e proprio schiaffo morale a tutte le partite iva della nostra città che sono annualmente vessate da tasse e controlli di ogni tipo»

«Il Sindaco – Pd e preso spesso ad esempio dalla Lega ma sostenuto ancora anche da Mdp – si sbrighi con l’approvazione del daspo e non perda tempo ad ascoltare delle proposte assurde e provocatorie perché i cittadini pisani aspettano la sicurezza e la legalità da troppo tempo», dice ancora il segretario leghista che tuona anche su un altro versante, quello dei parcheggiatori che hanno chiesto di poter essere regolarizzati. Insomma quello che dovrebbe essere uno degli assi portanti di una “sinistra responsabile” si comporta, nonostante i distingui impercettibili, di fatto assecondando le scelte della destra.

Lo fa nelle politiche concrete, quelle che parlano alla pancia del paese non fornendo risposte ma semplicemente comodi capri espiatori. Ed inevitabilmente ci si domanda: è possibile condividerne le pratiche al punto da considerarli affidabili alleati? Secondo Rifondazione Comunista, come di pezzi sani della società civile pisana e non solo, la risposta è no. Una minoranza che non è caduta nella logica del consenso basato sulla logica di una emergenza percepita? Può darsi, ma una sinistra degna di questo nome o decide di non abdicare a valori e principi che la dovrebbero contraddistinguere, spiegandosi con i cittadini, o di sinistra conserva solo il ricordo. Al di là di tutto: è possibile avere questi alleati? A mio avviso NO

STEFANO GALIENI
Responsabile pace, movimenti e immigrazione – Rifondazione Comunista

da rifondazione.it

foto tratta da Pixabay

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