M*A*S*H. La satira antimilitarista nella Hollywood post ’68

Il capolavoro di Robert Altman scritto dal comunista Ring Lardner Jr.

Negli anni sessanta alcuni scrissero, e in qualche misura teorizzarono, la “morte di Hollywood” causata da un lato dall’enorme diffusione della televisione dall’altro dall’emergere di nuove cinematografie, dal Medio Oriente all’America Latina passando per l’Africa. Poi arrivò il 1968 che cambiò anche il mondo del cinema. Cambiò il pubblico, più giovane cresciuto in un clima di contestazione, cambiarono i “divi”, da Humphrey Bogart, John Wayne, Gregory Peck e Spencer Tracy a Elliott Gould, Dustin Hoffman, Jack Nicholson, Gene Hackman, cambiarono le “dive” con l’affermazione di Jane Fonda, Liza Minelli e Barbra Streisand. Cambiarono ovviamente anche i soggetti, più attenti al nuovo clima politico e culturale. Uno dei registi più importanti di questa nuova stagione, inaugurata dal capolavoro di Dennis Hopper il celebre Easy Rider, fu Robert Altman che si segnalò nel 1970 con M*A*S*H.

1. Robert Altman

Robert Bernard Altman nacque a Kansas City, nel Missouri, il 20 febbraio 1925 da una famiglia di origini europee. La madre, Helen Mathews (1893 – 1974), era discendente di immigrati irlandesi, gallesi e francesi tra i primi a giungere negli Stati Uniti a bordo della Mayflower (Fiore di maggio), la nave dei padri pellegrini che salpò da Plymouth il 6 settembre del 1620 per giungere a Cape Code, nel Massachusetts, l’11 novembre dello stesso anno. Il padre del futuro regista, Bernard Clement Altman (23 Febbraio 1901 – 9 Aprile 1978), era, invece, di origini tedesche e svizzere. Robert frequentò, coerentemente col credo religiosi della famiglia materna, la locale scuola gestita dai gesuiti per poi studiare ingegneria all’università. Gli studi furono, tuttavia, interrotti dalla Seconda guerra mondiale. Robert Altman nel 1943 fu, infatti, pilota in Indonesia e nel Borneo in ben quarantasei missioni, dove la più grande preoccupazione non era bombardare il nemico, ma portare a casa la pelle.

Finita la guerra Altman iniziò a scrivere soggetti per la radio insieme a George W. George, quindi diresse alcuni film pubblicitari, diversi documentari e scrisse alcune sceneggiature per il grande schermo. Debuttò dietro la macchina da presa portando sullo schermo proprio un suo soggetto: The Delinquents (1957). La pellicola, inedita in Italia, racconta una storia di bande giovanili ed è da inserire nel filone inaugurato da The Wild One (Il selvaggio, 1953) diretto da László Benedek e Paul Donnelly con Marlon Brando nei panni del protagonista e proseguito col coevo Rebel Without a Cause (Gioventù bruciata, 1957) di Nicholas Ray con James Dean. Proprio a Dean Altman dedicò il successivo lavoro, The James Dean Story (La storia di James Dean, 1957). “Ero partito con l’idea di fare a pezzi il mito di James Dean, ma alla fine temo che noi tutti siamo rimasti vittime di quel mito” dirà il regista.

2. The Delinquents (1957)

Grazie a questo film documentario Altman venne notato da Alfred Hitchcock che gli offrì un contratto per la serie televisiva Alfred Hitchcock Presents (Alfred Hitchcock presenta), ma il giovane regista rifiutò di legarsi a lunga scadenza. Realizzò, tuttavia, due episodi intitolati The Young One e Together (In trappola), rispettivamente il nono e il quindicesimo episodio della terza stagione della serie, molto nota anche grazie al tema musicale “Marche funèbre d’une marionnette” (“Marcia funebre per una marionetta”) composto dal francese Charles Gounod. Il regista lavorò comunque molto per la televisione realizzando numerosi episodi di serie più o meno importanti, da ricordare gli episodi diretti in Maverick e Bonanza (meno “nobile”, ma molto conosciuta anche questo tema).

Altman tornò al cinema, dopo oltre dieci anni di TV, con Countdown (Conto alle rovescia, 1968) un film di fantascienza che, sebbene venne montato dal produttore William Conrad, mostrò l’eleganza e lo stile del regista. Seguì That Cold Day in the Park (Quel freddo giorno nel parco, 1969) un melodramma su una “zitella” borghese.

3. Altman sul set con Gould e Sutherland

Durante le riprese, il produttore Ingo Preminger, fratello del più noto Otto, offrì ad Altman il copione di un film appena rifiutato da grandi regista quali Stanley Kubrick, Mike Nichols e Arthur Penn. Altman accettò poiché vide in quelle pagine la possibilità di realizzare una farsa graffiante contro la guerra. Quel copione era ovviamente M*A*S*H scritto da Ring Lardner Jr., ma ispirato ad un romanzo di un certo Richard Hooker (lo pseudonimo usato dal noto chirurgo newyorchese Hiester Richard Hornberger Jr.) capace di ridicolizzare il mondo dei camici bianchi. M*A*S*H, infatti, è l’acronimo di Mobile Army Surgical Hospital ovvero l’Ospedale chirurgico mobile dell’esercito.

Il copione venne, tuttavia, modificato più volte durante le riprese, cosa che infastidì lo sceneggiatore e irritò gli attori non abituati a questo metodo di lavoro, poco propenso a dettare stile e modi della recitazione. Nel cast figuravano alcuni dei nuovi divi che si stavano affermando all’epoca da Donald Sutherland a Elliott Gould, da Tom Skerritt a Robert Duvall. La Fox, che produceva il film, era invece soddisfatta perché interessata solo al rispetto dei tempi di lavorazione e al budget. Il 25 gennaio 1970 M*A*S*H uscì a New York.

4. M*A*S*H (1970)

Durante la guerra in Corea il capitano medico Benjamin Franklin Pierce (Donald Sutherland) giunge nell’ospedale militare n° 4077 e stringe subito amicizia con i colleghi John McIntyre (Elliott Gould) e Duke Forrest (Tom Skerritt). I tre sono bravi professionisti, ma sono insofferenti alla disciplina e insolenti verso i superiori e, fra un intervento e l’altro, organizzano scherzi a tutti. Atteggiamenti mal digeriti dal maggiore Frank Burns (Robert Duvall), maniaco della forme e del decoro, che finisce vittima dei tre medici. Durante un rapporto col maggiore Margaret O’Houlihan (Sally Kellerman) per tutti Hot Lips (Bollore nella versione italiana), i tre mettono un microfono sotto il letto e trasmettono l’amplesso di Burns via radio in tutto il campo. Dopo una “ultima cena” per affrontare la crisi depressiva del dentista Walt Waldowski (John Schuck) alias “Painless Pole” (Cassiodoro) e una missione in Giappone (scena che Altman volle cancellare senza successo), i tre medici si riuniscono per vincere una partita di football, grazie ad iniezioni di tranquillanti praticati agli avversarsi. Ma giunge il momento del rimpatrio e i tre si salutano mentre l’altoparlante, che spesso ha comunicato, esitante, ordini incomprensibili, recita i titoli di coda.

M*A*S*H fu un successo clamoroso, al punto da incassare 41 milioni di dollari nel primo anno di programmazione. Questo grazie al clima che si respirava in quegli anni fatto di contestazione e di Vietnam. Come ricordò Altman: “Lo studio mi costrinse a mettere all’inizio la didascalia “E poi fu… la Corea” […] però, per me, quello era il Vietnam […] Tutti i riferimenti politici nel film erano a Nixon e alla guerra del Vietnam”. Un film corrosivo che minava i vecchi canoni del cinema militaresco, più vicino ai Fratelli Marx che a John Wayne.

5. Ring Lardner Jr. durante la deposizione davanti alla Commissione per le attività antiamericane

Il film antimilitarista si aggiudicò il Grand Prix per il miglior film al Festival di Cannes 1970 e l’anno successivo l’Oscar per la Migliore sceneggiatura non originale a Ring Lardner Jr. Figlio del noto giornalista sportivo e umorista Ring Lardner, Ring Lardner Jr. (Chicago, 19 agosto 1915 – New York, 31 ottobre 2000) era un comunista iscritto al Communist Party of the United States of America (Partito Comunista degli Stati Uniti d’America, CPUSA) dal 1936. Sostenne la causa repubblicana durante la Guerra civile spagnola. Il fratello, James Lardner, membro della Brigata Lincoln, fu ucciso proprio in Spagna nel 1938. Nonostante le sue idee politiche irritassero le “majors”, Ring Lardner Jr. divenne negli anni quaranta uno degli sceneggiatori più pagati a Hollywood al punto da ottenere un contratto di 2000 dollari a settimana con la 20th Century Fox. Nel 1942 ricevette l’Oscar alla Migliore sceneggiatura per Woman of the Year (La donna del giorno, 1942), poi arrivarono gli anni del maccartismo e Lardner fu licenziato dalla Fox. Era l’ottobre del 1947. Fu uno dei cosiddetti “Dieci di Hollywood” che si rifiutarono di collaborare con la House Committee on Un-American Activities (Commissione per le attività antiamericane, HUAC) e per questo fu bandito da Hollywood e condannato ad un mese di carcere. Tornò al cinema dopo oltre venti anni proprio con M*A*S*H.

Dopo il successo del film, la MGM, che aveva messo gli occhi su Altman, tentò invano il regista per realizzare un seguito. M*A*S*H diede comunque origine ad una fortunata, ma meno graffiante serie televisiva prodotta dalla CBS (trasmessa anche in Italia prima da Rai 1 poi da Italia 1).

6. Comma 22 (1970) di Mike Nichols

La smitizzazione del soldato americano e la denuncia della follia della guerra, fu alla base di un altro importante film del 1970 ovvero Catch-22 (Comma 22) diretto da Mike Nichols e tratto dal romanzo omonimo scritto da Jospeh Heller.

Nel 1944, in una base dell’aeronautica americana nel Mediterraneo, l’aviatore John Yossarian (Alan Arkin) non vuole più prendere parte alle missioni belliche ordinate dal Capitano Cathcart (Martin Balsam) e per questo si appella al Comma 22 del codice militare che recita “chi è pazzo può chiedere di essere esonerato dalle azioni di guerra, ma chi chiede di essere esonerato dalle azioni di guerra non è pazzo”. Ormai stanco delle missioni fugge in canotto verso la Svezia. Magistralmente surreale, meno conosciuto, ma per certi versi superiore allo stesso M*A*S*H, il film di Nichols denunciò con forza che le uniche soluzioni in guerra sono la morte, la follia o i tornaconti personali. Nel film anche Anthony Perkins e un imbolsito Orson Welles nel panni del Generale Dreedle.

M*A*S*H e Comma 22, film di rottura. Ormai il ’68 aveva cambiato anche Hollywood.

MARCO RAVERA

redazionale


Bibliografia
“Robert Altman” di Flavio De Bernardinis – Castoro
“Fuori i Rossi da Hollywood! Il maccartismo e il cinema americano” di Sciltian Gastaldi – Lindau
“Storia del cinema” di Gianni Rondolino – UTET
“Il Mereghetti. Dizionario dei film 2017” di Paolo Mereghetti – Baldini & Castoldi

Immagini tratte da: immagine in evidenza, foto 4 Screenshot del film M*A*S*H,  foto 1, 3, 5 da pinterest.com, da foto 2 Screenshot del film The Delinquents, foto 6 Screenshot del film Comma 22

categorie
Corso Cinema
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