L’udienza. Vietato parlare col Papa

L'attacco al potere nel capolavoro dimenticato di Marco Ferreri

Fino agli anni ’60 il cinema italiano aveva decritto la religione, e nello specifico il cattolicesimo, con ricostruzioni storiche più o meno fedeli da Francesco, giullare di Dio (1950) di Roberto Rossellini a Il Vangelo secondo Matteo (1964) di Pier Paolo Pasolini, ma lo sberleffo al potere ecclesiastico era un tabù o meglio un tema che finiva inevitabilmente nelle maglie della censura. A rompere quel tabù fu Marco Ferreri che, forte delle mobilitazioni del 1968 cui aveva attivamente partecipato e stimolato da quel clima di fermento politico e culturale, realizzò L’udienza (1971).

Marco Ferreri durante la contestazione del 1968 alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Ferreri (Milano, 11 maggio 1928 – Parigi, 9 maggio 1997) fu un cineasta atipico nel panorama italiano poco incline al consenso del pubblico o della critica. Fu grottesco e beffardo e, da ateo convinto, provocò più volte con i suoi film le reazioni stizzite della chiesa cattolica. Attaccò l’istituzione del matrimonio in Una storia moderna – L’ape regina (1963), ne La donna scimmia (1964) e in Marcia nuziale (1966), mentre nel celebre Dillinger è morto (1969) descrisse l’assurdo quotidiano.

Per L’udienza il regista, al suo sedicesimo film, fece un salto di qualità e, ispirandosi liberamente a “Il castello” dello scrittore Franz Kafka, esplorò i “palazzi del potere” rapportandoli con la società.

L’udienza (1971)

Amedeo (Enzo Jannacci) un ex ufficiale dell’esercito in congedo, si reca in Vaticano per avere un colloquio riservato con Papa Paolo VI, ma si scontra con la burocrazia vaticana. Viene ostacolato dalle viscide manovre del Commissario Aureliano Diaz (Ugo Tognazzi) un ambiguo, ipocrita e malsano funzionario di polizia. E’ sedotto dalla prostituta Aiche (Claudia Cardinale), incontra il Principe Donati (Vittorio Gassman), monsignor Amerigo (Michel Piccoli), un importante teologo olandese (Alain Cuny), ma ottiene solo una serie di vane promesse. Aiche si innamora di lui decidendo di tenere anche il figlio che porta in grembo, ma il protagonista continua a rimanere prigioniero della sua ossessione. Amedeo, dopo essere finito in psichiatria, ormai esausto muore sotto il colonnato di San Pietro, stroncato da una polmonite. La sua morte sembra chiudere il caso ed è un sollievo per il commissario Diaz, ma un altro visitatore chiede udienza al Santo Padre e tutto ricomincia senza sapere cosa fosse quel “qualcosa di importante” che Amedeo voleva comunicare al Papa.

Enzo Jannacci e Claudia Cardinale

“Abbiamo subito pensato a una grossa parabola sulla Chiesa servendoci delle opere di Kafka, ma facendo in modo che alle astrazioni di Kafka si sostituissero le persone reali, papa Giovanni o Papa Paolo, etc. Kafka trasforma la sua geografia chiara e precisa in una metafisica. Qui, al contrario, partendo dallo schema narrativo di una costruzione kafkiana, si tende a rifare il cammino all’indietro, verso la realtà e la concretezza” disse Ferreri che, con gli sceneggiatori Rafael Azcona e Dante Matelli, tratteggiò un lungo viaggio attraverso le strutture del potere che esclude e uccide, senza pietà.

Claudia Cardinale bella e sensuale come non mai

Una rovente satira contro la gerarchia cattolica e più in generale contro l’idea stessa di potere in cui tutti sono prigionieri e complici. Il regista affrontò anche temi a lui cari: dall’isolamento che il protagonista vive e subisce nei confronti del potere (inclusa la minacciosa domanda “E’ iscritto al Partito Comunista?”) all’esclusione, dal rapporto uomo-domma alla morte. “Tenero e atroce, allegramente beffardo nei toni e amaro nel fondo, tutt’altro che pessimista, ha la traiettoria di una sassata. Non mancano le scorie e i momenti incerti, ma poco intaccano la sostanza di un film importante e sottovalutato” (Morandini).

Vittorio Gassman è il Principe Donati

Raffinata la fotografia di Mario Vulpiani, nevrotica la musica di Teo Usuelli e cast stellare. Perfetta la scelta di affidare ad uno stralunato Enzo Jannacci il ruolo del protagonista, bella e brava come non mai Claudia Cardinale che diede il volto alla prostituta Aiche l’unico personaggio in tutto il film che prova un sentimento umano per Amedeo, viscido all’inverosimile, invece, Ugo Tognazzi che diretto da Ferreri fornì sempre grandi prove, inquietante e meschino il Principe Donati alias Vittorio Gassman, bravo come sempre Michel Piccoli alla seconda opera col regista dopo Dillinger è morto. Nonostante ciò il film ebbe una fredda accoglienza. Alla vigilia degli anni di piombo, il pubblico rimase spiazzato, deluso e turbato da quella storia “kafkiana” (non casualmente Amedeo afferma “Mi sembra una situazione kafkiana”).

Ugo Tognazzi

La critica alla Chiesa, istituzione cristallizzata, incapace di rivitalizzarsi e di uscire dal suo carattere di ente burocratico e clientelare, non venne apprezzata e il film fu purtroppo a lungo dimenticato. Riscoperto decenni dopo L’udienza venne inserito nel 2008 nell’elenco dei 100 film italiani da salvare e nel 2014 fu ristrutturato grazie ad una campagna di crowdfunding che permise la raccolta di 41.846 euro grazie al contributo di 148 donatori (tra privati e aziende) cui si aggiunsero 60.000 euro, necessari per il completamento del progetto, messi a disposizione dal Museo nazionale del Cinema e la Cineteca di Bologna.

L’udienza capolavoro dimenticato di Marco Ferreri

Negli anni successivi Marco Ferreri ampliò la sua lunga e preziosa filmografia: La cagna (1972) con Catherine Deneuve, Marcello Mastroianni, La grande abbuffata (1973) con Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni, Philippe Noiret e Michel Piccoli, Non toccare la donna bianca (1974) con Catherine Deneuve, Marcello Mastroianni e Ugo Tognazzi, e Nitrato d’argento (1996) il suo ultimo lavoro. Ma L’udienza, film corrosivo e volutamente decadente che attaccò la burocrazia clericale e la nobiltà nera, il potere e i suoi sistemi repressivi, rimane uno dei punti più alti nella carriera del regista. Un’opera difficile e rischiosa per il più anarchico dei registi italiani.

MARCO RAVERA

redazionale


Bibliografia
“Marco Ferreri” di Alberto Scandola – Il Castoro
“Marco Ferreri. La provocazione della libertà nei film del più anarchico tra i grandi maestri del cinema italiano” di Tullio Masoni – Gremese editore
“Il Mereghetti. Dizionario dei film 2017” di Paolo Mereghetti – Baldini & Castoldi

Immagini tratte da
Immagine in evidenza Screenshot de L’udienza, foto 1 da it.wikipedia.it, foto 2, 3, 4, 5 Screenshot de L’udienza

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Corso Cinema
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