L’insopportabile sociopatia dell’Ultraindividualismo

Per questa settimana con L'Elzeviro Rosso faremo un viaggio critico nel mondo dei prodotti capitalistici in vetrina; uno di questi è l'Oggettivismo di Ayn Rand, scrittrice russo-statunitense di origini borghesi ed oggi ne esploreremo le macabre vestigia a trent'anni dalla morte.

Dopo la pazza gioia di Spoleto, la speculazione settimanale dell’Elzeviro Rosso si volge verso uno dei tanti piccoli mondi orrendi in cui s’è andato a cacciare l’uomo ed in questo caso parliamo di Ayn Rand.

Sovente, grazie al ciarpame filosofico prêt-à-porter di cui si circonda, la nazione moderna è intrisa di correnti che si accidentalizzano, che si spingono in analisi miopi, lontane dalla lungimiranza delle progettualità del pensiero forte e sistematico; non è da poco tempo che alcune di queste correnti hanno avuto ingiusta fama e molto spesso hanno fatto grandi danni. È l’esempio del Postmodernismo, il quale tentò di stroncare (chissà perché proprio dalle sponde atlantiche) il primo compito della Filosofia, ovvero la ricerca della Verità, dell’Oggettivismo (anche in questo caso marchiato made in USA), il quale tentò di stroncare il concetto di amore, di solidarietà, di “NOI”, del rossobrunismo, il quale, figlio della peggiore applicazione politica del Postmodernismo, tenta di distruggere i caratteri fondanti del dualismo della dialettica storica fra destra e sinistra.

Tali movimenti di pensiero nascono tutti da una spinta verso un superamento, ma finiscono per morire nei rivoli della utilità temporanea. Cenere sono e cenere ridivengono in breve tempo.
Ciò accade perché vogliono dileguare verità fondanti su cui nessuno può soprassedere e proporre estremizzazioni sbilanciate di un polo contro l’altro. Il postmoderno propone la relativizzazione totale della Verità, considerandola come statica, immanente, fine a sé stessa, al contrario il randiano cerca di riproporre una Wille zur Macht 1 infarcita di miniarchismo con sfumature stirneriane 2, il rossobruno, infine, nega il principio di individuazione dei due poli onnipresenti nella storia, dacché non esistono nel parlamento o nelle odierne democrazie. Ma concentriamoci su Ayn Rand.

La scrittrice borghese russa, scappata dalla Russia dell’Ottobre rosso, fece delle sue opere una sorta di lezione nietzscheana romanzata della sua filosofia, l’Oggettivismo, ancor oggi molto in voga negli ambienti anglosassoni. Le sue opere sono composte da protagonisti laconici, individualisti, razionalisti.

La spinta a migliorare il mondo avviene solo per reazione individuale, dunque, e la concezione dell’amore o dell’amicizia (si veda il link in fondo al testo) sono viste come fonti di piacere personale a cui attinge l’uomo egoisticamente. Di lì al passo verso un utilitarismo universale è poco, infatti, basti pensare che se si applicasse tale idea in toto, vivremmo in una società ai limiti fra lo stato liberale kantiano-stirneriano, in cui le leggi sarebbero rispettate solo in virtù del diritto alla vita gratia vitae, al vivere per il vivere, e Sparta: nessuna famiglia a legami forti, i figli vivono in funzione della loro esistenza, non imparano a vivere grazie alle esperienze condivise familiari, ma individualmente, in base al merito, indi, chi non rientra in certi schemi non riceverà aiuto, ma tutti concorreranno alla sopravvivenza sfruttando le debolezze dell’altro.

Il Laissez-faire nel suo più infimo “splendore”. Molto semplicisticamente, una comunità randiana vivrebbe in base ad una organizzazione “animale”, darwinista, della peggior specie. A chi controbatterà che in tale ipotesi non vi è alcuna aderenza al testo randiano, rispondiamo dicendo che nel capolavoro La Rivolta di Atlante Ayn Rand non afferma di certo che le “menti creative” siano povere o sfornite di mezzi economici per prostrare la società e costringerla ai loro voleri, anzi, come in tempi non sospetti afferma Gary Weiss nel libro Rand Nation ed in un articolo-intervista a George Monbiot per The Guardian:

La Rivolta di Atlante, pubblicato nel 1957, dipinge un’America in marcescenza a causa degli interventi statali in cui gli eroici milionari combattono contro una nazione di parassiti. I milionari, che lei rappresenta come [nel mito greco di] Atlante che regge il mondo sopra loro, si ritirano dal loro lavoro, con il risultato che la nazione collassa, è salvata, grazie ad una sregolata avarizia ed egoismo, da uno degli eroici plutocrati, John Galt. I poveri muoiono come mosche. […] Coloro che li aiutano sono mandati nelle camere a gas. In un famoso passaggio, lei asserisce polemizzando che in un treno riempito di gas nervino, costoro meritarono il loro destino, uno di questi, ad esempio, era un maestro che insegnava ai suoi alunni di fare corpo unico e lottare assieme, un’altra era una madre sposata con un impiegato statale e che s’interessava dei figli. […] Non è difficile vedere perché Rand piaccia ai miliardari. Ella offre loro qualcosa di cruciale per un qualsiasi vincente movimento politico: un senso di vittimistica oppressione.”

L’oppressione della vittima è forse la parte ancor più forte e succulenta di questa “filosofia” che oggigiorno in America diviene culto misterico e raffazzonato ad esclusivo appannaggio della Alt-right americana del Tea Party e di Trump. Ma siccome l’America non è molto fornita di filosofi e pensatori, i giovani che si vogliono far brandire dalle belle parole dei “cattivi maestri” non si rivolgono ad autori dal lungo e piumato calamaio, né attingono alla loro primigenia fonte d’acqua cristallina ed alterata, ma a rotocalchi sbiaditi ed oramai esausti, in cui, in fondo, loro non credono.  Questo fa sì che in terra statunitense la scialberia filosofica venga vista come eroica gesta intellettualistica ed è forse per questo che Atlas Shrugged o La Rivolta di Atlante è un libro che fattura ancora molte ristampe ed è letto, secondo The New American da un terzo del popolo americano. Al contrario (e per fortuna nostra) tali sovrastrutture di sovrastrutture, (dacché si tratta di filosofie basate su enti ulteriori alla realtà semplice, che non sviluppano alcuna critica a partire dall’origine) o sovrastrutture al quadrato, non hanno avuto alcuna fortuna nel perimetro europeo eccetto la Gran Bretagna.

I miti moderni del Liberalismo e le promesse incandescenti del Neoliberismo sono poco giustificate e grazie alla capacità critica di parte dell’intellighenzia del Vecchio Continente sia a destra che a Sinistra non vi sono sottomessi alla narrazione ed alla neolingua del mercato alla medesima maniera dei colleghi americani. Resta, però, un problema; se negli Stati Uniti da una parte la destra estrema (Tea Party) che smuove più voti è ultraliberista, conservatrice e fortemente legata al diritto religioso alle fondamenta della storia americana, qui in Europa per le scuole di pensiero, anche se molteplici, piene di sfumature di significato e non sull’onda di un’unica corrente politica, ma su molte di più, il problema resta che l’Atlante randiano è applicato, svolge una funzione concreta di dissoluzione delle entità proprie del mondo, tradizioni popolari, peculiarità locali e si comporta – verghianamente – come la fiumana del progresso che tutto porta via.

Lo spauracchio del fascismo è dunque un esteriore pericolo, un sintomo evidente nel mondo del visibile, ma non la causa. Il nostro grande problema resta ed è che ciò che il Compagno (consentitemi quest’appellativo) Orwell vedeva ed accusava nel mondo dei totalitarismi fra la guerra civile spagnola e la II guerra mondiale valeva anche per le liberal-democrazie ed una lettura comparata di 1984 assieme a La Rivolta di Atlante ci consente di capire il passaggio successivo a cui ora noi ci ritroviamo. Le multinazionali, grazie alla Reaganomics e Thacheromics, si sono liberate delle regolamentazioni nazionali dopo aver scalzato il Novecento comunista ed ora vogliono la miniarchia particolaristica (che sostengono economicamente in funzione del divide et impera) nei regnuncoli nazionali, ma il feudalesimo trincerato e verticistico per il sovranazionale, proprio perché entro le mura delle banche e degli uffici vi sono gerarchie di economisti sacerdotali, dirigenti chierichetti e stuoli di sudditi impiegati a fare da funzionari allo ‘Mperator ‘Mprenditore, per mutuare (o storpiare) il lessico monicelliano de “L’armata Brancaleone“.

Vi vogliamo lasciare alla vostra speculazione successiva alla lettura con questa oscenità imbellettata.

1 dal ted., termine nietzscheano, “volontà di potenza”, affermazione di sé sopra ogni cosa, persino sopra la vita;

2 Il miniarchismo è una delle correnti del Liberalismo che si concentra sopra la concezione di “stato minimo”, ovvero di stato liberale senza potere economico. In questo caso, però, Ayn Rand si concentra su tale stato perché considera, come Max Stirner, ogni ideologia una forma superstiziosa. Affermiamo ciò in base all’asserto randiano “Ogni dittatore è un mistico ed ogni mistico è un potenziale dittatore”; portiamo in allegato questa critica pubblicata sul The New American per dimostrarvi questa concezione sia giusta: “The whole of John Galt’s screed — and, by extension, of Rand’s objectivist philosophy — is a diatribe against “mystics” both spiritual and secular, whose avowed aim is tyranny over the human spirit: 

Every dictator is a mystic, and every mystic is a potential dictator. A mystic craves obedience from men, not their agreement. He wants them to surrender their consciousness to his assertions, his edicts, his wishes, his whims — as his consciousness is surrendered to theirs. He wants to deal with men by means of faith and force — he finds no satisfaction in their consent if he must earn it by means of facts and reason…. His lust is to command, not to convince…. What he seeks is power over reality and over men’s means of perceiving it.”

Traduzione: “L’intero sermone [politico, si riferisce all’ultima parte del libro, la terza, in cui John Galt parla alla radio lungamente] di John Galt —e di conseguenza della filosofia oggettivista di Ayn Rand— è una diatriba contro il misticismo sia spirituale [la teologia antidialettica ed intelletualistica, nata nel Medioevo da Pier Damiani e Meister Eckhart] che politica, di cui è risaputo che il fine sia la tirannia sullo spirito umano:

Ogni dittatore è un mistico ed ogni mistico è un potenziale dittatore. Un mistico brama l’obbedienza [la venerabilità] degli uomini, non il loro consenso. Egli vuole che loro si arrendano [con] le loro coscienze alle sue affermazioni, ai suoi editti, ai suoi desii, ai suoi capricci —dacché la sua coscienza è sottomessa a quelle loro. Egli vuole trattare con gli uomini coi mezzi della fede e della forza—. Non trova soddisfazione nel loro consenso se deve guadagnarselo per mezzo dei fatti [dato positivo] e della ragione… La sua più ardente brama è comandare, non convincere! Ciò ch’egli cerca è il potere sovra[stante] la realtà e la percezione degli uomini di essa.”

GIANMARCO MEREU

11 aprile 2017

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Filosofia

Classe 1997, studente di Filosofia a Macerata, vengo dalle rigogliose colline chietine di Orsogna, nell'Abruzzo fra monti e mare e sono di origine sia sarda che sicula. Amo la Filosofia, ma non disdegno l'irrazionalità. In questo momento sono alla ricerca di un sistema di pensiero che coniughi il Comunismo, il sentimento e la "Sarditudine". A chi mi chiede una definizione di me, replico: "Io nacqui esule in flemma di pace, guardo le cose da lontano con ripudio e nostalgia, mi basta la bilancia dell'animo per raggiungere la Giustizia, ma tu che sei nella terra natìa, guardi come ogni italiano il mondo con provincialità".
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