Lettera aperta ad Ivano Marescotti

L’attore Ivano Marescotti, da sempre impegnato a sinistra, dichiaratamente comunista, ha scritto ieri su Facebook manifestando il suo disagio nel non trovare a sinistra un soggetto politico che lo...
Ivano Marescotti

L’attore Ivano Marescotti, da sempre impegnato a sinistra, dichiaratamente comunista, ha scritto ieri su Facebook manifestando il suo disagio nel non trovare a sinistra un soggetto politico che lo possa rappresentare ed esprimendosi in favore di un voto “tattico” per il Movimento 5 Stelle.
Le sue argomentazioni mi hanno suggerito questa risposta…


Caro Marescotti, apprezzo anzitutto che rimani comunista. E’ già qualcosa in questo inizio di secolo dove la morte delle ideologie è un valore e la trasversalità delle posizioni politiche è una virtù della necessità di piacere tanto a destra quanto a sinistra.
Io non credo che una necessità tattica prenda valore se ci si allontana da una idea di società attraverso un voto.Il contrario. Senza una strategia, la tattica è un posizionamento sterile, un guardarsi addosso con la desolazione del deserto che ci è limitrofo in tema di proposta sociale, di riconfigurazione di una sinistra anticapitalista vera che può esistere soltanto se si rialfabetizza un intero popolo che s’è smarrito nella rabbia dell’hic et nunc, che ha ceduto alla protesta senza la proposta.
Un popolo deluso. Un popolo privo di punti di riferimento. Con tanti errori commessi anche dai comunisti.
Ma non si può votare a destra o votare comunque una proposta antitetica ai propri valori soltanto perché non si individua il meno peggio, quindi qualche forza politica che – in un certo qual modo – ci rappresenti.
Si vota perché si partecipa ad un consesso democratico di delega e la delega non può essere ispirata ad altro se non alla propria coscienza.
E la coscienza individuale è come una “piccola Costituzione”, un luogo dell’animo dove dovrebbero essere coltivate le azioni quotidiane volte a migliorare la qualità della vita e ad allontanarsi sempre più da un regime di sopravvivenza.
Ecco, io credo che il voto non possa essere una scelta meramente tattica, fatta per disperazione. Il voto disperato è un vuoto pneumatico. E’ una frustrazione che ci parla comunque del disastro dei tempi che viviamo in termini di adesione dei cittadini ad un nuovo patto comune fondato sulla solidarietà sociale, su un nuovo egualitarismo che non è un non luogo della politica perché può essere un luogo di rinascimento individuale e collettivo, reale e concreto, nascente da una consapevolezza dell’ingiustizia che il capitalismo ogni giorno continua a produrre per milioni e milioni di esseri viventi. Siano essi umani o animali, ed anche vegetali.
Per questo un comunista ha e deve avere sempre una scelta: io l’ho fatta nel non abbandonare questa lotta nel momento in cui tutto sembra rovinare a terra, annichilirsi e distruggersi sotto i colpi di una sfiducia che va controvertita. E se non lo facciamo noi comunisti, nessuno lo farà per noi e per quel popolo che vogliamo rimettere in sintonia con concetti che esprimano bene la situazione di disagio in cui sovente ci si trova.
Precarietà, disoccupazione, disperazione sociale non possono essere la base di crescita delle destre e di presunte nuove sinistre moderate che guardano poi alla ricostruzione del centrosinistra.
Caro Ivano, tra le tue tante interpretazioni attoriali, io ricordo bene una serie televisiva con Neri Marcorè e Giorgio Pasotti: “E poi c’è Filippo“. Lì interpretavi Cesare Manera, il padre ricchissimo di Filippo, di questo ragazzone di quarantanni con la sindrome di Asperger.
Quell’uomo ricco, quel capitalista alla fine comprendeva dal figlio mai conosciuto prima che c’era una umanità tutta da scoprire proprio dalla fragilità apparente di un uomo indifeso, debole, tutto da proteggere.
Ecco, non sempre ciò che è debole e indifeso, come siamo noi comunisti oggi, è rassegnato: spesso apprezza di più la vita e le difficoltà che ci mette davanti perché si rende conto della giustezza della propria lotta, di tante ragioni che abbiamo messo davanti agli occhi e dentro le orecchie di generazioni che sono state sedotte dal mercato, dal consumismo, dalla facilità di conquiste che sono poi solo apparenti.
Noi siamo un po’ come Filippo. Che sa fare conti incredibili, che vede ciò che altri non vedono o fingono di non vedere.
Proviamo a rivedere insieme ciò che molti non scorgono più?

(m.s.)

10 gennaio 2018

foto tratta dalla pagina Facebook di Ivano Marescotti

categorie
Dibattiti
nessun commento

lascia un commento

*

*

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.









altri articoli

  • Ricomincio da tre

    Care e compagne e cari compagni il mio contributo al dibattito è tutto teso a preservare (se possibile) l’unità del Partito, nell’ambito dell’avventura di PAP, andando nella direzione di...
  • Da dove ricominciare a sinistra

    Nel disastro generale della sinistra moderata e radicale in Italia spiccano rare eccezioni di controtendenza. Ci si aspetterebbe allora che fossero oggetto privilegiato di attenta analisi per acquisire e...
  • Non servono formule da mercato politico

    Ci si attarda a girare tra le macerie del terremoto elettorale quando andrebbero fatte scelte coraggiose che la realtà impone. Si cercherà di rimandare, ricomincerà il balletto delle nuove...
  • Luigi De Magistris e l’ostracismo dei fascisti moderni

    Dal giorno in cui è nato questo sciagurato governo, quella che si combatte nel nostro Paese non è, come ci vogliono far credere, una battaglia sull’immigrazione contro l’Unione Europea...