La ministra Pinotti fa un altro autogoal

Sentire parlare la ministra Roberta Pinotti di servizio civile (obbligatorio), dopo che ha aumentato le spese militari dell’11% (come dice il Sipri), ha legittimato la vendita di armi all’Arabia...

Sentire parlare la ministra Roberta Pinotti di servizio civile (obbligatorio), dopo che ha aumentato le spese militari dell’11% (come dice il Sipri), ha legittimato la vendita di armi all’Arabia Saudita, ha difeso a spada tratta gli F35 e non ha mai voluto incontrare in tre anni le organizzazioni della pace, fa un certo effetto. Si è forse (ri)convertita? È tornata ai suoi ideali di poco meno di 20 anni fa, quando faceva le marce pacifiste e manifestava contro il G8 a Genova?

Qualcuno ci aveva ingenuamente sperato, ma niente di tutto questo è accaduto. Anche perché in realtà non si capisce se domenica scorsa la ministra della Difesa abbia parlato proprio e solo di servizio civile, quando ha evocato nello stesso tempo il ritorno della «leva obbligatoria» (come richiesto anche da Matteo Salvini), ammettendo la possibilità (cioè la scelta) di fare i «volontari nella difesa».

Nel meta linguaggio della ministra c’è il pensiero recondito e inconfessato di un regime opzionale: a 18 anni i ragazzi scelgano obbligatoriamente se fare il servizio civile o il servizio militare.

Nel secondo caso possono fare i «volontari nella difesa», oppure assolvere i compiti di protezione civile nelle Forze Armate. Infatti il capo di Stato Maggiore Claudio Graziano ha giudicato la proposta della ministra «molto utile» e ha sottolineato la possibilità di integrare così «delle forze a disposizione per la pubblica utilità, per la protezione civile». E non solo per la protezione civile: magari un domani anche per affiancare i militari nelle missioni di guerra in Afghanistan o per andare a gestire i centri di detenzione in Libia sostenuti dal governo italiano.

Comunque, che la sua uscita sia improvvida è testimoniato da un ruvido tweet del sottosegretario Luigi Bobba ( ha la delega al servizio civile), che recita: «Il servizio civile deve restare volontario. Via dell’obbligo invocata da destra e sinistra è scorciatoia». Mai smentita fu più netta.

E poi c’è la dichiarazione della Conferenza nazionale degli enti del servizio civile che si dichiara ironicamente «grata» ad una ministra per avere scoperto il tema del servizio civile, senza ricordarsi (o sapere) che il Parlamento ha da poco varato la riforma del Terzo settore, che introduce il servizio civile universale, anche se ancora non riesce a decollare.

Infatti c’è la questione dei soldi. Come si sa, già abbiamo ogni anno difficoltà a trovare nella legge di bilancio 300 milioni per finanziare il servizio civile attuale (60 mila giovani). Arrivare a 500 milioni per il servizio civile universale (ma volontario) nel 2018 sembra proibitivo. Trovare poi addirittura 2 di miliardi di euro per finanziare il servizio civile obbligatorio di 400 mila giovani sembra veramente una missione impossibile.

Oddio, per la ministra della difesa niente è impossibile, visto che riuscirà a farci spendere 15 miliardi per gli F35 e a far lievitare di 2 miliardi la spesa militare (per fare contento Trump).

Potrebbe magari decidere di tagliare un po’ di cacciabombardieri e finanziare in questo modo il servizio civile, ma state sicuri che non ci sorprenderà. Ci ha già sorpresi in altro modo disattendendo la volontà del Parlamento sulla riduzione della spesa degli F35, evocando la possibilità di mandare 5 mila soldati in Libia, non rispettando la legge 185 nel trasferimento delle armi all’Arabia Saudita. È già abbastanza.

Comunque tutto questo interesse dei militari e della ministra per il servizio civile puzza lontano un miglio.

Non è un caso che nei giorni scorsi, nei decreti attuativi della legge delega sul Terzo settore, i corpi della Croce Rossa italiana – violando i principi di imparzialità e di neutralità del diritto umanitario internazionale – siano stati posti sotto la tutela del ministero della Difesa, suscitando aspre proteste, facendo gridare allo scandalo le organizzazioni non governative e le agenzie umanitarie internazionali.

Ora forse il ministero della Difesa vuole mettere le mani sul servizio civile o farne uno di derivazione militare, obbediente e gerarchico, «sull’attenti».

Don Lorenzo Milani si rivolta nella tomba. Di tutto questo non abbiamo bisogno: di qualche F35 in meno per finanziare il servizio civile, invece sì.

GIULIO MARCON

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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Politica e società
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