Kurt Gerron. Vittima dell’orrore nazista

Attore e regista ebreo venne obbligato a girare un film per il regime nel campo di concentramento in cui era imprigionato

L’avvento del Nazismo pose fine ad una grandiosa, e probabilmente irripetibile, stagione del cinema tedesco. La libera espressione, le sperimentazioni, l’arte non avevano più cittadinanza nella Germania di Hitler. Alcuni artisti aderirono colpevolmente al regime come Emil Jannings e Werner Krauss, ma un’intera generazione di registi, attori e sceneggiatori fu costretta a fuggire all’estero, come ad esempio Fritz Lang e Marlene Dietrich. Altri, invece, trovarono la morte.

John Gottowt, il professor Bulwer in Nosferatu, fu ucciso da un ufficiale della SS

L’attore John Gottowt (Lemberg, 15 giugno 1881 – Wieliczka, 27 agosto 1942) che recitò, tra gli altri, in Der Student von Prag (Lo studente di Praga, 1913) di Stellan Rye, in Nosferatu, eine Symphonie des Grauens (Nosferatu, 1922) di Friedrich Wilhelm Murnau e in Das Wachsfigurenkabinett (Il gabinetto delle figure di cera, 1924) di Paul Leni, ironia della sorte al fianco del futuro nazista Jannings, nel 1933 venne segnalato dalle autorità come ebreo, lasciò la Germania per rifugiarsi prima in Danimarca poi a Cracovia. Venne ucciso a sangue freddo da un ufficiale delle SS a Wieliczka, cittadina a sud della Polonia. Non meno violenta la sorte dell’attore Kurt Gerron, all’anagrafe Kurt Gerson.

Gerron nacque a Berlino l’11 maggio 1897 da una famiglia ebrea della media borghesia. Durante la Prima guerra mondiale si arruolò volontario, ma dopo essere stato ferito in un combattimento, venne esonerato e decorato con la croce di ferro di seconda classe. Passò gli anni seguenti a studiare medicina e in virtù di questa tornò al fronte come medico negli ultimi mesi del conflitto.

Nel 1920 abbandonò la professione medica per dedicarsi alla recitazione prima nei cabaret, quindi in teatro, dove diede in meglio di se ne “L’opera da tre soldi” di Bertolt Brecht (indimenticabile “La ballata di Mackie Messer” nella scena d’apertura), ed infine al cinema. Gerron aveva già debuttato sul grande schermo nel 1914 nel film Fräulein Puppe – Meine Frau diretto da Danny Kaden (regista polacco ucciso dalle SS nel ghetto di Varsavia), ma negli anni venti, pur non ottenendo mai parti di primo attore, divenne uno dei volti più popolari della cinematografia tedesca. Un attore corpulento spesso chiamato ad interpretare ricchi ciccioni, furfanti o farabutti. Nel 1925 divenne uno scaricatore di porto nel film Varieté di Ewald André Dupont (1925) che racconta la storia del boss Stephan Huller interpretato da Emil Jannings. Gerron lavorava ad un ritmo frenetico, nel 1927 recitò in 27 film, ricevendo critiche entusiastiche. Nel 1929 un altro grande successo con Die weiße Hölle vom Piz Palü (La tragedia di Pizzo Palù) diretto da Arnold Fanck e Georg Wilhelm Pabst, uno dei migliori film di montagna in cui Gerron diede il volto all’ospite della locanda.

Kurt Gerron e Marlene Dietrich ne L’angelo azzurro

Entrò a far parte dell’élite artistica del Paese. Nel 1930 divenne l’illusionista Kiepert in Der blaue Engel (L’angelo azzurro) l’unico film tedesco diretto da Josef von Sternberg che racconta il tormentato e umiliante amore del professor Immanuel Rath (Emil Jannings) per la bella e conturbante Lola Lola (Marlene Dietrich). Nella pellicola Gerron raggiunse il vertice della carriera di attore con un’interpretazione magistrale.

Ma tutto questo a Kurt non bastava. Voleva cimentarsi dietro la macchina da presa, dove pensava di poter dare il meglio di se. I suoi film, benché mediocri, ottennero grandi successi di pubblico, da segnalare Es wird schon wieder besser (Tutto andrà bene, 1932).

Il Nazismo era alle porte. Negli studi della UFA, la società che guidava l’industria cinematografica tedesca, si aggiravano le spie naziste e sempre più frequentemente le SS irrompevano sui set per far cantare l’inno nazista. Troppo incentrato su di se e sul cinema, anche Gerron cantava. Ma dopo il primo aprile 1933, quando venne avviata la campagna di boicottaggio delle attività ebraiche, non cantò più. Venne cacciato dal set di Kind, ich freu’ mich auf Dein Kommen (1933) che vedeva protagonista Magda Schneider (madre di Romy Schneider), il film venne ultimato dal regista ariano Erich von Neusser.

L’angelo azzurro in cui recitarono: Kurt Gerron ebreo ucciso campo di concentramento di Auschwitz, Marlene Dietrich profondamente anti nazista e il futuro nazista Emil Jannings

Carriera e vita di Gerron rovinate. Fu costretto a lasciare Berlino. Emigrò a Parigi dove riuscì a realizzare alcune pellicole, Une femme au volant (Una donna al volante, 1933) e Incognito (Il principe scomparso, 1934). Nonostante le difficoltà economiche Kurt aiutò l’amico Peter Lorre, attore anch’egli esiliato, a raggiungere Hollywood. Così fecero anche altri colleghi, ma Gerron rimase in Europa convinto che il Nazismo non sarebbe durato. Sbagliava.

Dopo un film a Vienna (Bretter, die die Welt bedeuten, 1934), Gerron e famiglia si trasferirono in Olanda. Ad Amsterdan il regista realizzò Het mysterie van de Mondscheinsonate (1935) e Merijntje Gijzens Jeugd (1937). Quindi una nuova occasione di andare negli Stati Uniti. Josef von Sternberg, che lo aveva diretto in Der blaue Engel, gli offrì l’opportunità di girare un film a Hollywood, ma Gerron rifiutò poiché impegnato nella realizzazione di I tre desideri una coproduzione italo-loandese al fianco di Giorgio Ferroni.

Anche Peter Lorre tentò far trasferire l’amico negli Stati Uniti trovandogli un lavoro a Hollywood. La produzione era perfino disponibile a pagare il viaggio, ma Gerron pretese la prima classe e l’accordo saltò. Egocentrico, vanitoso e altezzoso.

Kurt Gerron, a destra, sul set del film Merijntje Gijzens Jeugd

Sempre più solo Gerron trovò lavoro solo nella pubblicità della KLM, ma le proteste nazionaliste che vedevano gli ebrei accusati di rubare il lavoro agli olandesi (corsi e ricorsi storici…) fecero fare un passo indietro alla compagnia di bandiera dei Paesi Bassi. L’artista tentò di riprendere contatti con gli amici emigrati negli USA, ma era troppo tardi.

Nel maggio del 1940 la Germania nazista invase l’Olanda, cogliendo Gerron una volta di più disattento agli eventi. Incurante di tutto tornò al cabaret, a Scheveningen, zona a nord della città di L’Aia quindi di nuovo ad Amsterdam, ma la propaganda di Joseph Goebbels aveva colto nel segno. Le scene in cui Gerron recitava in Die weiße Hölle vom Piz Palü (La tragedia di Pizzo Palù) vennero distrutte. Non solo: diverse immagini di repertorio dell’attore, insieme a quelle dell’amico Peter Lorre, vennero inserite nel film Der ewige Jude (L’ebreo errante o L’eterno ebreo, 1940) del regista Fritz Hippler aumentando l’odio e l’ostilità verso gli ebrei. Il 20 gennaio del 1942, Reinhard Heydrich pianificò la carneficina degli ebrei dando vita alla soluzione finale della questione ebraica (Endlösung der Judenfrage).

Kurt Gerron inserito, suo malgrado, nel film di propaganda nazista L’ebreo errante

Nell’autunno del 1943 Kurt Gerron venne arrestato e deportato, insieme alla moglie, nel campo di smistamento di Westerbork, quindi il 26 febbraio 1944 internato nel Campo di concentramento di Theresienstadt, un prodotto allucinante della follia nazista che “ospitava” intellettuali ebrei, artisti, pittori, scrittori, musicisti, la cui scomparsa avrebbe destato più di un sospetto nella comunità internazionale. Nella realtà Theresienstadt era una struttura di internamento e deportazione che smistava i prigionieri da indirizzare soprattutto ai campi di sterminio di Treblinka ed Auschwitz.

Gerron, anche in virtù della decorazione ottenuta durante la Prima guerra mondiale, venne considerato un “ebreo utile” e, facendo leva sulle velleità artistiche di un ufficiale, fece allestire un palco e nel campo di concentramento e riuscì anche a scrivere il noto spettacolo di cabaret “Karoussel”.

Kurt Gerron internato nel Campo di concentramento di Theresienstadt

Ma la comunità internazionale divenne, seppur tardivamente, sempre più sospettosa. Nel giugno del 1944 il Governo danese, chiese notizie sul destino degli ebrei catturati a Copenaghen e riuscì ad far invitare al campo i rappresentanti della Croce Rossa internazionale. Ma, prima della visita, i nazisti ridisegnarono Theresienstadt: tutto venne riverniciato, furono costruiti finti negozi e falsi locali, infine, per nascondere la sovrappopolazione e gli effetti della malnutrizione, furono deportati e uccisi 7803 ebrei. La Croce Rossa venne così ingannata.

Ma la follia nazista andò oltre e i gerarchi pensarono che se erano riusciti ad ingannare la CRI, potevano ingannare il mondo intero. Rispolverarono così un vecchio progetto: fare un film a Theresienstadt. Anni prima nel campo avevano organizzato, tra i prigionieri ebrei, un concorso per il miglior copione. La prigioniera Irena Dodalová, attrice teatrale, si era classificata prima e senza esperienza alla regia era stata chiamata a dirigere la pellicola, ma il materiale venne distrutto poiché mostrava la vera vita degli ebrei.

Terezin: Un documentario sul reinsediamento degli ebrei

Fu così che Kurt Gerron venne convocato dal capo del campo che gli impose di dirigere il nuovo film in cambio della vita. L’artista, sentito il “consiglio degli anziani” di Theresienstadt, e con la voglia di tornare dopo sette anni dietro la macchina da presa, accettò. Ebreo e prigioniero costretto col suo film a negare l’orrore, a girare una grottesca e vergognosa menzogna. Nell’agosto del 1944 il regista iniziò a lavorare al nuovo film di propaganda dal titolo Der Führer Schenkt den Juden eine Stadt (Il Führer dona una città agli ebrei) meglio noto come Theresienstadt. Ein Dokumentarfilm aus dem jüdischen Siedlungsgebiet (Terezin: Un documentario sul reinsediamento degli ebrei).

Maniacale come sempre, il regista diresse i prigionieri del campo attirandosi l’antipatia di chi viveva nelle sue stesse condizioni anche se sottolineò: “Come regista posso dirigere una scena, ma non posso cancellare l’orrore dagli occhi della gente”. Il 12 settembre 1944 il film, destinato ai paesi neutrali, fu terminato, ma non vide mai la luce e le bobine originali andarono perdute. Ne sopravvissero solo pochi frammenti inseriti in alcuni cinegiornali dell’epoca, per un totale di 23 minuti.

Kurt Gerron, attore e regista tra i più noti degli anni venti, venne ucciso ad Auschwitz

Nelle quattro settimane successive da Theresienstadt partirono dieci treni con un carico di 17000 persone. Gerron sperava che “il patto col diavolo” venisse rispettato. Sbagliava. Il 28 ottobre 1944 dal campo partì l’undicesimo e ultimo treno. Kurt e la moglie salirono. Vennero trasferiti ad Auschwitz dove furono subito uccisi in una camera a gas, il giorno prima che Heinrich Himmler decretasse la chiusura degli impianti. Con lui vennero uccise anche tutte le comparse che avevano preso parte al documentario. Una sopravvissuta ricordò: “Salì come un re su quel vagone. Non si scompose. Non supplicò. Se ne andò come un re”. Altezzoso come sempre.

A Gerron furono dedicati i documentari Kurt Gerrons Karussell (1999) di Ilona Ziok e Prisoner of Paradise (Prigioniero del paradiso, 2002) diretto da Malcolm Clarke e Stuart Sender candidato all’Oscar. Un artista talentuoso, testardo e vanitoso ucciso dalla follia nazista.

MARCO RAVERA

redazionale


Bibliografia
“Da Caligari a Hitler. Storia psicologica del cinema tedesco” di Siegfried Kracauer – Lindau
“Il Mereghetti. Dizionario dei film 2017” di Paolo Mereghetti – Baldini & Castoldi

Immagini tratte da
Immagine in evidenza Screenshot dei film Prigioniero del paradiso e L’angelo azzurro, foto 1 Screenshot dal film Nosferatu, foto 2, 3 Screenshot dal film L’angelo azzurro, foto 4 da www.members.home.nl, foto 5 Screenshot del film L’ebreo errante, foto 6, 7, 8 Screenshot del film Prigioniero del paradiso

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Corso Cinema
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