In ricordo di Valerio Verbano, un antifascista

Incontro Teresa alla solita fermata dell’autobus. Ragazza solare, una delle tante ragazze di Calabria trasferitasi a Roma perché i genitori cercavano un futuro diverso. Ma quell’incontro è diverso. Teresa...
Valerio Verbano

Incontro Teresa alla solita fermata dell’autobus. Ragazza solare, una delle tante ragazze di Calabria trasferitasi a Roma perché i genitori cercavano un futuro diverso. Ma quell’incontro è diverso. Teresa piange, è terrorizzata, lo dice in un sussurro “hanno ammazzato Valerio”.

La notizia circola velocemente a S. Lorenzo e si propaga nei quartieri fra la Nomentana e la Tiburtina in cui in tanti conoscevamo questo ragazzo dall’aria spesso arrabbiata, che sembrava molto più grande di noi. Era il 22 febbraio 1980 primo pomeriggio, Valerio era stato ammazzato due o tre ore prima ma vicende del genere non avevano bisogno dei social o degli i phone per far riempire le piazze.

E già il giorno dopo un lungo corteo degli studenti universitari, ma con loro tanti studenti medi, riempiva P.zza del Verano e da lì partiva verso le vie dei quartieri ambientati dagli studenti, in cui più forte era la presenza della destra. Accadono incidenti, c’è rabbia e dolore anche per le modalità con cui Valerio è stato ucciso e che superano ogni orrore. I due killer avevano suonato nella casa in cui viveva con i genitori spacciandosi per amici, erano entrati per aspettarlo poi li avevano legati al letto attendendo.

Non sono state ancora mai ben chiarite le modalità di quella che ci apparve una vera e propria esecuzione, dalle prime ricostruzioni sembra che sia stato immobilizzato e ucciso davanti ai genitori. Tre giorni dopo i funerali, con l’ANPI, i genitori e i suoi compagni, eravamo tantissimi. Un funerale laico celebrato nel giorno in cui ricorreva il suo compleanno e che immediatamente, nonostante il freddo e la tensione, si trasformò in un corteo. Venimmo caricati più volte e in maniera brutale, ci toccò fuggire fra le tombe del cimitero del Verano mentre i lacrimogeni volavano ad altezza d’uomo. In molti vedemmo dalla palazzina del commissariato di S. Lorenzo, un uomo, divisa puntare il fucile sulla folla e sparare, fu un miracolo, mentre ci disperdevamo che nessuno fosse rimasto colpito.

Le scaramucce durarono fino a tarda sera: da una parte tanti ragazzi e ragazze, giovanissimi, che tentavano di trovare una via di fuga, dall’altra agenti di polizia e squadracce fasciste del quartiere di P.zza Bologna, che cercavano di trovarci isolati. Le circostanze della morte di Valerio ad oggi non sono mai state chiarite. C’è stato chi ha provato – inutilmente – a cercare i colpevoli nelle file della sinistra radicale, in quei collettivi di Autonomia Operaia in cui entrambi ci riconoscevamo.

Ma più di una rivendicazione giunse dal mondo di quella destra che oggi viene risdoganata. I Nuclei Armati Rivoluzionari, generati da quel sedicente “spontaneismo armato” della destra che non si riconoscevano più nel MSI ma che trovavano nella allora molto presente a Roma, Terza Posizione, il loro punto di riferimento.

Quella Terza Posizione di cui l’attuale leader di Forza Nuova Roberto Fiore rivendica oggi, orgogliosamente il passato. Di fatto Valerio Verbano non ha ancora avuto giustizia. Chi indagava sulla sua morte ha avuto a che fare con il gotha della destra romana, con collaboratori di giustizia che da un momento all’altro ritrattavano, con tentativi di depistaggio messi in atto anche dalle stesse forze dell’ordine. Per anni si parlò di un lavoro che Valerio stava conducendo in maniera isolata, un dossier che comprovava i legami fra la destra neofascista e il traffico di droghe pesanti nel quartiere Talenti – Monte Sacro.

Il dossier che era sparito, sequestrato nella sua abitazione a due mesi dall’omicidio, venne ritrovato in un archivio dei carabinieri. Si tratta di una parte del materiale sequestrato nell’abitazione di Valerio, prima scomparso dall’ufficio corpi di reato del tribunale di Roma, poi ritrasmesso in copia fotostatica dalla digos al giudice che indagava sul suo omicidio, infine definitivamente inviato al macero nel 1987. Quasi 400 pagine, tra cui l’agenda rossa del 1977 e la rubrica con i nomi dei militanti neofascisti. Carla (Rina) Verbano ha continuato fino a quando era in vita a cercare giustizia e chiese allora copia del dossier alla procura ma gli venne negato.

Poi una restituzione parziale del materiale fino a quando, nel febbraio 2011 il dossier riappare. Mancano però ancora tanti indirizzi, molto probabilmente di quegli squadristi – alcuni volti noti altri rimasti nell’ombra – schedati con questo lavoro di controinformazione, alcuni molto probabilmente al soldo degli stessi Servizi. Oggi Rina non c’è più e dal 2001 è stato anche chiuso il Centro di Documentazione a lui intestato in cui si raccoglieva gran parte della produzione della sinistra antagonista non solo italiana.

Ma ancora oggi, ogni 22 febbraio, tante e tanti, che allora non erano neanche nati, si ritrovano davanti alla lapide che lo ricorda, a ritrovarsi nella rabbia e nel dolore per un compagno perso. In questi anni, la riapertura in pompa magna delle organizzazioni neofasciste con nomi diversi ma con gli stessi volti di allora. Vanno in tv e si presentano alle elezioni impunemente e forse qualcuno di loro conosce anche la verità su una morte che non dimenticheremo.

STEFANO GALIENI

da rifondazione.it

foto tratta da Osservatorio repressione.info

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Antifascismo
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