In Italia i salari sempre più bassi, le tasse sul lavoro alte

Rapporto Ocse. Fracassi (Cgil): retribuzioni vanno alzate, di «cuneo» si parla solo per favorire imprese

Un rapporto dell’Ocse – l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che raggruppa i 35 paesi più «sviluppati» del pianeta – segnala che l’Italia è al terzo posto per il peso del cuneo fiscale sul costo del lavoro. Il cuneo fiscale, tecnicamente, è la somma delle imposte dirette, indirette e previdenziali, a carico sia del datore di lavoro che del lavoratore. In questo contesto, secondo la classifica del rapporto Taxing Wages, lo scorso anno le tasse e i contributi sociali ammontavano nel nostro paese al 47,7 per cento nel caso di un lavoratore single, contro la media Ocse del 35,9 per cento. Per una famiglia di quattro persone, con un unico percettore dei reddito, il cuneo fiscale è invece del 38,6 per cento, contro la media Ocse del 26,1.
Nel rapporto si segnala peraltro che, dal 2000 ad oggi, in Italia il cuneo fiscale è rimasto sostanzialmente stabile, aumentando seppur lievemente per i lavoratori single, e diminuendo altrettanto lievemente per i nuclei familiari con due figli ed un unico percettore di reddito. Famiglie che possono beneficiare delle agevolazioni per i figli a carico. L’Ocse sottolinea quindi che, oltre che in Italia, il cuneo fiscale è, per i single senza figli, superiore al 45 per cento anche in Austria, Belgio (dove arriva al 53,7 per cento), Francia, Germania e Ungheria. Mentre è al 20 per cento, o anche più basso, in Cile, Messico e Nuova Zelanda.
Insomma tasse, contributi sociali e oneri vari pesano sulla buste paga. «La pressione tributaria sul lavoro va ridotta – tira le somme Gianna Fracassi, segretaria confederale Cgil – a partire da un aumento delle detrazioni per i lavoratori, utile per rilanciare i consumi e sostenere la domanda interna». Ma il vero problema che emerge dai dati Ocse, continua Fracassi, «è che l’Italia è diciassettesima per livello del costo del lavoro, e diciannovesima per livello della retribuzione». Quindi, per la Cgil, «bisogna smetterla di parlare di cuneo fiscale in ragione della competizione sul costo del lavoro. Occorre, invece, aumentare le retribuzioni e, in generale, i redditi da lavoro, cominciando col migliorare la qualità, i diritti e le tutele di tutti coloro che non hanno abbastanza reddito per essere considerati ‘dignitosi’. Così facendo aumenterà anche la qualità del sistema produttivo».
L’Ocse infatti ha calcolato anche il salario medio lordo, che in Italia è di 35.483 euro l’anno per ogni lavoratore single senza figli, tenendo conto sia delle tasse sul reddito, sia dei contributi sociali. Si tratta appunto del diciannovesimo salario lordo più alto tra i 35 paesi Ocse. Su questo salario lordo la tassazione in Italia è del 31,1 per cento, di cui il 21,6 per cento è legata alla tassazione sul reddito, e il 9,5 per cento ai contributi sociali pagati dai lavoratori.
Nella speciale classifica della tassazione, i paesi più tartassati sono il Belgio e la Germania, in cui tasse sul reddito e contributi pagati dai lavoratori pesano rispettivamente il 40,5 per cento e il 39,9. Mentre quelli in cui il peso di tasse e contributi è sopra al 31 per cento, oltre a Italia, Germania e Belgio, sono Lussemburgo, Danimarca, Austria, Slovenia e Ungheria.
Dal rapporto emerge inoltre che il costo del lavoro in Italia è di oltre 46mila euro per ogni singolo lavoratore, sopra la media dell’area Ocse (41mila euro), appunto al diciassettesimo posto tra i 35 paesi più avanzati. In questa particolare classifica il paese al primo posto per il costo del lavoro più alto è la Germania con 62.188 euro, seguito dalla Svizzera con 61.657 euro, dal Belgio con 61.636 euro, e dall’Austria con 69.648 euro. La Francia è ottava con 53.531 euro, il Giappone è undicesimo con 49.975 euro, la Gran Bretagna tredicesima con 49.342 euro, e gli Usa sedicesimi, subito prima dell’Italia, con 47.039 euro. All’ultimo posto c’è il Messico, con 11.642 euro.

RICCARDO CHIARI

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

categorie
Economia e societàMondo lavoro
nessun commento

lascia un commento

*

*



altri articoli