I grillini con il mal di pancia si accodano alla Lega

La visita di Fico a San Ferdinando. Il presidente della camera non si sbilancia. E alla fine: il fatto che la Spagna abbia accettato l’idea di una solidarietà più collettiva nel Mediterraneo è un dato importante

«Da oggi l’immigrazione non è più un business su cui lucrano scafisti e professionisti dell’accoglienza», dice Luigi Di Maio salutando le grandi manovre del governo giallo-verde nel mar Mediterraneo. La retorica della nazione vessata che alza la voce e ottiene finalmente di farsi sentire in Europa cementa, almeno pubblicamente, la coalizione e trascina il consenso dei sostenitori. Il giorno prima c’erano state le firme congiunte dei due ministri, Danilo Toninelli e Matteo Salvini, che avevano sancito il blocco dei porti italiani per la nave Aquarius. Si tratta della stessa imbarcazione sulla quale soltanto un paio di settimane fa era nato un bambino, evento che era stato salutato con un tweet dal presidente della camera Roberto Fico. Il caso ha voluto che proprio ieri Fico si trovasse alla baraccopoli di San Ferdinando, dove viveva il sindacalista maliano Soumayla Sacko, per una visita programmata da qualche giorno, che già aveva assunto un significato politico nella dialettica interna ai grillini e dentro la maggioranza e che adesso si carica di nuovi, possibili, messaggi da inviare all’esecutivo. Ma Fico decide di non attaccare frontalmente. «Sto monitorando la situazione, sulla nave stanno tutti bene», si rassicura appena arrivato in Calabria. Poi, con parole che di poco si discostano dal refrain di Di Maio e Toninelli, saluta l’offerta di aiuto spagnola come segnale di apertura dell’Europa. «Il fatto che la Spagna – dice ancora Fico – abbia accettato l’idea di una solidarietà più collettiva nel Mediterraneo è un dato importante».

Tirano un sospiro di sollievo e ringraziano il governo Sanchez anche Laura Ferrara e Ignazio Corrao, due parlamentari europei che si sono occupati di migranti e accoglienza. Nelle ore più calde Ferrara riflette sul rifiuto italiano: «Il problema è che ci sono 600 persone, tra cui anche bambini e donne incinte, su una nave nel Mediterraneo in attesa di capire se qualche paese dell’Unione europea, culla dei diritti fondamentali, li accoglierà». «Il vero obiettivo è risolvere il problema alla radice evitando il più possibile la partenza delle imbarcazioni», dice invece il ministro Toninelli.

Al di là di sofferenze personali e aggiustamenti linguistici, i grillini inseguono Salvini e sanno che devono misurarsi con parole d’ordine e fantasmi che in questi anni hanno evocato. Dalla campagna contro i «taxi del mare» ingaggiata da Di Maio l’estate scorsa, il M5S ha contribuito a costruire un senso comune sul tema che si manifesta anche nelle ore convulse della crisi dell’Aquarium. Solo due giorni fa Di Maio continuava a trattare la questione epocale delle migrazioni come pura faccenda di corruzione, legata al «business» dell’accoglienza e alle mafie degli scafisti. Così, mentre i vertici grillini negano che la situazione sulla nave sia di «emergenza», presto smentiti dagli operatori di Medici senza frontiere, la senatrice Paola Nugnes diffonde una specie di decalogo che fa a pugni con la comunicazione del suo partito. «Non è vero che vengono tutti in Italia», dice ad esempio snocciolando le cifre e demolendo l’immagine del paese assediato e a rischio invasione. Le ha fatto compagnia per poco il sindaco di Livorno Filippo Nogarin, che ha derubricato la sua offerta di accogliere i migranti a semplice «posizione personale». Tutto pur di «non mettere in difficoltà il governo».

GIULIANO SANTORO

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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Politica e società
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