Grasso riceve i ’big’ di sinistre e civici. E ora prova a ripescare Pisapia

Elezioni&alleanze. Il no del Prc: «Non vi sono condizioni per convergere». Critica anche L’Altra Europa. Il comunista Acerbo: «Non consegnamoci a D’Alema» . Malumori e dissensi nell’area del Brancaccio

Dalle dieci di mattina sono quasi delle consultazioni ufficiose quelle che vanno in scena a palazzo Giustiniani, nello studio del presidente del senato. Per primo arriva Gianni Cuperlo, tormentato esponente di minoranza del Pd dato in uscita dal partito.

Alle due del pomeriggio salgono i tre capofila della futura lista unitaria: Roberto Speranza (Mdp), Nicola Fratoianni (Sinistra italiana) e Pippo Civati (Possibile). Dopo poco si aggiungono Anna Falcone e Tomaso Montanari, esponenti civici dell’area ‘del Brancaccio’. «Abbiamo portato un documento condiviso da tutti che segna l’avvio di un percorso comune cui ci piacerebbe prendesse parte», gli spiegano. Dall’entourage di Grasso si sottolinea che il presidente del senato resta nel suo abito istituzionale almeno fino alla fine della sessione di bilancio, e cioè fino a fine novembre. Anche se l’abito che gli viene confezionato dai promessi alleati è quello da leader.

LUNEDÌ IL PRESIDENTE ha visto anche Giuliano Pisapia, martedì il suo ambasciatore alla Camera Ciccio Ferrara. Con nessuno Grasso fa mistero di due punti fondamentali per il suo eventuale impegno politico: l’idea di un’alleanza «larga e inclusiva» e il no alla coalizione con il Pd. Ormai lo sanno anche i ’trattativisti’ dem, che infatti hanno tentato un approccio solo per mettere a verbale di averci provato.

ORA STA A PISAPIA battere un colpo per rientrare in famiglia con Mdp e Sinistra italiana dopo la rottura degli scorsi mesi. Pisapia potrebbe accettare se fosse esplicita la collocazione di «centrosinistra». Quella che però lo aveva reso indigesto in primis ai civici. La via è stretta, funestata da rancori e conflitti recenti e antichi. Ma ancora non del tutto sbarrata: «Siamo interessati a costruire un nuovo centrosinistra. Al momento non ci sono le condizioni per farlo con il Pd, ma non cederemo a una ridotta», spiega un dirigente di Campo progressista, «La nostra linea rimane la stessa: un campo largo, plurale, in cui abbiano spazio la cultura ecologista, i radicali, il civismo, la sinistra e il cattolicesimo democratico. Se il Pd domani sarà quello di oggi, lo faremo senza il Pd». Ma la parola finale spetta all’ex sindaco, che ieri notte è arrivato a Roma e stamattina riunisce i suoi. E domenica mattina terrà la sua assemblea, presente anche Laura Boldrini, la presidente della camera. «Una leadership collettiva di Grasso, Boldrini e Pisapia sarebbe un messaggio chiaro di una coalizione aperta e non una ridotta della sinistra», spiegano ancora da Cp.

CHE CI SIA O NO PISAPIA, all’uscita di Palazzo Giustiniani fra i cinque promessi alleati circola ottimismo. «Avevo detto che l’ultimo uscito dal Pd sarebbe stato il primo», scherza Civati. Speranza riferisce ai suoi di Mdp. Come per Sinistra italiana, il documento della lista comune, concordato virgola per virgola fra le quattro componenti, sarà approvato dalle rispettive assemblee di partito già convocate in parallelo a Roma per il 18 novrembre. Non si prevedono colpi di scena.

NON COSÌ PER I CIVICI e per la loro l’assemblea convocata il 18. Ieri sull’Huffington post campeggiava la soddisfazione di Montanari per i primi passi verso la lista unitaria. Ma non tutte le assemblee dei territori condividono lo stesso sentimento. L’Altra Europa per Tsipras, l’associazione nata alle scorse europee e oggi confluita nell’Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza (il vero nome dei civici) chiede chiarimenti (la lettera aperta è a pag. 15 del manifesto di oggi).

È INVECE UN NO QUELLO DEL PRC, il Partito della Rifondazione comunista, che confida nel confronto del 18 per un cambio di rotta radicale: nel documento, dice un comunicato, «non vi sono condizioni per una nostra convergenza». È durissima l’analisi del segretario Maurizio Acerbo: «Non c’era bisogno di scomodare migliaia di persone in decine e decine di assemblee per fare una lista tra Mdp, Possibile e Si», «Se volevamo contrattare qualche seggio in una lista con la vecchia leadership del centrosinistra telefonavamo a D’Alema e Bersani», e infine, «Ci interessa un processo che motivi all’impegno e al voto i tanti elettori di sinistra rivolti al M5S o verso l’astensionismo. Consegnare il Brancaccio a Bersani e D’Alema non ne riconquisterà nemmeno uno ma di certo farà allontanare proprio quel poco di sinistra sociale che in questi anni ha contrastato il neoliberismo e difeso diritti e beni comuni».

DANIELA PREZIOSI

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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