Galeotti furono i missili, nel nuovo idillio Erdogan-Putin

Gelo con gli Usa. Il caccia di Mosca abbattuto un anno fa è ormai un ricordo. «Futuro insieme». La crisi tra Russia e Turchia si è tramutata in una frattura nella Nato. Ma i nodi «siriani» restano
Vladimir Putin

Due anni fa, un caccia russo veniva abbattuto dagli F-16 turchi nei cieli sul confine con la Siria. Ne seguì una crisi tra i due paesi che vide congelati gli scambi commerciali, sospeso il rilascio dei visti e manifestazioni nazionaliste davanti alle sedi consolari. Per evitare nuovi episodi, la Russia schierò batterie del nuovo sistema missilistico antiaereo S-400.

OGGI QUESTI STESSI MISSILI suggellano la ritrovata armonia tra i due paesi: una nuova luna di miele tra i presidenti Erdogan e Putin, il quale ha dichiarato che «le relazioni possono essere considerate pienamente riparate. I rapporti bilaterali e la cooperazione nel risolvere le questioni regionali ci offrono l’opportunità di guardare a un futuro insieme». Rapporti bilaterali che riguardano soprattutto il mercato energetico, con la ripresa del progetto Turkish Stream, il gasdotto che attraverso il mar Nero e la costruzione congiunta della prima centrale nucleare turca. Erdogan ha accelerato l’acquisto degli S-400 russi, valore stimato di due miliardi e mezzo di dollari, e ha fatto calare il gelo sulla sponda atlantica.

Il segretario alla Difesa americano James Mattis ha commentato a denti stretti: «Una decisione sovrana della Turchia», ma ha anche ricordato che il sistema non è compatibile con la struttura Nato, nonostante il precedente della Grecia, che acquistò degli S-300.

PUTIN SI COMPIACE di aver trasformato la crisi con la Turchia in una frattura nell’alleanza atlantica. Dal canto suo, Erdogan sfrutta la sponda russa per tenere gli americani sulla graticola in un momento in cui le relazioni tra i due paesi sono a pezzi: per il sostegno americano in Siria alle Sdf, che Ankara considera ramo del Pkk, per la mancata estradizione di Gülen, presunta mente del tentato golpe del 2016 e per il processo a Reza Zarrab, affarista turco iraniano accusato di violare le sanzioni contro l’Iran con la complicità di banche e governo turco. Un processo che inizierà a fine novembre, dai possibili esiti esplosivi.

ANKARA CERCA DI RIAFFERMARSI come potenza regionale autonoma ma, per non essere stritolata tra i due grandi contendenti, ha teso il braccio alla Nato e siglato con Francia e Italia una lettera d’intenti per sviluppare congiuntamente il nuovo sistema missilistico Eurosam Samp/T. Anche l’Italia sosterrà dunque Ankara nella corsa all’autosufficienza militare, che Erdogan considera di primaria importanza.

MA È ALLA COOPERAZIONE turco-russa nelle questioni regionali che l’occidente guarda con più diffidenza. I colloqui trilaterali di Astana con Russia, Turchia e Iran in cerca di una soluzione alla guerra in Siria, stanno producendo i primi risultati: la creazione di aree interdette ai combattimenti. Astana vuole tagliare fuori dal futuro tavolo negoziale gli Stati uniti, uno scenario che piace a Putin quanto a Erdogan, desideroso di punire Washington per il suo sostegno alle Sdf: l’esercito turco è entrato ad Idlib e guarda minaccioso verso il cantone curdo di Afrin.

Il prossimo 22 novembre Erdogan volerà di nuovo a Sochi per incontrare Putin, perché non è tutto rose e fiori. Il faccia a faccia sarà preceduto da un meeting trilaterale dei ministri degli esteri di Turchia, Russia e Iran il 19. Il presidente turco vuole il via libera russo per agire contro i curdi ad Afrin, mentre Mosca cerca di dare legittimità al Pyd curdo per i futuri accordi di conciliazione nazionale: significherebbe sottrarre all’America l’ultimo alleato, magari da usare come bastone contro Ankara, se dovesse uscire di nuovo dalle righe.

SE POI TRUMP E PUTIN sembrano convergere sull’impossibilità di risolvere militarmente la crisi siriana, dichiarazione congiunta di pochi giorni fa, si materializzerebbe per Erdogan l’incubo peggiore: un accordo Russia-Usa per pacificare la regione facendo accettare ad Assad una limitata autonomia dei curdi. Progetto contro cui Ankara avrebbe le armi spuntate, malgrado i nuovi missili.

DIMITRI BETTONI

da ilmanifesto.it

foto tratta da Pixabay

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