E’ la fine della democrazia in Turchia?

In Turchia , in questi ultimi giorni  precedenti il  voto referendario del 16 aprile che decide se dare al presidente Recep Tayyip Erdogan poteri dittatoriali e mettere fine al...

In Turchia , in questi ultimi giorni  precedenti il  voto referendario del 16 aprile che decide se dare al presidente Recep Tayyip Erdogan poteri dittatoriali e mettere fine al governo parlamentare, l’umore è incline alle teorie sulla cospirazione ed al sospetto di complotti dall’estero.

Un segnale di questo clima  è la reazione ad un tweet che sembrava  estremamente benigno ed indiscutibile al mittente. E’ stato spedito in turco ed in inglese dall’ambasciatore britannico Richard Moore ad Ankara e diceva “I tulipani ad Istambul annunciano la primavera. Hurrà!”. L’accompagnava la foto di un prato di tulipani fuori dal Palazzo Dolmabahce ad Istambul.

Ma secondo Ertem Sener, presentatore sportivo di programmi televisivi, il messaggio aveva un significato molto più minaccioso, a detta del Daily News turco. Ha twittato ai suoi 849000 seguaci che le parole intendevano mostrare supporto al fallito colpo di stato contro il signor Erdogan nel luglio 2016 e incoraggiare chi voterà “No” al referendum. “Ecco come mandano il loro messaggio alla Turchia” ha detto il signor  Sener. “Dicono ‘Se avessimo avuto la meglio [nel colpo di stato] questi tulipani sarebbero sbocciati prima’. Cane britannico. Questi tulipani sono stati bagnati dal sangue [dei martiri]“.

Il signor Moore ha risposto in modo sprezzante a questa invettiva twittando in turco “Mamma mia, chi è questo scemo?”

Ma il signor Sener non è solo quando si tratta di denunce isteriche. Lo stesso giorno in cui il presentatore sportivo smascherava i secondi fini segreti  dell’Ambasciata Britannica, il signor Erdogan esprimeva la sua opinione sull’Europa ad un raduno referendario nella Turchia occidentale. Sotto lo sguardo attento di milioni di persone ha detto “L’Europa oggi non è più il centro della democrazia, dei diritti umani e della libertà ma dell’oppressione, della violenza e del nazismo”.

Ci vuole una bella faccia tosta per accusare gli stati europei di mancare di rispetto alla democrazia, ai diritti umani ed alla libertà quando 134000 turchi sono stati licenziati, inclusi 7300 accademici e 4300 giudici e pubblici ministeri nei nove mesi che hanno seguito il fallimento del golpe per il quale sono pochissime le prove che qualcuno di loro ne sapesse qualcosa o fosse in qualche modo coinvolto. 231 giornalisti sono in prigione e 149 organi di stampa sono stati chiusi mentre 95500 persone sono state trattenute e 47600 sono state arrestate con leggi d’emergenza.

La democrazia multipartitica che esisteva in Turchia dal 1946 è stata distrutta da un mix di incarcerazioni, intimidazioni ed interferenze negli affari di partito. In Turchia ci sono stati altri colpi di stato militari in passato ma l’attuale ristrutturazione ed epurazione appaiono molto più radicali. Anche se i partiti politici non dovessero rimanere  paralizzati da questo assalto avrebbero comunque difficoltà a far arrivare il loro messaggio. Gli organi di stampa sono stati sostituiti o chiusi ed una celebrità televisiva è stata licenziata per aver detto che avrebbe votato “No”.

Il tempo concesso ai diversi partiti in televisione ci racconta la stessa storia visto che il Signor Erdogan ed il suo AKP (partito per la giustizia e lo sviluppo) sono stati in onda per 4113 minuti a marzo mentre il CHP (partito repubblicano) che alle ultime elezioni ottenne il 25 % dei voti si è visto solo per 216 minuti. Sempre meglio, comunque, del partito HDP (partito  democratico del popolo) che ebbe il 10% dei voti e solo un minuto di messa in onda. Dei suoi 59 deputati 12 sono in prigione e ci si aspettano sentenze pesanti.

Il Signor Erdogan ha detto che metterebbe chi vota “No” in un simbolico museo politico ma molti di loro temono una forma di incarcerazione molto più tradizionale. Nel caso ci fossero troppi potenziali residenti in questo museo, la polizia e gli ufficiali locali hanno rifiutato all’opposizione il permesso di manifestare e sventolare le bandiere, i poster e gli striscioni che sostengono il “No”.

Nonostante gli enormi vantaggi di cui gode la campagna per il “Si”, la scorsa settimana i sondaggi mostravano come i voti siano uniformemente divisi o addirittura che i “No” siano leggermente in testa. Ma gli oppositori del Signor Erdogan e della “presidenza esecutiva” che intende istituire non sono ottimisti riguardo la loro possibilità di vittoria, affermando che in qualunque modo si voti nella cabina elettorale il risultato sarà probabilmente una maggioranza abbastanza credibile per instaurare un nuovo sistema autoritario.

Può sembrare troppo cinico ma se non lo è allora la Turchia assomiglierà presto ai vicini stati mediorientali come la Siria e l’Egitto dove parlamento e sistema giudiziario non sono che circoli di tifosi del regime, strettamente monitorati. E’ una fine deprimente per il moderno stato laico turco che Kemal Ataturk riuscì parzialmente a fondare  e che portò la Turchia ad assomigliare più agli stati dell’Europa meridionale come la Spagna e l’Italia che ai regimi nel più ampio Medio Oriente.

Dieci anni fa Istanbul ed altre città turche avevano tra i più interessanti mass media al mondo, per non parlare della vibrante vita intellettuale in generale, che ora si stanno estinguendo. Ogni espressione di opinione critica, adesso, può venire interpretata come consapevole od inconsapevole supporto al terrorismo o al tentato colpo di stato.

Naturalmente molti leader nel mondo hanno assunto il potere massimo per poi scoprire che erano alla mercé degli eventi. Qualunque sarà l’esito del referendum la Turchia rimarrà un paese profondamente diviso per quel che riguarda le linee politiche, etniche e settarie. Finora il Signor Erdogan si è scontrato con le insorgenze curde nelle zone sud orientali del paese, distruggendo molte città. Ma la ribellione curda non finirà e cercherà il sostegno dei due quasi-stati curdi sul confine con la Siria e l’Iraq. In generale, la strategia del Signor Erdogan di demonizzare e di cercare di eliminare tutti i suoi oppositori definendoli traditori e terroristi rendono la Turchia un luogo molto più spaventoso di quanto non fosse in passato. Le differenze coi paesi stranieri come la Germania e l’Olanda sono state esagerate e sfruttate cosicché il Signor Erdogan ed il suo partito si rappresentano come gli eroici difensori di un popolo turco sotto attacco.

Sembra che funzioni, anche se le elezioni in Turchia hanno già sorpreso in passato. Controllare i media significa poter  presentare come successi gli insuccessi. Nel complesso l’operazione Scudo sull’Eufrate, per mezzo della quale l’esercito turco entrò in Siria l’anno scorso, non è stata un gran successo ed è stata interrotta. E’ difficile per la Turchia poter  esercitare una forte influenza dovendo competere con stati potenti come la Russia e gli Stati Uniti. Questi fallimenti e questi limiti però non avranno molta importanza perchè il Signor Erdogan e l’AKP saranno consapevoli  che la copertura mediatica sarà positiva in modo schiacciante.

 La Turchia potrebbe stabilizzarsi con il governo quasi dittatoriale del Signor Erdogan se si trovasse in un’altra parte del mondo piuttosto che nel Medio Oriente. Ma i suoi confini meridionali corrono lungo il bordo settentrionale di quel  calderone di violenza e conflitto che sono l’Iraq e la Siria, la cui influenza velenosa è già stata sorseggiata in Turchia. Questa instabilità si misura quando ci sono bombardamenti ed uccisioni e si dibatte sui responsabili che possono essere l’Isis, i separatisti curdi o qualche altro gruppo dissidente. Il Signor Erdogan potrà anche vincere il referendum ma fino a che punto ciò accrescerà il suo potere è un’altra questione.

PATRICK COCKBURN
autore di “L’ascesa dello Stato Islamico: ISIS e la nuova rivoluzione sunnita”

traduzione di Stefania Martini – brigata traduttori

da rifondazione.it

foto tratta da Pixabay

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EsteriMedio OrienteTurchia e Kurdistan
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