Contro Potus in piazza 250mila persone

Gran Bretagna/Usa. Cortei contro Potus ovunque nel paese, il suo pallone gonfiato vola sulla capitale. Corbyn attacca il governo May per l'invito: «Sconfiggeremo le sue politiche»

Londra non lo voleva, Trump. E gliel’ha detto forte e chiaro. Come del resto quasi tutte le massime città britanniche. Mentre nell’idillio campestre della tenuta ministeriale di Chequers lui e Theresa May discutevano di Nato, Brexit e commercio – poco prima di dare una frettolosa mano di antiruggine a una special relationship piuttosto allo sfascio davanti a cronisti – nella capitale splendidamente assolata si riversavano centinaia di migliaia di persone suddivise in vari cortei.

Al mattino erano partite le donne della manifestazione denominata Bring the Noise, datesi convegno sotto la sede centrale della Bbc vicino Regent’s Street. Il corteo, pacifico e colorato, ha raggiunto Trafalgar Square per le dodici.

Gli slogan erano particolarmente indirizzati alla misoginia e al razzismo del presidente, al fatto che ha separato genitori da bambini, che interferisce a gamba tesa nelle politiche di paesi sovrani e «ha offeso i nostri politici democraticamente eletti», come ha detto una manifestante ai microfoni dell’Evening Standard.

La vasta piazza, meta tradizionale della fine delle manifestazioni nella capitale, ha poi cominciato a riempirsi del corteo successivo, finché la polizia non ne ha limitato l’accesso perché al limite della capienza. Gli organizzatori di questo secondo corteo parlano di 250mila persone, una cifra non smentita dalla Scotland Yard.

Alle due la marcia era sfociata in Parliament Square, il cuore della democrazia britannica, dove il cosiddetto Trump blimp, il pallone gonfiato alto sei metri con la caricatura del presidente ritratto come un molesto lattante, è stato innalzato davanti a Westminster. Una scena davanti a cui nulla può nemmeno la più retorica coreografia ufficiale.

L’insolente caricatura, che un temperamento narcisistico come quello del presidente non avrà potuto ignorare, aveva naturalmente il beneplacito del sindaco della capitale, Sadiq Khan. Il sindaco di Londra (che nella narrativa trumpiana è un simbolo evidente della perdita d’identità dell’Europa, un continente che deve alle sue sciocche fantasie multiculturaliste l’essere diventata terra promessa per miliardi di disperati opportunisti dall’incarnato scuro) è stato bersagliato in passato dai cinguettii presidenziali: incompetente, ventre molle per il terrorismo, non sono che due delle critiche rivoltegli via internet dal Potus subito dopo gli attacchi a Londra dell’estate scorsa.

Trump ha poi rivisitato il tema nell’intervista rilasciata «a tradimento» al Sun. Khan non ha mai risposto per le rime ai punzecchiamenti, ma ieri si è chiesto come mai fra i tanti sindaci di città colpite da attacchi terroristici Trump se la prenda con lui. Sorge uno spericolato sospetto: forse perché è musulmano?

Jeremy Corbyn ha criticato il governo May per l’invito al presidente americano, in linea con la disapprovazione di tutto il partito laburista. «Le sue politiche disumane e pericolose stanno mettendo a repentaglio la vita di milioni di persone. Dobbiamo dimostrare ai Tories che possiamo e riusciremo a sconfiggere questa politica della divisione», ha detto Corbyn.

LEONARDO CLAUSI

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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