Contra dogmaticos: cinque risposte agli anticomunisti

Ecco una didattica di difesa contro gli "assiomi idioti" del senso comune borghese.

Sicuramente molti saranno assillati da conoscenti ed amici che trovano simpatico affermare in continuazione che il comunismo non funziona e non sempre i malcapitati riescono a rispondere compiutamente alla truffaldina affermazione. Abbiamo pensato di aiutarvi stilando delle risposte coerenti e fondate, corredate anche di fonti, se necessarie, affinché i compagni possano stare a loro agio, ecco 5 modi per sbaragliare gli anticomunisti.

Il Comunismo “cartaceo”

I. Il comunismo è buono solo su carta; A controbattere questa affermazione non è l’Autore dell’articolo, ma fatti storici. Ad esempio, un modello “primitivo” ma funzionante di comunismo puro sono le società precivilizzate indiane dell’America del Nord, che attestano l’esistenza di una comunità totale dei beni nel periodo preistorico e pre-colombiano. Karl Marx, nella concezione della Storia dal punto di vista del Materialismo, concepiva gli stadi del Comunismo partendo proprio da questa fase primitiva, Engels, che studiò le opere e scoperte dell’antropologo Lewis Morgan, confermò la fondatezza della tesi marxiana proprio grazie agli scritti di Morgan.
Oltre a questa forma, possiamo attestarvene altre anche più “evolute”: le comuni paleocristiane ed i Kibbutzim. Queste due sono legate ad ambienti religiosi, ma hanno avuto una forte affezione per gli aspetti solidaristici e comunitari dei pilastri giudaico-cristiani, ovvero il decalogo biblico ed il concetto di proprietà nella dottrina di Gesù Cristo.
Prova ne sia il concetto di proprietà privata secondo Ambrogio, santo protettore di Milano e per uno strano caso concittadino di Marx, che considerava ciò un “regalo” della Comunità al discepolo cristiano, regola che venne poi applicata dai Benedettini e Francescani. D’altronde, cosa sono i conventi se non delle Comuni cattocomuniste? (fonte: L’origine dello Stato, della famiglia e della proprietà privata di Friedrich Engels)

Il Comunismo “Sanguinario” e Coercitivo

II. Il comunismo ha fatto milioni di morti; mai confondere comunismo e sovietismo, è come dire; “i tisici hanno fatto morire milioni di persone”, ha un senso logico, ma non reale, perché non è per loro colpa se si sono ammalate altre persone, anzi è colpa della virulenza epidemica della tubercolosi. Allo stesso modo, il comunismo, non ha ucciso persone, ma i bolscevichi russi sì! Bisogna fare però delle eccezioni; gli stati ove si è applicato il marxismo sono molte volte minacciati militarmente dagli Stati capitalistici, impossibilitando una Rivoluzione globale degli sfruttati contro il padronato.
I morti hanno tutti valore e bisognerebbe  rispettarne la tragica fine senza se e senza ma, è un imperativo categorico imposto non dalla morale, bensì dalla logica della vita. Nonostante ciò, l’utilitarismo in guerra prevale su tale logica e fa sì che vengano meno questi doveri con lo scopo di avvantaggiarsi sul nemico, purtroppo è un errore umano che non si trascrive mai sui libri di Storia.

III. Il comunismo tende a diventare una dittatura autoritaria; come per il secondo punto, in questo caso si confondono sostanza e forma. Il marxismo, anche se oggi è sinonimo del comunismo e viceversa, è una forma del secondo e non la sostanza, quest’ultima è infatti ben altro, è la substantia, ciò che «sorregge» sé medesima e tutte le altre componenti di questo sistema socio-politico-filosofico.
Durante il Novecento in molti  fra i veri conoscitori della dottrina marxiana criticarono le pieghe autoritarie del Sovietismo, non del comunismo.
È per l’appunto vero che il marxismo sovietico abbia creato una nuova classe dominante e sfruttatrice (l’Apparato), nonostante il marxismo si prefigga di eliminare le classi, ma essendo questo un metodo che gradualmente passa dalla forma alla sostanza (le fasi della Dittatura del proletariato, del socialismo e del comunismo completo), ha in sé, ossia per sua natura, delle forme imperfette che devono essere correte verso la perfezione attraverso un processo “ad populos“, dunque categoricamente unico per ogni popolo che lo attua. (fonte: Il Marxismo sovietico di Herbert Marcuse)

IV. Il comunismo è una pratica rivoluzionaria solo durante la rivoluzione, poi è reazionaria come il fascismo e la democrazia liberal-borghese; Alcuni avranno notato che le due domande precedenti combaciano attraverso un fil rouge ed infatti è nostra intenzione creare un approccio sistematico. Bakunin fu molte volte la controparte di Marx e polemizzò il concetto di Dittatura del proletariato, Marx, s’interessò e lesse le accuse dell’anarchico ed al momento di leggere “Stato ed Anarchia”, appuntò varie annotazioni che risolvono in parte il conflitto e la contraddizione della sua Teoria od almeno così bastò all’epoca.

  • Bakunin:«Il suffragio universale tramite il quale il popolo intero elegge i suoi rappresentanti e i governanti dello Stato – questa è l’ultima parola dei marxisti e della scuola democratica. Tutte queste sono menzogne che nascondono il dispotismo di una minoranza che detiene il governo, menzogne tanto più pericolose in quanto questa minoranza si presenta come espressione della cosiddetta volontà popolare»;
  • Marx:«Con la collettivizzazione della proprietà, la cosiddetta volontà popolare scompare per lasciare spazio alla volontà reale dell’ente cooperativo»
  • Bakunin:«Risultato: il dominio esercitato sulla grande maggioranza del popolo da parte di una minoranza di privilegiati. Ma, dicono i marxisti, questa minoranza sarà costituita da lavoratori. Si, certo, ma da ex lavoratori che, una volta diventati rappresentanti o governanti del popolo, cessano di essere lavoratori»;
  • Marx:«Non più di quanto un industriale oggi cessi di essere un capitalista quando diventa membro del consiglio comunale»;
  • Bakunin:«E dall’alto dei vertici dello Stato cominciano a guardare con disprezzo il mondo comune dei lavoratori. Da quel punto in poi non rappresentano più il popolo, ma solo se stessi e le proprie pretese di governare il popolo. Chi mette in dubbio ciò dimostra di non conoscere per niente la natura umana»;
  • Marx:«Se solo il signor Bakunin avesse la minima familiarità anche solo con la posizione di un dirigente di una cooperativa di lavoratori, butterebbe alle ortiche tutti i suoi incubi sull’autorità».

Nonostante Marx avesse ragione, visto che Michail Bakunin tralasciava le parti salienti del progetto filosofico del primo, questi “perse” la scommessa con la Storia riguardo le sue ambizioni, non tanto perché fosse in errore, bensì perché l’attuazione sovietica fu fallace ed influenzata da ben altre tendenze (applicazione del marxismo anche senza il capitalismo avanzato, utilizzo di quadri di partito, rivoluzionari di professione e non lavoratori), insomma: punti II e III. (fonte: Tesi su Bakunin di Karl Marx e Wikipedia)

Il Comunismo “Svantaggioso”

V. Il Comunismo tende a generare uno Stato di poveri; Questa è l’affermazione di cui usufruiscono come bambini che s’impastano le mani nella marmellata i capitalisti convinti. Racchiude, inoltre, in sé tante altre sentenze, ad esempio “il comunismo ti toglie la casa”, “il comunismo non può essere applicato perché genera un debito ed una inflazione troppo alte”, nonché l’assioma più rozzo e stupido di tutti “tutto a tutti=niente a nessuno”.
Queste sono tutte affermazioni inesatte. Innanzitutto, lo ripetiamo per l’ultima volta, non è il comunismo a generare queste deviazioni, le partoriscono coloro i quali lo applicano in modo errato. Siccome è storicamente provato che il processo evolutivo del comunismo non è affatto esterno all’Antimonetarismo, ossia quella teoria per la quale il fine ultimo è liberarsi della ricchezza in conio ed in senso lato dell’economia di mercato, la dottrina comunista è lungi dall’avere forme di “ricchezza” per com’è conosciuta da chi vive nel capitalismo. Ciò non sta a dire che il comunismo è sfornito di mercati, sarebbe una sciocchezza immane pensarlo!
Il comunismo si è prefisso dai tempi di San Francesco di abbandonare le ricchezze materiali come la moneta perché questa impedisce all’uomo di usufruire direttamente dei beni ed anziché avere un oggetto, l’essere pensante si rapporta a questo soltanto attraverso il valore con cui può venderlo e dunque concepisce l’avere una merce vendibile. Marx chiamava in tanti modi questa malattia: alienazione del lavoro, delle merci, feticismo delle merci e capitalismo.
Data questa epidemia, la cura per il Moro di Treviri è l’abolizione della Moneta, tornando al baratto anche se non in maniera anacronistica, ma “educando” il popolo a fornirsi da sé di ogni cosa di cui necessita e quindi autoarricchendosi e liberandosi dalla schiavitù dello Stato. No, non ho scritto una fandonia, Marx infatti ha come fine ultimo una società anarchica e comunista.

GIANMARCO MEREU

redazionale

28 marzo 2018

foto tratta da Pixabay

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Filosofia

Classe 1997, studente di Filosofia a Macerata, vengo dalle rigogliose colline chietine di Orsogna, nell'Abruzzo fra monti e mare e sono di origine sia sarda che sicula. Amo la Filosofia, ma non disdegno l'irrazionalità. In questo momento sono alla ricerca di un sistema di pensiero che coniughi il Comunismo, il sentimento e la "Sarditudine". A chi mi chiede una definizione di me, replico: "Io nacqui esule in flemma di pace, guardo le cose da lontano con ripudio e nostalgia, mi basta la bilancia dell'animo per raggiungere la Giustizia, ma tu che sei nella terra natìa, guardi come ogni italiano il mondo con provincialità".
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