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  • VennerA BATTISTA
    27 febbraio 2017 at 10:52
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    Documento informale 5×6

    Premesse
    Questo documento ha la finalità di proporre ad un partito di estrema sinistra una svolta verso la modernità
    e verso un programma alternativo a quelli dei partiti popolari.
    Non è una proposta di un programma di governo e tiene conto del fatto che non ci sono possibilità di entrare
    a fare del governo dopo le prossime elezioni.

    Punto 1: Fondamento principale: il 5×6
    Un partito di sinistra, come Rifondazione Comunista, necessita di una proposta forte e alternativa;
    nella natura della sinistra c’è la distribuzione del lavoro e tale proposta deve essere caratterizzante
    l’immagine del partito.
    Il 5×6 si riferisce alle ore lavorative settimanali nei contratti di lavoro, sia intendendo 5 ore per 6 giorni
    che 6 ore per 5 giorni.
    La proposta del 5×6 porta determinati vantaggi e svantaggi, distribuiti in due fasi, di cui una parallela a un reddito di
    disoccupazione, una con un aumento progressivo dello stipendio.
    Questa distribuzione del lavoro comprende anche la distribuzione degli stipendi in maniera proporzionale alle ore
    lavorate. E’ quindi un cambiamento a costo zero che prende da alcuni per dare ad altri.

    Punto 2: Il soggetto politico
    Con le forze attuali in campo occorre un partito di estrema sinistra che cerca di costituire un blocco di sinistra
    sul modello del Bloco de Esquerda portoghese, rara esperienza di partito coalizione in crisi di consenso
    che ha saputo superare di consenso ed ora è al governo.
    Il Bloco è formato da tre correnti: il PSR (internazionalista), l’UPD (di origine marxista-leninista, fuoriusciti dal PCP)
    e Politica 21, socialdemocratici. Le tre correnti hanno una loro struttura, ma vanno sempre uniti alle occasioni elettorali.
    Lo sforzo deve essere fatto da PRC e PCI di comporre un blocco comunista, in attesa di una Politica21 italiana, che si
    formerà in maniera spontanea tra le formazioni socialdemocratiche che scinderanno a sinistra.
    Il soggetto politico di estrema sinistra, che deve avere per proposta principale il 5×6, ha come fondamento principale
    l’impossibilità di fare parte del governo di centrosinistra in ambito nazionale, ad esclusione del caso di realizzazione
    di un CALO NETTO DELLE ORE LAVORATIVE GIORNALIERE. Saranno gli iscritti, tramite votazione, a decidere se il compromesso
    sarà sufficiente da meritare il sostegno del nuovo soggetto.
    Occorre un comitato di controllo per decidere e controllare caso per caso
    sulle alleanze dei comuni delle piccole città e dei paesi.
    Proibite come nelle elezioni nazionali, le alleanze con partiti liberisti, nelle regioni e nelle grandi città.

    Punto 3: Comunicazione politica
    Non esiste nel campo politico italiano una forte proposta di redistribuzione del lavoro e degli stipendi.
    Il 5×6 permette la vendita di un set di pentole che nessun altro vende con decisione.
    E’ la giusta alternativa al reddito di cittadinanza del Movimento 5 Stelle, allo rovesciamento violento del capitalismo
    tramite sommossa come proposto dai partiti trotskisti, ai pannicelli caldi proposti dei partiti di centrosinistra.

    Punto 4: Politica estera: superamento della dicotomia sull’euro e su Syriza
    Nessuno ha la certezza che il tenore di vita degli italiani migliorerà uscendo dall’eurozona e nessuno
    ha la certezza del contrario. Questi esercizi di profezia sono fuori dalla portata di ogni persona comune.
    Un partito dovrebbe mettere in secondo piano la divisione tra tifosi della permanenza e tifosi dell’uscita dall’eurozona,
    perché si fonda in entrambi casi su sensazioni e desiderata, che non devono oscurare tutte le affinità tra i componenti
    delle due “tifoserie” sulla politica nazionale.
    Il PRC o il nuovo soggetto politico che ingloberà il PRC, non avrà il compito di portare l’Italia fuori dall’Euro, essendo
    all’opposizione, quindi è inutile utilizzare troppe energie per questa dicotomia.
    Parallelamente alla dicotomia tra eurocritici e eurexit, il popolo di sinistra è diviso in maniera autolesionistica
    in tsiprasiani e anti-tsiprasiani.
    Occorre un soggetto di sinistra che non difenda per partito preso le direttive del governo Syriza, ma che al tempo stesso
    si metta il cuore in pace sul fatto che l’uscita dall’eurozona dell’Italia non risolverebbe la stragrande maggioranza
    dei problemi delle classi basse italiane.
    Non può bastare dichiararsi eurexit e dire che serve uscire, si deve proporre anche le istruzioni per uscirne
    e i diversi passaggi.
    Il 5×6 è sicuramente uno strumento che se realizzato incoraggia la permanenza dell’Italia nell’Eurozona, in quanto
    modello di emulazione e quindi modello di una nuova Europa.

    Punto 4A: Comunicazione sui modelli esteri: i modelli negativi cinesi e nordcoreani
    Non è liberale imporre opinioni sui governi e regimi esteri ai componenti e agli iscritti di un partito.
    Detto questo, è necessario un partito di estrema sinistra, sostenitore della proposta 5×6, che veda come
    PRIMI MODELLI NEGATIVI quelle esperienze di governo che utilizzano la dicitura di “comunista” e vengono comunemente
    considerati dall’opinione comune come nostri pariteorici. Quindi prima che agli stati noti per essere liberisti e anticomunisti,
    serve una comunicazione ipercritica contro la macelleria sociale del governo comunista cinese e il regime nordcoreano.

    Punto 5: Politica sul lavoro
    La redistribuzione del lavoro a costo zero ha alcuni punti deboli:
    1) diminuzione degli stipendi;
    2) non altera il rapporto di ricchezze tra il 10% più ricco e il 90% più povero;
    3) probabilmente una diminuzione opportunistica del monte ore di lavoro in totale.
    Nonostante ciò, una soluzione pratica alla povertà e al fenomeno dei nullatenenti non può essere risolta
    se non con una soluzione POSSIBILE e DOLOROSA (per alcuni).
    Un partito di estrema sinistra deve guardare gli ultimi e fare in modo di prendere le loro difese.
    La proposta 5×6 non sarà una proposta che andrà bene a tutti, ma al tempo stesso ha diversi vantaggi:
    1) minore usura per il lavoro;
    2) maggiore produttività;
    3) più tempo libero;
    4) maggiore fiducia nel futuro e propensione alla spesa
    anche da parte della generazione sostentatrice verso i propri figli;
    5) coinvolgimento col mondo del lavoro da parte di un maggior numero di persone, compresi coloro che sono da sempre ai
    margini, come gli immigrati, i neet e gli hikikomori.
    Alla fase della realizzazione della diminuzione delle ore lavorative deve seguire una fase dove lo stipendio proporzionato
    alle 30 ore cresce attraverso un reale spostamento della ricchezza dai ricchi verso i lavoratori dipendenti, tramite
    TASSAZIONI SULLE GRANDI RICCHEZZE E PERSECUZIONE DELLA GRANDE EVASIONE FISCALE.

    Punto 5A: Reddito di disoccupazione
    Il reddito di disoccupazione è utile nella fase di realizzazione della redistribuzione del lavoro.
    Una volta concluso il processo di adeguamento delle ore lavoratore da 36/40 a 30, la somma utilizzata dal reddito
    di disoccupazione è utilizzata per gli aumenti dello stipendio ai lavoratori.
    Il reddito di disoccupazione deve avere una forma di rafforzamento dell’attuale indennità di disoccupazione, ma non
    in misura da disincentivare la ricerca del lavoro.

    Punto 5B: Salario minimo e altri diritti sul lavoro
    La proposta del 5×6 non si contrappone e non garantisce contro lo sfruttamento dei lavoratori.
    Occorre quindi un partito di estrema sinistra che oltre a proporre la distribuzione del lavoro, non dimentichi
    le altre lotte sul fronte del lavoro come salario minimo, sicurezza sul posto di lavoro e no al capolarato.
    Si consiglia per questo l’abbandono della narrazione sugli immigrati “che fanno lavori che gli italiani non fanno”,
    apristrada di lavori sottopagati e tenori di vita inadatti ad uno stato civile.

    Punto 6: Sanità
    Serve oggi un partito di estrema sinistra che si faccia portavoce, in contrasto con la narrazione consumista liberista,
    dell’importanza della vita e di vivere più a lungo. Essere anziani non deve essere un problema per la comunità.
    Basandosi sulla disparità tra aspettativa di vita femminile e maschile, la sinistra ha un ampio campo su cui fare proposte
    e accuse, migliorando le condizioni lavorative contemporaneamente alla diminuzione delle ore di lavoro.
    In contrasto con la tradizione antiproibizionista, oggi serve un partito pronto a contrastare lo scenario che si sta per
    prefigurare per gli imminenti anni 20 a causa delle pressioni dei modelli consumistici, scenario
    caratterizzato dallo sdoganamento culturale dell’aiuto farmacologico per la totalità dei rapporti sessuali,
    che non tarderà a diminuire ulteriormente l’aspettativa di vita maschile.

    Punto 7: Politica di genere
    Il partito di estrema sinistra che si delinea tramite documento è un partito che prende la parte degli ultimi da subito,
    in attesa di via via allargare la base dei beneficiari tramite gli effetti benefici del 5×6;
    in questo contesto è FUORI LUOGO l’adesione del partito alle indicazioni del nuovo arrivato “femminismo 99%” in quanto
    prendere le difese del 99% più povero è riformista e dispersivo di energie e ricchezze, che potrebbero essere
    dedicate agli ultimi, di entrambi i sessi.
    Occorre una nuova consapevolezza: abbandonare l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita delle donne
    tramite il peggioramento di quelle agli uomini, in un Paese dove i senzatetto sono per l’80% di sesso maschile.
    Il modello proposto di redistribuzione del lavoro secondo il 5×6 migliora le condizioni di donne e di uomini
    delle classi basse, indistintamente.

    Punto 8: Scuola
    Occorre un partito di estrema sinistra che prenda le difese della classe docente, che rappresenta l’anello debole della
    scuola. Ma diversamente dalle lotte sindacali fin qui affrontate, l’innovazione dello spirito che permea tutta la proposta
    del 5×6 sposta il focus sul tenore di vita dei docenti, sul loro benessere e sulla necessità di diminuire l’altissimo
    tasso di burn-out e perdita di passione. Quindi sì ad una scuola dove istituti non concorrono più tra di loro per
    questioni di prestigio e di iscrizioni, ma una scuola che si concentri sui valori educativi
    e che dia agli insegnanti, molti dei quali inesperti (essendo immessi a causa della redistribuzione del lavoro),
    gli strumenti per un ottimale svolgimento delle lezioni.

    Unico firmatario: Battista Vennera.

    Battista Vennera, di Civitanova Marche, ex-disoccupato, ora collaboratore scolastico,
    simpatizzante dell’estrema sinistra antisettaria.
    Profilo twitter: StipendioXTutti.

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