Cile libero, Cile rosso

“Cile libero, Cile rosso”, quante volte abbiamo pronunciato questo slogan esprimendo la nostra militante tensione internazionalista nel corso delle tante manifestazioni che nel corso di quegli anni lontani sono...
Salvador Allende

“Cile libero, Cile rosso”, quante volte abbiamo pronunciato questo slogan esprimendo la nostra militante tensione internazionalista nel corso delle tante manifestazioni che nel corso di quegli anni lontani sono state organizzate per testimoniare la vicinanza alla tragedia della dittatura cilena e del golpe dei colonnelli.

Una data che va ricordata anche oggi a quarantacinque anni di distanza da quell’l’11 settembre 1973.

in quel giorno il golpe fascista sostenuto dall’amministrazione USA, dal segretario di stato Henry Kissinger, massacrò migliaia di cileni pose e fine al Governo di sinistra, democraticamente eletto, di Unidad Popular guidato dal socialista Salvador Allende.

Un’esperienza politica avanzata di democrazia e socialismo, quella di Unidad Popular, che avrebbe potuto cambiare il corso della storia del Cile, avere ripercussioni internazionali, essere d’esempio per diversi altri Paesi del mondo.

La vicenda cilena, che pure diede origine ad un ampio dibattito nel movimento comunista internazionale ed in particolare in quello italiano attraverso la riflessione avviata all’interno del PCI, deve rimanere nella memoria collettiva come un esempio ed un monito incancellabili, in particolare in questi tempi dove davvero si sta obliando tutto quanto è stato fatto, tra luci ed ombre, vittorie e sconfitte, per il riscatto del proletariato di tutto il mondo.

Mai come in questo momento appare necessario il ricordo di quel tragico fatto: le sinistre sembrano essersi ritratte dalla lotta politica, nessuno osa più contrapporsi al ritorno, proprio sul piano ideologico, del feroce egoismo individualistico che da vita a forme politiche davvero aberranti.

L’11 settembre 1973, è stato il giorno della “macelleria americana”.

Un giorno resta intatto nella nostra mente e nel nostro cuore accanto ai grandi passaggi della storia del movimento operaio internazionale: dalla Comune di Parigi alla Rivoluzione d’Ottobre, alla guerra di Spagna alla vittoriosa resistenza al nazi-fascismo, alla rivoluzione cinese, cubana, vietnamita, alla liberazione dei popoli dell’Africa e dell’Asia dal giogo coloniale, alla fine dell’apartheid in Sud Africa.

L’11 settembre 1973, il giorno della caduta avvenuta a mano armata con l’assassinio del “Compagno Presidente” ricorda il giorno di una sconfitta: per noi che continuiamo a credere nell’ideale è uno dei giorni di quell’“Assalto al Cielo” verso il quale dobbiamo continuare a tendere con la nostra volontà, il nostro impegno, il nostro coraggio.

Perché i popoli continuino a lottare nel nome della pace e dell’uguaglianza.

FRANCO ASTENGO

11 settembre 2018

foto tratta da Pixabay

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Il novecentoLo scaffale della storia
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