C’è una sinistra che può vivere senza il centrosinistra

“Una valenza accettabile di rapporti economici, sociali e umani“. Così definisce Alberto Asor Rosa il tipo di politica che potrebbe esprimere un nuovo centrosinistra sulla riga più o meno falsa...

Una valenza accettabile di rapporti economici, sociali e umani“. Così definisce Alberto Asor Rosa il tipo di politica che potrebbe esprimere un nuovo centrosinistra sulla riga più o meno falsa del modello ideale del centrosinistra stesso, si potrebbe platonicamente dire: dell'”idea” quasi innata di questo agglomerato di culture e forze politiche tese a ridare fiato ad una progettualità che è fallita più volte per via di fattori molteplici, a cominciare dai condizionamenti delle leggi elettorali e passando per gli opposti veti tra opposti estremi di ampie coalizioni che era impossibile potessero reggere qualunque urto.
Secondo il professor Asor Rosa in Italia la sinistra non può esistere se non è compresa nel centrosinistra. Testualmente cito: “L’ho già detto altre volte; ma voglio ribadirlo in questa specifica occasione, che non è quella del voto. Non esiste altra prospettiva in Italia per la sinistra (scusate il giro di parole) al di fuori del centro-sinistra, e questo valeva non solo per la sinistra, ma anche per il Pd, checché Renzi ne pensi e disponga.“.
Risulta dunque molto interessante la lettura del suo pezzo apparso oggi su il manifesto laddove si evince che senza Renzi è nuovamente possibile rianimare l’esangue spoglia di un confine politico superato e che ha finito per dare alla sinistra un ruolo di subordine rispetto al centro, condizionandola e facendone il cavalier servente degli interessi ben più rappresentati (e rappresentativi) della borghesia imprenditoriale attraverso quel parterre di esponenti cosiddetti “moderati” che devono poter essere presenti in qualunque centrosinistra, perché altrimenti semplicemente non si tratterebbe di un centro più una sinistra.
Ma il punto qui non è tanto il grado qualitativo (o squalificante, a seconda dei punti di vista) del riformismo di sinistra nei confronti del moderatismo di centro, ma individuare una forza politica di sinistra che possa farsi portatrice di questo fardello e che abbia la consapevolezza programmatica, ideale e politica di tendere all’obiettivo di una ricostruzione del centrosinistra con un PD senza Renzi.
Quindi, evitando di ripetere quell’errore che era il “torto marcio” (così il professore lo definisce) di Giuliano Pisapia che si illudeva di poter contrattare tutto ciò proprio con Renzi.
E Asor Rosa ha individuato questa forza politica nuova, capace di incarnare l’anima della redenzione del centrosinistra socialdemocratico e liberale al tempo stesso: avete indovinato, si tratta di Liberi e Uguali di Pietro Grasso.
Non era poi così difficile da scoprire, elaborare come risposta giacché nelle interviste molteplici e nei documenti pubblicati anche sul sito di uno dei soggetti maggiori appartenenti a Liberi e Uguali, ossia MDP, si legge che l’obiettivo del movimento bersaniano e dalemiano è proprio la ricomposizione di un centrosinistra italiano degno di questo nome e oggi invece rappresentato dal democraticismo renziano.
Quindi è errata la ridefinizione geopolitica del quadro attuale che vedrebbe in LeU una specie di vecchia Rifondazione Comunista che accarezzava le cifre del 9% sul finire degli anni ’90, pur essendo stata quella parte di sinistra non moderata capace di desistere col centrosinistra per evitare il prevalere delle destre berlusconiane e capace di partecipare alle primarie de L’Unione con un proprio candidato (Fausto Bertinotti) rappresentando l’unica opzione di spostamento del centrosinistra più a sinistra e meno al centro.
Ma tutti quei tentativi di incidere e condizionare le politiche governative sono falliti proprio nel momento in cui i rapporti di forza erano oggettivamente a sfavore di un progetto anche solo moderatamente riformista nella sua simbiosi anomala di centro-sinistra, con o senza trattino.
Le ragioni sociali rappresentate dalla sinistra di alternativa sono state sempre messe alla riserva in questi frangenti e con le alleanze fatte nel nome dell’evitamento dello scivolamento a destra del Paese, alla fine – pur con uno sforzo generoso di mettersi al servizio di un contenimento delle derive liberiste e populiste di tutti i tempi recenti – si è ottenuto un risultato quanto meno insoddisfacente su due piani distinti ed intersecati: l’esaurimento della pazienza popolare nel concedere la propria fiducia a chi non riusciva a cambiare lo stato di cose presente in senso sociale; l’esaurimento delle potenzialità di un partito comunista che aveva avuto un ruolo di grande rappresentanza del movimentismo e, pur non avendo mai potuto rappresentare un punto di riferimento unico per il sindacalismo cigiellino e di base, anche di parte del movimento dei lavoratori e delle lavoratrici, dei precari e dei disoccupati.
Le classi sociali disagiate, povere, sfruttate guardavano a Rifondazione Comunista come alla sinistra che sapeva dire di NO ma che sapeva anche essere propositiva in tanti governi locali.
Mi spiace molto per il professor Asor Rosa (che del resto non è mai stato un simpatizzante di Rifondazione Comunista), ma Liberi e Uguali non può rappresentare quella sinistra rivoluzionaria e riformista al contempo che è stato in allora il PRC e nemmeno può essere una SY.RI.ZA. italiana perché non nasce da una contestazione del socialismo europeo o della socialdemocrazia, ma la vuole rieditare, rimettere in auge per metterla a disposizione di un progetto al servizio nuovamente di un centrosinistra che ha pulviscolarizzato la sinistra stessa, quella vera, non quella rappresentata dal PD veltroniano prima, bersaniano poi e infine renziana.
C’è un gran bisogno di dibattere su tutto ciò, di discutere, e quindi sono molto utili le prese di posizione di intellettuali di grande impegno come Asor Rosa. La dialettica e il confronto devono tornare a farci riscoprire il rispetto reciproco. Per le opinioni, per le idee e per le ideologie.
Nessun anatema, nessuna stigmatizzazione: anche Potere al Popolo!, che deve porsi come quinta opzione in campo, come la possibilità di avvicinarsi nuovamente ad una lotta sociale vera, fatta di contatto quotidiano con i territori e con i malumori e le disaffezioni anche elettorali dei cittadini, deve poter polemizzare senza disprezzare niente e nessuno. Forse solo i fascisti. Anzi, senza il forse. Ma questo è un atto di civismo, di tutela della democrazia repubblicana e di difesa imprescindibile della nostra Costituzione.

MARCO SFERINI

5 gennaio 2018

foto tratta dalla pagina Facebook di Potere al Popolo!

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