Aumentano i morti sul lavoro, ma solo tra gli immigrati

Infortuni. Inail: più 30% dei casi nel 2018 tra gli stranieri, mentre tra gli italiani il trend è in discesa. Il ministro Di Maio annuncia sconti sui premi e sull'Iva per le aziende virtuose

I morti sul lavoro sono in aumento, ma solo tra i lavoratori stranieri: secondo l’Inail, che ieri ha presentato il suo rapporto annuale, l’incremento delle denunce di infortuni mortali nel periodo da gennaio a maggio 2018, rispetto allo stesso periodo 2017, ha interessato solo quelle degli stranieri che sono passate da 50 a 65 pari al +30%, mentre quelle dei cittadini italiani, le più numerose, sono diminuite di una sola unità da 325 a 324.

Un altro dato significativo riguarda i decessi per fasce d’età: una morte su due ha coinvolto lavoratori di età tra i 50 e i 64 anni per i quali si registra un incremento tra i due periodi di 30 casi, da 167 a 197 (+18%). Diminuiscono invece le denunce dei lavoratori tra i 35 e i 49 anni (da 121 a 105: -13,2%), mentre risultano stabili quelle degli under 34 (da 57 a 59) e degli over 65 (da 28 a 30).

Ma l’annuale rapporto Inail è stato anche l’occasione per ascoltare le proposte del nuovo governo – in particolare del ministro del Lavoro Luigi Di Maio – sul tema. Lo Stato «deve essere all’altezza di affrontare questo eccidio che non ha fine», ha detto Di Maio.

Il ministro del lavoro ha ribadito la proposta di prevedere «sconti sui premi per le aziende virtuose, riduzioni dell’Iva sui prodotti che servono ad assicurare la sicurezza sul lavoro, sgravi sul costo del lavoro». «Non si tratta di premiare – ha precisato – ma di cominciare a dare un segnale verso chi rispetta la legge e a chi fa di più della legge». Di Maio punta quindi a un «meccanismo di incentivo che passi da questi stumenti, mettendo insieme sempre di più la cultura del rischio, sia del lavoratore, sia dell’imprenditore».

In particolare, per le start-up – realtà già citate in più occasioni da Di Maio – si sta pensando a «sviluppare fondi con determinate mission, come efficienza sanitaria e sicurezza sul lavoro, in cui contribuiscano le aziende partecipate dello Stato, gli enti pubblici, con poche dotazioni singole che però insieme fanno tantissimo».

Intanto Massimo De Felice, presidente dell’Istat, ha presentato una nuova idea, quella dell’«algoritmo della sicurezza»: un rating aziendale, una sorta di bollino blu, che le imprese virtuose possono richiedere nel caso in cui abbiano un basso indice di infortuni e un alto livello di sicurezza nelle procedure e nelle dotazioni.

«Il numero di infortuni o, speriamo presto, l’indice di sinistrosità, dovrebbe entrare nel giudizio di qualità che daremo sui prodotti del lavoro, tra gli indici qualificanti del nostro sistema produttivo», ha spiegato De Felice. Il presidente dell’Inail auspica di «poter definire uno standard pubblico, un algoritmo, per assegnare alle imprese che lo vogliano un rating in sicurezza», e sottolinea che «ci sono esperienze in proposito, da prendere a esempio e sviluppare».

La prevenzione contro i rischi diventa poi, secondo il presidente Inail, «un problema più arduo nel controllo delle nuove forme di lavoro come il crowd working (il lavoro su piattaforma) e lo smart working». Tipico è il caso dei riders, oggi scoperti sul fronte assicurativo: De Felice ha spiegato che l’Inail sta ragionando con il ministero del Lavoro e alcune associazioni dei lavoratori della gig economy per fare in modo che abbiano tutele assicurative partendo dal disegno contrattuale. «Va definito – dice il numero uno dell’Inail – come costruire un contratto», e chiarire quali soluzioni adottare per i piani di assistenza.

Tornando ai dati, si nota che il trend in salita è una novità del 2018, perché l’anno scorso gli indicatori sugli infortuni mortali erano in discesa: gli incidenti mortali nel 2017 sono risultati in calo del 2,8% rispetto al 2016. «Delle 1.112 denunce di infortunio con esito mortale (erano 1142 nel 2016), infatti, quelli accertati sul lavoro sono stati 617 – spiega il report Inail – E anche se i 34 casi ancora un istruttoria fossero tutti riconosciuti “sul lavoro” si avrebbe una diminuzione del 2,8% sul 2016 e del 25% sul 2012». Nel complesso, sono comunque state poco più di 641 mila le denunce di infortunio registrate nel 2017, più o meno sullo stesso livello del 2016 ma in calo del 14% rispetto al 2012.

In calo anche le denunce di malattia professionale: nel 2017 circa 2.200 in meno rispetto al 2016, mentre sono aumentare del 25% rispetto al 2012.

ANTONIO SCIOTTO

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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