Amazon: sciopero europeo lontano, ma primi successi locali

Vertenze Globali. Spagnoli e italiani spingevano per bloccare il Primeday di luglio No dei nord europei. I sindacati fissano logo di lotta e Comitato aziendale continentale. A Piacenza proposta condivisa sui turni

Si fa presto a dire «sciopero europeo». Molto più difficile farlo. Per i sindacati di tutto il mondo è già comunque un ottimo risultato essersi incontrati – il 23 aprile a Roma – e aver messo nero su bianco una strategia globale per contrastare il modello di lavoro di Amazon.

Modello globale che però ha sfaccettature assai diverse nelle varie nazioni perché assai diverse sono le legislazioni, i diritti dei lavoratori e il loro livello di sindacalizzazione, a partire proprio dagli Stati Uniti.

Una riunione che quindi è stata quasi tenuta segreta perché considerata semplicemente «un primo passo».

Dopo gli storici scioperi indetti negli ultimi mesi in Italia, Spagna e Germania, la proposta di uno sciopero europeo da tenersi nel Prime day – il giorno estivo dedicato alle offerte che dovrebbe tenersi il 10 luglio – è arrivato dai sindacati spagnoli.

Gli italiani erano favorevoli ma ha prevalso la linea di tedeschi e nord europei di prendere più tempo.

Difficilmente ci si riuscirà anche per il Black Friday del 23 novembre.

Per quel periodo invece dovrebbe essere efficace il Comitato aziendale europeo, il Cae, strumento utilizzato dai sindacati per trattare con tutte le multinazionali da Ikea a Fca, da Electrolux a Carrefour.

La lettera di accreditamento è stata spedita e anche se l’azienda non risponderà, l’organizzazione è già stata stabilita.

Deciso anche un logo comune con la scritta: «Amazon in lotta, sfruttamento senza diritti» che sarà utilizzato in tutte le nazioni.

«Ogni nazione ha le sue specificità, ci sono sindacati che hanno iniziato a trattare prima, altri che hanno più difficoltà. Quello che abbiamo cercato di fare è trovare un minimo comune denominatore su cui lavorare partendo dalle condizioni di lavoro: la stanchezza fisica e psicologica dei dipendenti è un tratto unificante e da questo vogliamo partire per mettere a punto le rivendicazioni comuni», spiega Giulia Guida, segretario nazionale della Filt Cgil.

La riunione ha plasticamente dimostrato i problemi del sindacato a relazionarsi con un gigante come Amazon.

Basti pensare che la sola delegazione Cgil – che ha ospitato la riunone a Corso Italia – era formata da ben quattro categorie: Filcams del commercio, Filt dei trasporti-logistica, Nidil degli interinali e precari, e Slc delle comunicazioni.

Amazon Italia infatti applica il contratto del commercio nello storico sito di Castel San Giovanni in provincia di Piacenza; il contratto della logistica nei nuovi siti di Vercelli e di Fara Sabina (provincia di Roma) e nel deposito che sta aprendo a Buccinasco (Milano); infine ha il suo call center a Cagliari.

Ultimamente poi, specie per il sito di Fara Sabina sta abbandonando la strategia di utilizzare per le consegne tutte le aziende di logistica (Tnt, Dhl, Sda, Nexive, Ups) avendo costituito un’azienda ad hoc con Adecco.

A Castel San Giovanni, teatro del primo storico sciopero dello scorso 24 novembre, intanto qualche segnale positivo sta arrivando.

«Dopo mesi di scontri – racconta Beatrice, delegata Filcams Cgil – finalmente abbiamo avviato un confronto con la proprietà e domani (ogg, ndr) porteremo in assemblea ai lavoratori una proposta di modifica delle turnazioni. I due criteri che siamo riusciti a far passare sono la rotazione per tutti su tutti i turni e la volontarietà come criterio per i turni notturni. L’idea di fondo è che la durezza del lavoro vada distribuita in modo equo. È un primo successo, ma aspettiamo il giudizio dei lavoratori», chiude Beatrice.

MASSIMO FRANCHI

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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