Al voto con una legge elettorale di dubbia costituzionalità

Dopo decenni a sovranità limitata per via dei blocchi contrapposti e le ingerenze vaticane e americane, in Italia ritornano le voglie di imprese coloniali in Africa, il quadro economico...

Dopo decenni a sovranità limitata per via dei blocchi contrapposti e le ingerenze vaticane e americane, in Italia ritornano le voglie di imprese coloniali in Africa, il quadro economico – finanziario appare legato alle pratiche iugulatorie imposte da Bruxelles e Francoforte, è privo di una decente struttura industriale, con le infrastrutture al collasso, scuola e università al minimo storico, record di precarietà nel lavoro, si allarga il quadro delle diseguaglianze, con la disoccupazione in crescita e il welfare azzerato sotto un cumulo di benefit propagandistici e livelli di povertà che hanno toccato record storici, il ritorno del fascismo,la rapida conversione alle logiche del potere di chi era partito dal mandare tutti al diavolo e adesso si riscopre ministeri abile con l’espressione di una insostenibile e pericolosa vanità, le cittadine e i cittadini che si recheranno a votare domenica 4 marzo dovranno anche ricordarsi che il loro suffragio sarà espresso attraverso una legge elettorale che, con ogni probabilità, sarà nuovamente bocciata all’esame di costituzionalità da parte dell’Alta Corte.

Per la terza volta in pochi anni, infatti, la legge elettorale approvata dal Parlamento nel novembre 2017 presenta palesi elementi di violazione delle norme indicate dalla Costituzione della Repubblica: è già accaduto in occasione della legge approvata nel 2005 e con la quale si sono votati due parlamenti (illegittimi) nel 2008 e nel 2013: legge smontata totalmente dalla sentenza della Corte 1/2014; il fatto si è verificato nuovamente (in quest’occasione la sentenza della Corte ha espresso un giudizio di parziale nullità) con la legge elettorale fatta approvare a colpi di fiducia dal governo Renzi nel 2016, sei mesi prima dello svolgimento del referendum costituzionale, quando tutto il castello di carte delle deformazioni istituzionali andò per aria grazie al voto negativo espresso in forma massiccia (60%) dal corpo elettorale.

Esponiamo allora le ragioni per le quali la legge attualmente in vigore, n.165 del 3 novembre 2017, presenta evidenti difetti sul piano costituzionale.

  1. Liste bloccate. E’ vero che la corte costituzionale ha ammesso le cosiddette “liste corte” senza preferenze e con l’elezione garantita dalla posizione nell’ordine della lista. E’altrettanto vero che, in questo modo, nel combinato disposto tra collegi uninominali garantiti ai “paracadutati/e” e liste bloccate abbiamo il 75% almeno del Parlamento già nominato in anticipo, anche perché giocano le pluricandidature (anche in questo caso l’assegnazione del seggio alla circoscrizione con la più bassa percentuale conseguita è comunque fattore di scambio nella scelta del dove candidarsi). E’ quindi necessario insistere su questo punto. Elettrici ed elettori si troveranno in mano una scheda con tantissimi nomi stampati e non potranno nemmeno usare l’arma, di cui disponevano i votanti in URSS della “cancellatura” di un certo numero di nomi non graditi. Un sistema che fu usato anche per l’elezione del Comitato Centrale nei congressi del PCI. Al punto che (vado a memoria) al VII congresso (Roma 1951) i secchiani fecero in modo che Togliatti non risultasse il primo degli eletti, posto che fu occupato da un operaio del Pignone di Firenze, Giacchetti;
  2. voto personale, libero, uguale (articolo 48 della Costituzione). Nel nostro caso non è assolutamente garantito. Il meccanismo del trasferimento di voto dal candidato nell’uninominale e appartenente ad una coalizione e quello dell’assegnazione dei voti delle liste coalizzate ferme tra l’1% e il 3%, con due successivi livelli di “spalmatura” viola palesemente (e direi quasi spudoratamente) proprio l’articolo 48. Non entro nel dettaglio delle tecnicalità che saranno adoperate in materia: in un caso si verificherà una “spalmatura” sulla base dei voti presi nel collegio uninominale dai candidati rispetto ai quali è stato indicato soltanto il voto alla persona e non alla lista; nel secondo caso con riferimento prima nazionale –il 3% deve essere superato a quel livello- poi circoscrizionale perché i seggi lì saranno attribuiti. Non è neppure garantito il rispetto del numero dei seggi assegnati a ogni circoscrizione, che possono alla fine risultare variabili. In sostanza un’elettrice o elettore che vota un partito all’interno di una coalizione rischia di vedere il proprio voto utilizzato per eleggere un candidato/a di un altro partito (appartenente alla stessa coalizione) in una diversa circoscrizione rispetto a quella nella quale ha espresso il proprio suffragio. Pertanto attenzione: exit poll e proiezioni, questa volta, serviranno soltanto ad alimentare il chiacchiericcio televisivo. Per capire l’effettiva composizione del nuovo Parlamento sarà necessario attendere l’attribuzione dell’ultimo voto valido e il completamento dei complicati conteggi appena esposti.
  3. l’indicazione del cosiddetto “Capo/a” della forza politica. Si tratta di una vera e propria forzatura che tende a far dimenticare all’elettrice e all’elettore che si vota per eleggere i propri rappresentanti in Parlamento e non per il Governo: Governo il cui eventuale presidente incaricato dal Capo dello Stato avrà il compito di formare una maggioranza – appunto – nell’ambito parlamentare. Non c’è nessuna elezione diretta, nessuna investitura popolare per alcun “unto del Signore”. Il male assoluto della personalizzazione della politica ha cercato di oscurare il dato che si vota per la rappresentanza politica e non per il governo e questo punto va chiarito con grande forza. Così come deve essere ribadito che non ci si trova in nessuna III o II Repubblica essendo la Costituzione, sul punto specifico della forma di governo (voto fiduciario da parte di entrambi i rami del Parlamento, articolo 94), per fortuna rimasta inalterata dal testo originale del 1948.

In sostanza oltre alla necessità di veder rappresentati in Parlamento il quadro dei grandi disagi sociali che l’Italia dei ceti popolari sta attraversando, sarà necessario ricordarci delle grandi difficoltà esistenti sul piano istituzionale e dell’applicazione della Costituzione, tra le quali il tema della legge elettorale appare sicuramente tra quelli più urgenti da affrontare anche per fare in modo che possano essere ancora una volta respinti i tentativi di torsione autoritaria che pure non mancheranno di verificarsi.

FRANCO ASTENGO

2 marzo 2018

foto tratta da Pixabay

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