Viale del tramonto. Il vero volto di Hollywood

Il capolavoro di Billy Wilder con Gloria Swanson, Erich von Stroheim e William Holden

Invitati dalle major o in fuga dalle persecuzioni naziste, decine di registi europei ebbbero una nuova vita a Hollywood dopo i successi nel vecchio continente. Da Fritz Lang a Friedrich Wilhelm Murnau, da Robert Siodmak a Joe May, da William Dieterle a Otto Preminger, da Wilhelm Thiele a Ernst Lubitsch, da Erich von Stroheim a Fred Zinnemann, fino ad arrivare a Billy Wilder, che riflettendo sulla “Mecca del cinema”, realizzò il suo capolavoro Sunset Blvd. (Sunset Boulevard), noto in Italia col titolo Viale del tramonto.

1. Billy Wilder

Il futuro cineasta, all’anagrafe Samuel Wilder, nacque a Sucha Beskidzka, all’epoca parte dell’Impero austro-ungarico, oggi Polonia, il 22 giugno 1906 da Max Wilder e Eugenia Dittler, una famiglia ebrea piuttosto agiata. La coppia aveva già avuto un figlio William Lee Wilder (Sucha Beskidzka, 22 agosto 1904 – Los Angeles, 14 febbraio 1982), anche’egli impegnato, seppur con minore successo, nel mondo del cinema. I Wilder si trasferirono a Vienna dove, dopo gli studi, Samuel divenne giornalista sportivo per la rivista “Die Stunde” e in seguito cronista di giudiziaria dalle colonne del “Nachttausgabe”. Alla morte prematura del padre, avvenuta nel 1926, Wilder si trasferì a Berlino dove iniziò a scrivere per il cinema. La sua prima sceneggiatura fu Der Teufelsreporter (1929), film diretto da Ernst Laemmle, cui fecero seguito diverse pellicole, alcune delle quali scritte per Robert Siodmak, Fred Zinnemann e William Dieterle, su tutte Menschen am Sonntag (Uomini di domenica, 1930) diretto da Siodmak e Edgar G. Ulmer. Ma il Nazismo era ormai alle porte. Samuel Wilder nel gennaio del 1934 lasciò la Germania per trasferirsi prima in Francia, poi negli Stati Uniti. La madre, il suo secondo marito Bernard Siedlisker e la nonna Balbina Baldinger vennero arrestati e portati nel Campo di concentramento di Kraków-Płaszów. L’uomo fu ucciso nel 1942, madre e figlia l’anno successivo. L’orrore che qualcuno vorrebbe negare o addirittura riproporre.

2. Greta Garbo e Bela Lugosi in Ninotchka, film scritto da Wilder

Tornando al cinema, Wilder, che aveva debuttato dietro la macchina da presa in Francia col modesto Mauvaise graine (Amore che redime, 1934) codiretto insieme a Alexander Esway, giunto negli Stati Uniti decise di riprendere il lavoro di sceneggiatore, specializzandosi in commedie raffinate ed eleganti. Ormai soprannominato Billy iniziò un importante sodalizio con lo sceneggiatore Charles Brackett e scrisse, tra gli altri, Ninotchka diretto dall’amico Ernst Lubitsch e interpretato da Greta Garbo (orfana di Mauritz Stiller), Melvyn Douglas e Bela Lugosi. Il film valse a Wilder la prima nomination all’Oscar, cui fecero seguito quelle per Hold Back the Dawn (La porta d’oro, 1941) diretto da Mitchell Leisen e per Ball of Fire (Colpo di fulmine, 1941) di Howard Hawks.

Il cineasta tornò dietro la macchina da presa nel 1942 col film The Major and the Minor (Frutto proibito), ma fu solo lasciando l’amata commedia che si impose all’attenzione di pubblico e critica. Negli anni successivi, infatti, realizzò pellicole violente, aggressive, inconsuete per la Hollywood del tempo da Double Indemnity (La fiamma del peccato, 1944) con cui ottenne la nomination all’Oscar come Miglior regista a The Lost Weekend (Giorni perduti, 1945) che gli valse sia l’Oscar per la regia, sia quello per la Migliore sceneggiatura non originale. Fece seguito un’altra nomination per il film A Foreign Affair (Scandalo internazionale, 1948) con Marlene Dietrich. Ma Hollywood, quella Hollywood piaceva sempre meno a Wilder, ancor più dopo la “caccia ai comunisti” sviluppatasi negli anni del cosiddetto “maccartismo” che videro il regista, insieme ad altri, schierarsi contro lo strumento della delazione.

3. Mabel Normand, la sua vicenda ispirò Billy Wilder per Viale del tramonto

Nel 1948 Wilder e Brackett iniziarono a ragionare su Hollywood, sugli scandali, sul divismo, su un sistema che “spremeva” all’eccesso e poi abbandonava. A loro si affiancò, nell’agosto del 1948, D.M. Marshman Jr., già editorialista delle riviste “Life” e “Time”. Uno dei casi più noti e controversi riguardava Mabel Normand. L’attrice, la prima partner cinematografica di Charlie Chaplin, dopo essersi staccata professionalmente e personalmente da Mack Sennett, era entrata in un vortice di eccessi e droga. Dopo aver fatto ridere milioni di americani, era ormai sola e sempre più dissoluta. Nel 1922 venne coinvolta nell’omicidio del direttore della Paramount, William Desmond Taylor, e l’anno successivo in quello del petroliere Courtland Dines (insieme ad Edna Purviance, altra attrice legata a Chaplin). Morì di tubercolosi nel 1930 ad appena 37 anni. Da questi drammatici episodi nacque l’idea di Sunset Boulevard, nonché il nome della protagonista del film: Norma Desmond, dall’unione di Mabel Normand e William Desmond Taylor.

4. Gloria Swanson e Billy Wilder

Ma trovare un’attrice sul “viale del tramonto” che interpretasse un ruolo praticamente autobiografico, non fu semplice. Venne contattata Mae West. L’attrice, prevalentemente attiva negli anni trenta, si riteneva troppo giovane per interpretare la parte di una vecchia diva e, come se non bastasse, pretendeva di riscrivere la sceneggiatura. Declinò pertanto l’invito. Lo stesso fece Mary Pickford. Greta Garbo non degnò neanche di una risposta il povero Wilder, si era ritirata dalle scene e non tornò più sulla sua decisione. Pola Negri, altra fiamma di Chaplin, sebbene ipotizzata, venne scartata per il forte accento polacco. Alla fine, suggerita da George Cukor, a ottenere la parte fu Gloria Swanson, straordinaria attrice del muto che dal 1934 aveva girato un solo film.

Non meno complessa la ricerca dell’attore protagonista, Joe Gillis uno sceneggiatore fallito che diventa amante della vecchia diva. La parte venne scritta per Montgomery Clift, ma l’attore rifiutò poiché non voleva passare per “gerontofilo” (anche se nella vita reale ebbe relazioni con donne più mature) e lasciò il set poco prima dell’inizio delle riprese. La Paramount contattò quindi Fred MacMurray, già diretto da Wilder ne La fiamma del peccato, che non condivise, tuttavia, il taglio dato al personaggio. Marlon Brando fu, invece, scartato perché considerato, in allora, poco conosciuto. Mentre Gene Kelly, dopo un pre-accordo, fu costretto a rinunciare poiché la MGM aveva con lui un contratto in eslusiva. Alla fine venne scelto, nonostante la contrarietà di Wilder, William Holden.

5. Eric von Stroheim e William Holden, in una foto pubblicitaria del film

Il terzo personaggio chiave del film, quello di Max von Mayerling un regista caduto in disgrazia, divenuto prima sposo e poi maggiordono della diva, venne portato sullo schermo autobiograficamente da Eric von Stroheim. Geniale regista di Greed (Rapacità) e meraviglioso interprete ne La grande Illusion (La grande illusione, 1937) diretto da Jean Renoir, von Stroheim aveva già lavorato con Wilder interpretando Erwin Rommel nel film Five Graves to Cairo (I cinque segreti del deserto, 1943). Durante il primo giorno di riprese il regista accolse il suo interprete con un inchino e un grande riconoscimento: “Saluto in voi il regista che è stato in anticipo su tutti gli altri di dieci anni”. Stroheim, in divisa da Rommel, rispose battendo i tacchi: “Di venti, mister Wilder. Di venti”.

Nel cast anche Nancy Olson che diede il volto a Betty Schaefer, l’amica del protagonista e Lloyd Gough nella parte di Morino, l’agente di Gillis, attore che con la moglie Karen Morley, finì presto vittima del “maccartismo”.

Le riprese iniziarono nel maggio del 1949 con la sceneggiatura ancora incompleta, al punto che il regista affermò che di non avere idea di come sarebbe finito il film. Sunset Blvd. venne presentato in anteprima a fine anno a Evanston, Poughkeepsie e Great Neck, con un’inizio diverso da quello attuale. In quelle prime proiezioni pubbliche il film si apriva in un obitorio con i morti parlavano tra loro, raccontando come avevano fatto a finire li. Le risate dei presenti portarono Wilder e Brackett ad eliminare quelle scene e a sostituirle con quelle attuali, girate il 5 gennaio del 1950. Dopo una suntuosa campagna pubblicitaria, il 10 agosto dello stesso anno, al Radio City Music Hall, si tenne la prima di Sunset Blvd., in Italia il film arrivò il 6 marzo 1951 col titolo Viale del tramonto.

6. Charles Brackett e Billy Wilder

Mentre il suo cadavere galleggia nella piscina di una villa, Joe Gillis (William Holden) ripercorre, con un uso inedito della voce fuori campo (quella di Emilio Cigoli nell’edizione italiana) le ultime settimane della sua vita. È uno sceneggiatore cinematografico che, per sfuggire ai creditori che gli vogliono pignorare l’auto, si rifugia in una villa, apparentemente abbandonata. L’edificio, gotico e decadente, è invece abitato da Norma Desmond (Gloria Swanson) una vecchia diva del cinema muto che vive isolta dal resto del mondo, accudita solo dal fido maggiordomo, ex regista ed ex marito, Max von Mayerling (Erich von Stroheim). “Io sono sempre grande, è il cinema che è diventato piccolo!” afferma l’attrice rivolgendosi allo sceneggiatore, inizialmente scambiato per uno necrofori incaricati del funerale della scimmietta della Desmond. La donna, che sogna un grande ritorno sul set, lo invita a trasferirsi nella villa per lavorare ad un progetto cinematografico sulla vita di Salomè. Tra partire a carte con vecchie glorie del grande schermo, Anna Q. Nilsson, H.B. Warner e un malinconico Buster Keaton, e la proiezione di vecchi film (Queen Kelly, realmente diretto da von Stroheim e realmente interpretato da Gloria Swanson), Joe passa dall’essere mantenuto ad amante di una Norma sempre più convinta, per colpa delle finte lettere di ammiratori confezionate a sua insaputa da Max, di essere ancora amata dal pubblico e vicina al ritorno sul grande schermo. La vecchia diva va sul set (quello reale di Sansone e Dalila) per incontrare Cecil B. De Mille, convinta di aver trovato il regista del suo film, ma Hollywood è interessata solo alla sua lussuosa auto d’epoca (un’Isotta Fraschini foderata di pelle di leopardo, oggi conservata al Museo dell’automobile di Torino). Gills inizia, invece, a scrivere una sceneggiatura per la Paramount insieme a Betty Schaefer (Nancy Olson) e i due, naturalmente, si innamorano. Sempre più sola e abbandonata anche da Gills, la vecchia diva uccide l’uomo con numerosi colpi di pistola. Con l’azione che torna alla piscina e il corpo di Gills viene recuperato dalla polizia, Norma Desmond, ormai folle, ma ancora accudita e protetta da Max, scende le scale per andare incontro a fotografi, cinegiornali e polizia, convinta di recitare il suo ultimo grande film.

7. Viale del tramonto (1950)

Un lungo flashback, tra cinismo e humor nero, con cui Wilder affrontò la decandenza del cinema e della vita stessa, mischiando sapientemente finzione e realtà. La vita di Norma Desmond non è forse quella di Gloria Swanson e di altre dive del muto? Buster Keaton non fu davvero sfruttato fino all’inverosimile per poi essere abbandonato da Hollywood? Ed Erich von Stroheim? Parlando con Joe, il suo personaggio afferma: “A quei tempi c’erano tre giovani registi, che promettevano, David Wark Griffith, Cecil B. De Mille e Max von Mayerling”, non sta forse parlando di se stesso? Di assolutamente falso nel film c’è la guida di Max. Von Stroheim, infatti, non sapeva guidare l’auto che, pertanto, venne tirata con dei cavi. Notevoli le soluzioni stilistiche dall’inedito lungo flashback alla voce fuori campo passando per la fotografia a tratti horror. Grandissima prova degli attori, su tutti i due “vecchi” Swanson e Stroheim.

8. i magnifici interpreti di Viale del tramonto

Una rappresentazione corrosiva e demifisticatrice di Hollywood e dei suoi miti che ottenne ben undici candidature all’Oscar (tra queste film, regista e i quattro attori), ma si aggiudicò solo i tre per la Miglior sceneggiatura originale a Billy Wilder, Charles Brackett e D.M. Marshman Jr., per la Migliore scenografia a Hans Dreier, John Meehan, Sam Comer e Ray Moyer e la Miglior colonna sonora a Franz Waxman.

Dopo Sunset Boulevard, Wilder, nonostante lo scetticismo iniziale, diresse ancora Holden. Da ricordare, tra gli altri, il film Stalag 17 (Stalag 17 – L’inferno dei vivi, 1953) ambientato in un campo di concentramento nazista, per il quale l’attore si aggiudicò l’Oscar come Migliore attore protagonista. Numerosi filma anche per Nancy Olson che recitò, tra gli altri, per Michael Curtiz, Robert Wise e Raoul Walsh. Solo più due film, invece, per Gloria Swanson e Erich von Stroheim, avviati per davvero lungo il viale del tramonto.

MARCO RAVERA

redazionale


Bibliografia
“Billy Wilder” di Alessandro Cappabianca – Castoro
“Erich von Stroheim” di Alessandro Cappabianca – Castoro
“Erich von Stroheim. Fasto e decadenza di un geniale, sfrenato e anticonformista maestro della storia del cinema” di Ermanno Comuzio – Gremese editore
“Storia del cinema” di Gianni Rondolino – UTET
“Il Mereghetti. Dizionario dei film 2019” di Paolo Mereghetti – Baldini & Castoldi

Immagini tratte da: Immagine in evidenza immagine, foto 7 Screenshot dal film Viale del tramonto, foto 1 Screenshot del film Ninotchka, foto 1, 5, 8 da gettyimages.com foto 3, 4, 6 da it.wikipedia.org.

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