Un po’ di numeri sul voto spagnolo

La tornata elettorale spagnola svoltasi il 10 novembre è stata la seconda nell’anno 2019: una prima occasione si era avuta il 28 aprile ma le vicende successive avevano registrato...
Conferenza stampa di Pablo Iglesias dopo il voto

La tornata elettorale spagnola svoltasi il 10 novembre è stata la seconda nell’anno 2019: una prima occasione si era avuta il 28 aprile ma le vicende successive avevano registrato l’impossibilità di formare un nuovo esecutivo e così il paese iberico è tornato alle urne.

Anche questa volta però l’esito rende comunque complicato il cammino verso la costruzione di un nuovo governo e già si parla di ulteriori prove elettorali.

Nel caso di questo abbozzo di analisi si sono misurati i dati relativi all’elezione del Congreso: 350 deputati.

Il Congreso (erede delle antiche Cortes) è eletto con una procedura molto particolare che molti pensavano garantisse comunque la governabilità: ma la formula magica, in questo senso, non esiste da nessuna parte.

L’assegnazione degli “scagnos”, infatti, avviene attraverso collegi plurinominali di diversa (e in gran parte ridotta) dimensione utilizzando il metodo d’Hondt o dei quozienti successivi quindi senza utilizzo dei resti e senza riporto ad un collegio unico nazionale.

In questo modo oltre a favorire i partiti più grandi risultano privilegiate le concentrazioni locali che potrebbero alla fine risultare decisive.

Il dato più interessante da esaminare diventa allora quello del “costo” di ogni seggio per ciascun partito, comparando questo elemento con quanto accaduto nelle elezioni precedenti per comprendere meglio il peso della “localizzazione” o l’eventuale (per i grandi partiti) estensione o riduzione nel “peso nazionale” del voto.

E’ evidente che un’analisi ancor più approfondita in questo senso dovrà essere svolta nei prossimi giorni esaminando i dati collegio per collegio: adesso però, a poche ore di distanza dal voto, ci si dovrà accontentare di una valutazione di carattere generale.

Due rilievi preliminari:

1) è calata la partecipazione al voto. Pur tuttavia, sotto quest’aspetto, considerata la particolarità della seconda chiamata alle urne in pochi mesi, i dati ci indicano una sostanziale tenuta;

2) l’evidente spostamento a destra (con particolare riferimento alla destra più estrema) verificatosi nello spazio temporale intercorrente tra aprile e novembre ci indica come l’elemento di una forte volatilità elettorale, già evidente in Italia, appare caratterizzare anche le scelte di  elettrici ed elettori spagnoli. Nel caso dell’avanzata della destra se ne possono individuare le cause non soltanto nella questione dei migranti ma anche e forse soprattutto nell’acuirsi delle tensioni separatiste in Catalogna e di conseguenza nell’emergere di una forte propensione nazionalista.

Andando per ordine:

Il totale dei voti validi questa volta è assommato a 23.908.856 unità, in calo di 2.452.295 (26.361.051 ad aprile) ma ancora in crescita rispetto al 2016 quando i voti validi furono 23.874.674. Quindi il giudizio di “tenuta” va riferito alla comparazione tra i dati del 2016 e quelli del novembre 2019.

Il giudizio sul voto del PSOE deve quindi essere avanzato tenendo conto proprio del calo dei voti validi. I socialisti , tra l’aprile e il novembre del 2019, perdono circa 800.000 voti ( dai 7.513.142 suffragi di aprile ai 6.752.983 voti di novembre)  ma restano in vantaggio sul 2016 dove  avevano ottenuto 5.443.846 voti. Nell’attuale occasione si registra una perdita di 3 seggi (da 123 a 120), quindi con il mantenimento di una crescita in seggi tra il 2016 e il novembre 2019 da 85 a 120: il giudizio formulato ad aprile di un PSOE più “nazionale” e insieme più europeo deve quindi essere mantenuto anche se deve essere valutato lo spostamento a destra effettuato da Sanchez negli ultimi giorni di campagna elettorale .Spostamento a destra sul piano propagandistico che però non pare aver fruttato una qualche intercettazione del crollo di Ciudadanos il  cui esito appare, invece, del tutto orientato a destra.

Tra aprile e novembre si registra, invece, un netto incremento del Partito Popolare che però non recupera totalmente il calo fatto registrare rispetto alle  elezioni del 2016. Tra il 2016 e il 2019 i Popolari erano scesi da 7.941.236 voti (137 seggi) a 4.356.846 ( 66 seggi). A novembre 2019 il recupero è stato di circa 650.000 voti con 5.010.860 voti e 88 seggi. Di conseguenza il PP tra il 2016 e il novembre 2019 rimane in calo di 2.900.000 voti e di 49 seggi.

Esaminiamo adesso il rapporto tra il crollo di Ciudadanos e l’incremento dell’estrema destra rappresentata da Vox.

Nell’aprile 2019 Ciudadanos aveva compiuto un notevole passo in avanti salendo dai 3.140.570 voti del 2016 a 4.136.600 passando da 32 a 57 seggi. Il voto di novembre ha ridotto la presenza di Ciudadanos a 10 seggi pari a 1.837.540 voti, con una perdita rispetto ad aprile di 2.300.000 suffragi.

Questo invece il cammino di Vox nel corso delle tre competizioni elettorali prese in considerazione. Nel 2016 l’estrema destra non aveva ottenuto alcuna rappresentanza parlamentare fermandosi a 47.182 voti. Nell’aprile prima crescita improvvisa fino a 2.677.173 voti e 24 seggi, per poi salire a novembre a 3.640.083 suffragi e 52 deputati. In sostanza tra il 2016 e il novembre del 2019 abbiamo avuto uno spostamento verso l’estrema destra di una massa di elettrici ed elettori composta da oltre 3.000.000 di unità e questo rappresenta  il vero dato emergente da quel fenomeno di accresciuta volatilità elettorale cui si accennava all’inizio: appare abbastanza evidente come  sia Ciudadanos la lista maggiormente tributaria verso Vox che deve però aver catalizzato anche altre fonti di voto dopo aver fatto sicuramente registrare, in aprile, un incremento di provenienza PP. Dunque siamo di fronte ad uno spostamento complessivo e massiccio di parti  di elettorato già centrista verso posizioni di destra radicale.

Continua il calo a  sinistra per la lista composta da Podemos e Izquerdia Unida. Nel 2016 si erano avuti 3.227.123 voti per 45 deputati, ad aprile il calo era stato contenuto a circa 350.000  voti in meno (2.897.419 per 33 deputati). A novembre un altro mezzo milione di voti persi scendendo a 2.364.192 con 28 deputati, 5 in meno. Da aggiungere comunque i 2 deputati ottenuti da una lista Podemos – Eu con 188.260 voti.

Esaminiamo allora il comportamento di alcune delle principali liste rappresentative delle nazionalità.

In calo l’ERC (Esquerra Repubblicana di Catalogna) che tra il 2016 e l’aprile 2019 era salita da 632.234 voti (9 deputati) a 1.015.355 (15 deputati). Adesso i voti sono calati a 869.834 (circa 130.000 in meno rispetto ad aprile, ma 230.000 in più rispetto al 2016) e i deputati sono 13 due in meno tra aprile e novembre.

Si può pensare che parte dei voti perduti da ERC siano passati agli indipendentisti di Jxcat Junts non presente nel 2016 che nell’aprile 2019 aveva avuto 500.787 voti per 7 deputati. Il partito fondato da Puigdemont ha incrementato la propria quota   di circa 27.000 suffragi conquistando un deputato in più.

Tra i partiti baschi da notare il calo del PNV e la crescita di Bildu. I nazionalisti scendono da 395.884 voti (8 seggi) a 377.423 (7 seggi) mentre il partito di Otegi sale da 259.847 a 276.518 incrementando di un deputato: da 4 a 5.

L’esempio più evidente della distorsione che presenta la formula spagnola di traduzione di voti in seggi è rappresentato da NA+ il partito della Navarra che mantiene 2 deputati con 98.446 voti (rispetto ai 107.618 di aprile). I navarrini pagano ogni deputato circa 46.000 voti,mentre un grande partito come il PSOE ottiene un deputato con circa 56.000 voti  e una forza intermedia come Podemos con  circa 83.000 voti.

Esaminato così in modo molto sommario l’esito delle elezioni spagnole del 10 novembre non si può che confermare il giudizio di massima già espresso commentando l’esito delle elezioni di aprile.

Si continua a rilevare la frammentazione del sistema politico spagnolo soprattutto sul versante della faglia localistica proprio mentre si è registrata l’incapacità dei partiti che la rappresentano di poter concorrere alla formazione di una maggioranza di governo, al riguardo della quale risulta ancora insufficiente un’alleanza a sinistra mentre è cresciuto il peso di una estrema destra per ora confinata nel ruolo di interdizione.

Circolano già voci di una ulteriore convocazione dei comizi, ma forse potrebbe profilarsi l’ombra della grossekoalition..

FRANCO ASTENGO

12 novembre 2019

foto: screenshot

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EsteriEuropaSpagna e Portogallo





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