Tredici domande ad Angela Davis

Il “caso” estremamente attuale di Angela Davis, intellettuale, docente universitaria, militante comunista nera d’America, imprigionata sotto l’accusa di complicità nel sequestro e nell’uccisione del giudice Haley, ha assunto un...
Angela Davis

Il “caso” estremamente attuale di Angela Davis, intellettuale, docente universitaria, militante comunista nera d’America, imprigionata sotto l’accusa di complicità nel sequestro e nell’uccisione del giudice Haley, ha assunto un valore emblematico della lotta violenta e manifesta all’interno della roccaforte dell’imperialismo americano. La coraggiosa protesta, la partecipazione costante all’organizzazione di un movimento di liberazione del popolo nero d’America, sono le vere colpe che si intendono far scontare ad Angela Davis. La repressione razzista ha raggiunto in questi ultimi mesi forme estreme di derisoria e sistematica violazione di ogni garanzia costituzionale. L’atmosfera isterica di caccia all’uomo ricorda molto da vicino i nefasti periodi del maccartismo. Angela Davis rappresenta uno scandalo: come “nera”, invece di “stare al suo posto”, secondo la locuzione razzista – “posto” ai margini che equivale sia al ghetto sociale ove il nero è confinato, sia e soprattutto al “luogo” mentale ove si accetta e si perpetua la disuguaglianza più umiliante – invece di adeguarsi, come altri esponenti della borghesia nera, alle ideologie dominanti, essa ha intrapreso, dall’università di Los Angeles in California, alla luce della metodologia marxista, un lavoro di ricerca e di analisi delle contraddizioni inerenti alle strutture capitalistiche, che l’ha portata a militare nelle file dell’avanguardia cosciente del proletariato americano. È questo che i gruppi dirigenti di America non le hanno perdonato. (Biblioteca marxista.org)

Nel corso della sua prima intervista dopo l’arresto e l’incarcerazione, in seguito all’accusa di omicidio e complotto emanato in California. Angela Davis ha risposto alle domande che le sono state rivolte dalla popolazione di Harlem e che il Muhammad Speaks le ha trasmesso.
Alcuni inviati del Muhammad Speaks hanno percorso le vie di Harlem e raccolto tra i neri, uomini, donne di tutti i ceti, studenti, disoccupati, le domande che avrebbero posto a Angela Davis se le avessero potuto parlare, per chiarirsi ciò che non comprendevano in tutta questa faccenda.
Le domande che risultarono più frequenti furono presentate ad Angela dal suo avvocato, Margaret Burnham, che registrò le risposte in esclusiva per il Muhammad Speaks.
Molte persone interpellate avevano espresso il desiderio di sentire Angela spiegare la situazione “nei suoi termini reali”, in modo da contrapporli alle “conclusioni” della stampa ufficiale.
Un gran numero di persone ha detto di non avere domande specifiche da rivolgere, visto che comprendeva perfettamente la natura della persecuzione che Angela subiva, ma voleva ugualmente inviarle auguri ed esprimere la propria solidarietà, il proprio incoraggiamento e la propria partecipazione. Gli stessi sentimenti furono ugualmente espressi da molti di quelli che hanno posto delle domande.
Il corrispondente pensa che le domande raccolte nelle strade di Harlem siano le stesse che avrebbero posto la maggior parte dei neri, uomini e donne dell’intero paese. Le risposte di Angela Davis sono riprodotte qui in modo che possano essere conosciute per mezzo di un giornale nero e possano servire a demistificare le false impressioni suscitate dai servizi di Life, Newsweek, Time, New York Times, ecc.
Ecco le domande rivolte dalla popolazione di Harlem ad Angela Davis, classificate per ordine di frequenza (la prima è quella più frequentemente posta, ecc.), e le sue risposte.

Perché è comunista?
Prima di tutto io sono nera. Ho consacrato la mia vita alla lotta per la liberazione del popolo nero, il mio popolo asservito, imprigionato!
Io sono comunista, perché il motivo per il quale noi siamo costretti con la violenza a vivere miseramente, ad avere il livello di vita più basso di tutta la società americana, è in stretto rapporto con la natura del capitalismo. Se noi riusciremo un giorno ad emergere dalla nostra oppressione, dalla nostra miseria, se riusciremo un giorno a non essere i bersagli di una mentalità razzista, di poliziotti razzisti, dovremo distruggere il sistema capitalistico americano. Bisognerà sopprimere un sistema nel quale si garantisce a qualche ricco capitalista il privilegio di continuare ad arricchirsi, mentre un intero popolo, costretto a lavorare per i ricchi, non può mai elevarsi in maniera sostanziale, e ciò vale soprattutto per i neri.
Sono comunista perché credo che il popolo nero, il cui lavoro e il cui sangue hanno reso possibile edificare questo paese, ha diritto ad una gran parte delle ricchezze che hanno accumulato gli Hugh, i Rockefeller, i Kennedy, i Dupont, tutti gli strapotenti capitalisti bianchi d’America.
Sono comunista perché penso che i neri non dovrebbero essere costretti a fare una guerra razzista e imperialista nel Sud-Est asiatico, dove il governo USA rifiuta con la violenza più inumana ad un popolo non bianco il diritto di autogovernarsi, esattamente allo stesso modo in cui, durante interi secoli, ha usato la violenza per sopprimerci.
La mia decisione di iscrivermi al gruppo Che-Lumumba, collettivo nero militante del partito comunista, deriva direttamente dalla mia convinzione che la sola via per la liberazione di tutti i neri è quella del rovesciamento completo e totale della classe capitalista e di tutti i suoi mezzi di oppressione. Il compito del gruppo Che-Lumumba è di organizzare i neri in funzione dei loro bisogni immediati; ma, allo stesso tempo, di creare un’armata di combattenti per la libertà che rovesceranno i nostri nemici. Noi sappiamo che, per raggiungere questo scopo finale, dobbiamo unire le nostre forze a quelle degli elementi progressisti della popolazione bianca di America, che ha visto come noi la natura della bestia capitalista.

Perché non ha utilizzato l’organizzazione clandestina come R. Williams e E. Cleaver per sfuggire alla persecuzione?
All’inizio ero convinta che nel mio caso, d’accordo con Nixon e Reagan, J. E. Hoover avesse deciso di dare un esempio. Il FBI ha utilizzato per catturarmi delle considerevoli forze, molto più considerevoli di quanto non abbia l’abitudine di fare. Poiché si era talmente indirizzata l’attenzione del pubblico su di me e sulla mia presunta partecipazione agli avvenimenti di San Raphael, bisognava dimostrate all’opinione pubblica reazionaria di esser capaci di catturare i rivoluzionari neri.
Nelle comunità nere di tutto il paese si arrestano centinaia di donne che mi rassomigliano. Hanno preso a sorvegliare in permanenza non soltanto la mia famiglia, i miei amici e compagni politici, ma anche conoscenti casuali, gente incontrata un giorno per caso e con cui non avevo più avuto alcuna relazione da più di dieci anni. Chiaramente mi si volevano sbarrare tutte le strade. Bisogna rendersi conto che io sono stata catturata all’improvviso. Non avevo alcun mezzo di prevedere che dovevo nascondermi per sfuggire alla cattura nell’agosto scorso. La mia fuga ha dovuto dunque essere completamente improvvisata. Non è stato certamente molto facile, dato che una mia foto era esposta in tutto il paese. Inoltre la stampa aiutava il FBI pubblicando ogni tipo di articoli e persino una cronaca.
Non sono riuscita a non farmi catturare, ma bisogna tener presente una cosa: ci saranno altre storie fabbricate di sana pianta come la mia e noi saremo ancora obbligati a nasconderci. Il fatto che mi hanno catturata non significa però, assolutamente, che noi saremo tutti catturati.
Essi hanno messo i loro cani alle mie costole; ma possono permettersi di farlo solo qualche volta: noi dobbiamo impedire di farci terrorizzare, perché tale è, chiaramente, il loro scopo.
Inoltre, vista la repressione violenta che subiamo, dobbiamo programmare di mettere in piedi un’organizzazione efficiente, che permetta ai militanti neri ricercati dalla polizia di restare negli Stati Uniti e di continuare a lottare per la nostra liberazione.

Si dice spesso che lei è stata utilizzata dai comunisti, è possibile che sia cosi?
Tutta la pubblicità più velenosa che tende a dire che io sono stata utilizzata dai comunisti non può essere che opera della fantasia dei nemici della nostra causa.
Si dice che, poiché il partito comunista è venuto a difendermi, ciò significa che esso mi sfrutta e che addirittura il partito stesso abbia avuto qualcosa a che fare con il mio arresto.
Coloro che credono a menzogne così evidenti sono stati terribilmente ingannati dalla cricca Nixon-Reagan, perché sono essi che utilizzano questi metodi così vili, per mettere in crisi la nostra lotta.
Sono una comunista nera. Il governo corrotto di questo paese non può accettare una simile associazione. Per questo essi utilizzano gli avvenimenti di San Raphael per cercare di assassinarmi. Io sono membro del partito comunista, è compito dunque del partito venirmi a difendere.
In più, servendosi del mio caso, il governo cerca di spingere più a fondo i suoi attacchi contro il popolo nero e di terrorizzarlo ancora di più, come ha già fatto nel caso di George Jackson, Huey Newton, Bobby Seale e Ericka Huggins, e in molti altri casi. Per questo il popolo nero deve mettere all’ordine del giorno il problema di organizzarsi, non solamente per la difesa dei prigionieri politici ma per la propria difesa.

A dispetto di tutto ciò che lei ha subito, le sue convinzioni per ciò che riguarda la causa del popolo nero sono rimaste immutate?
Non vi è assolutamente nulla che mi possa impedire di lottare con tutte le mie forze per la libertà del mio popolo. Il fatto che sono stata arrestata non mi riduce a piangere, bensì mi fornisce ulteriori ragioni per essere forte e continuare la lotta.
Mentre partecipavo alla lotta per liberare i fratelli di Soledad, mettevo i compagni in guardia dicendo che non aveva importanza quale di noi potesse diventare il prossimo bersaglio del governo, nella sua politica di repressione dei rivoluzionari neri.
Molti di noi sono chiusi nelle prigioni, qui o negli altri Stati. Il 95 per cento delle detenute che sono qui nella prigione femminile (contea di New York) sono nere o portoricane. Io sono in mezzo al mio popolo e noi continueremo a lottare all’interno della prigione.

Come possono i non militanti aiutarla nella sua lotta?
Sono stati creati dei comitati in tutti i paesi e nel mondo intero per costringere il governo a liberarmi. Hanno già avuto luogo manifestazioni, campagne di petizioni, movimenti di massa e campagne di stampa. Si sono intraprese tutte le azioni possibili. Suggerisco a tutti coloro che lo desiderano di mettersi in contatto con il Comitato newyorkese per la liberazione di Angela Davis, 29 W. 15 Str. N.Y. City o Donne nere per la liberazione di Angela Davis, 361 West 125 Str. N.Y. City o il Comitato di unione nazionale per liberare Angela Davis 4350 43 Str. Los Angeles California.
Io penso che sia importante collegare la lotta per la mia liberazione alla lotta per liberare gli altri prigionieri politici neri. Affermo che la lotta che si conduce deve pretendere la liberazione di tutti i neri, uomini e donne, perché pochi di noi sono stati giudicati con giustizia. Non abbiamo certamente avuto dei giurati scelti tra di noi.
Anche nel caso in cui fossi autorizzata a lasciare la prigione non mi considererei libera. La libertà diventerà una realtà quando noi, popolo nero, avremo soppresso i nostri nemici, quando avremo spezzato il giogo dell’oppressione e potremo liberamente costruire una società che rifletterà i nostri bisogni e le nostre aspirazioni. Io non sarò libera finché non sarà libero tutto il mio popolo.

Da quando lei è diventata comunista non ha mai dubitato che il partito possa aiutare il popolo nero?
Il partito comunista dichiara che il popolo nero non solamente costituisce la parte più oppressa della popolazione degli Stati Uniti, ma anche che noi siamo in questo paese l’espressione della resistenza più combattiva. Noi siamo dunque, in quanto popolo nero, i leaders naturali di una rivoluzione il cui scopo finale è quello di rovesciare la classe dirigente americana e liberare tutte le masse del paese. I neri si devono liberare poggiando sulle proprie forze. Nella nostra lotta noi comprendiamo come il razzismo sia negativo in questo paese. Questa realtà l’abbiamo appresa al momento della lotta per i diritti civili, in cui molti bianchi dalle buone intenzioni perpetuavano il razzismo, adottando un atteggiamento di protezione, dicendo che essi dovevano “aiutare” noi altri neri, il che significava aiutarci nell’inutile impresa che consisteva nell’integrazione in una cultura destinata a morire.
Il partito comunista riconosce la necessità per i bianchi, soprattutto per gli operai bianchi, di accettare il ruolo direttivo dei neri. Se essi dovranno un giorno liberarsi dalle loro catene capiranno che dovranno, prima di tutto, lottare contro ogni manifestazione di razzismo.

La maggior parte dei giornali dice che lei è fuggita dalla California perché era colpevole. Può chiarirci questo punto?
Le voglio porre una domanda. Quando uno schiavo, che era riuscito a fuggire alla frusta e ai supplizi del suo padrone bianco, riparava in un altro Stato, era questa una prova della sua colpevolezza?
Dopo che Ronand Reagan e le sue coorti fasciste ebbero lanciato una campagna per farmi rimuovere dal mio posto all’università di Los Angeles – non perché non avevo i titoli richiesti, ma perché semplicemente ero nera, comunista e mi ero dedicata alla lotta per la liberazione del mio popolo – come non avrei potuto comprendere che avevano deciso di assassinarmi? Dopo tutto avevano già fatto nascere un movimento reazionario contro di me per il posto che occupavo.
L’anno scorso, non è passato un giorno senza che io non ricevessi minacce di morte sotto le forme più svariate. Il risultato dell’attività di Reagan fu che venni costantemente vessata dagli uomini da lui mandati a pattugliare la nostra comunità.
Io fuggii perché ero convinta di avere pochissime possibilità di essere giudicata equamente in California. Aggiungerò che il Times di Los Ange1es, dopo aver interrogato la comunità nera della città, concluse che l’80 per cento di quelli che avevano interrogato trovavano giusto il fatto che io mi nascondessi. Perché il costituirmi significava mettermi direttamente nelle mani dei boia, dei boia del popolo nero in generale.

Se lei dovrà essere giudicata in California, pensa che sarà giudicata equamente?
Il sistema giudiziario americano è corrotto. Per ciò che riguarda i neri, esso si manifesta come uno degli aspetti repressivi di un sistema che rende legale l’oppressione sistematica del nostro popolo. Noi siamo le vittime, non i protetti dalla giustizia.
È chiaro che la democrazia in America è svilita e senza speranza, quando i tribunali, che presumibilmente dovrebbero garantire i diritti del popolo, sono stati coinvolti a partecipare attivamente alla guerra genocida contro il popolo nero.
Noi dobbiamo respingere il presunto diritto dei tribunali di opprimerci ulteriormente. Il solo modo con cui possiamo ottenere giustizia è esigendola, e creando un movimento di massa che faccia intendere al nostro nemico che utilizzeremo tutti i mezzi a nostra disposizione per assicurare una vera giustizia al nostro popolo. È il solo modo con cui possiamo sperare di liberare tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle imprigionati nelle galere americane. È il solo modo con cui possiamo sperare di ottenere la liberazione finale.

Come è il suo morale?
Con tutte le meravigliose sorelle che mi circondano e tutti i fratelli e le sorelle che lottano al di fuori, io non posso che sentirmi risoluta a continuare a lottare, cosi come lo ero quando fui arrestata. Ricevo ogni giorno centinaia e centinaia di lettere di simpatizzanti da tutto il mondo, che mi convincono dell’immensità dei consensi e degli appoggi che ho ricevuto dappertutto.
La stampa non ha detto che, quando ho iniziato uno sciopero della fame per protestare contro l’isolamento al quale mi avevano costretta, molti compagni lo hanno ugualmente iniziato, affiancandosi solidali alla mia protesta.
Sono in prigione da più di due mesi, Huey fu incarcerato per due anni, Ericka Huggins, che conosco personalmente e che ammiro come una delle grandi figure del popolo nero di questo paese, è in prigione da due anni, come pure Bobby Seale.
Quando provo ad immaginare ciò che George Jackson, uno dei fratelli di Soledad, ha dovuto sopportare in questi 11 anni, divenendo tuttavia un potente ed insigne dirigente del popolo, e quando penso a Jonathan Jackson ed a molti altri che hanno sacrificato la vita per la nostra lotta, mi sento riempire di tutta la forza necessaria per continuare a combattere.

Puo dirci come è trattata nel carcere femminile?
Si tratta di una prigione e tutte le condizioni più spaventose che caratterizzano le galere americane sono presenti in questa.
Piuttosto che parlare subito del trattamento particolare che subisco, vorrei raccontare quali sono 1e condizioni in cui siamo costrette a vivere. Tanto per incominciare, la prigione è immonda, infestata da scarafaggi e topi. Spesso troviamo nel cibo scarafaggi che sono stati cucinati con le vivande. Tempo fa una delle sorelle ha trovato nella minestra una coda di topo. Nei giorni scorsi capitò che mentre bevevo una tazza di caffè dovetti estrarre uno scarafaggio.
Gli scarafaggi coprono letteralmente i muri delle nostre celle, la sera, e ci camminano sul corpo mentre dormiamo. Tutte le notti si sentono grida di prigioniere che si svegliano sentendo i topi che corrono sui loro corpi. Tra l’altro ne ho trovato uno nel mio letto, la notte scorsa.
L’assistenza medica è spaventosa. I dottori sono razzisti ed assolutamente insensibili ai bisogni delle donne. Una sorella, la cui cella è nel mio stesso braccio, si è lamentata con il dottore di avere degli atroci dolori al seno. Il medico le ha consigliato di trovarsi un’occupazione, senza sognarsi nemmeno di visitarla. In seguito le è stato riscontrato un tumore al petto e ha dovuto essere ricoverata immediatamente. Questo caso esemplifica il modo con cui siamo trattate qui.
Passiamo la maggior parte del tempo in celle immonde di 5 piedi per 9, col pavimento di cemento; o fuori, in corridoi nudi. Non abbiamo neanche il diritto di mettere sul pavimento, su cui dobbiamo sederci, delle coperte per ripararci dal freddo e dalla sporcizia.
A proposito della biblioteca, esiste una collezione di storie, di avventure e romanzi che viene chiamata biblioteca. Bisogna tener presente che la popolazione della prigione è al 95% formata da nere e portoricane; ebbene io non ho trovato che 5 o 6 testi su argomenti riguardanti i neri, mentre i libri in spagnolo sono estremamente rari.
Potrei continuare su tali argomenti ma preferisco parlare del trattamento particolare che mi è riservato. Sono convinta che le autorità della prigione hanno ricevuto istruzioni precise per rendermi la vita più dura possibile, in modo che mi rassegni a cessare di lottare contro la mia estradizione. Naturalmente, dopo che il tribunale ha dato loro torto ed hanno dovuto porre fine alla mia segregazione, essi cercano di affermare il loro potere in altra forma.
A differenza delle altre detenute, che sono in attesa di giudizio, sono obbligata ad indossare l’uniforme della prigione, per rendermi più difficile la possibilità d’evasione.
Essi rifiutano il consenso ai miei avvocati di darmi il materiale giuridico prima di averlo i letto, mostrando di non avere il minimo rispetto per il carattere confidenziale e riservato dei rapporti tra l’avvocato ed il suo cliente.
Potrei continuare ad enumerare centinaia di piccole vessazioni, con cui hanno cercato di spezzare la mia resistenza, ma non farei che ribadire che nulla di ciò che possono fare intaccherà la mia risoluzione di continuare la lottai
La sola cosa che lo potrà sarà la perdita della vita, ma se arriveranno a questo dovranno affrontare la collera del popolo. La stessa cosa vale per Ericka, Bobby, George, i fratelli di Soledad.

Come sono i suoi rapporti con le altre prigioniere?
Io non ho mai ricevuto un’accoglienza così appassionatamente calda e cordiale. Ogni volta che vado da un braccio all’altro della prigione, le sorelle sollevano il pugno chiuso e mi manifestano la loro solidarietà. Mentre ero in segregazione le sorelle del mio stesso piano presero l’iniziativa di intraprendere manifestazioni in mio favore. Quando incominciai lo sciopero della fame molte di loro si unirono a me.
Dopo che fui trasferita con le altre, alcune delle sorelle del mio piano, con cui avevo passato molto tempo, mi aiutarono a rispondere alle lettere che ricevevo dal di fuori. Esse furono immediatamente trasferite in un altro piano, ma abbiamo trovato ugualmente modo di comunicare.
Ho già accennato allo stato della cosiddetta biblioteca. Dopo parecchie domande e discussioni, ho appreso che, se i libri venivano inviati direttamente dall’editore, potevo riceverli.
Ora mi si è permesso di mettere insieme 5 di questi libri alla settimana. Le sorelle sono estremamente interessate a tutta la letteratura che ricevo, a tutta: dalle lettere dal carcere di George Jackson alle opere di Lenin.
I libri circolano per tutto il piano e sono l’occasione di intense discussioni. Dato che le autorità di qui sono del tutto insensibili ai desideri dei prigionieri, spero che i fratelli e le sorelle da fuori prendano l’iniziativa di far dono alla biblioteca d’una letteratura appropriata.

Quali furono i suoi sentimenti quando apprese che risultava sulla lista delle dieci persone più ricercate dal FBI?
Ero già convinta che la cricca Nixon-Reagan avrebbe utilizzato tutti i mezzi possibili per sopprimere quelli che dissentono. Essi usano tutti i mezzi in loro potere per estirpare da questo paese ogni attività rivoluzionaria.
Il FBI sta rapidamente cercando di diventare una forza analoga alla squadra della morte in Brasile, usata dalla reazione contro i combattenti della libertà brasiliana. Mettendomi nella lista delle dieci persone più ricercate, presentandomi come una criminale pericolosa e incallita, essi mi condannavano sia ad essere uccisa sul posto che ad essere legalmente assassinata dai mastini di Reagan.

I suoi partigiani la chiamano “prigioniera politica”. Molti non capiscono bene che cosa ciò voglia dire. Può spiegarlo?
Sempre più frequentemente i neri sono incarcerati non perché abbiano commesso un crimine, ma per le loro opinioni politiche e per le azioni che intraprendono per condurre il nostro popolo a lottare per la libertà. Essi inventano false accuse; i processi completamente montati diventano sempre più frequenti.
George Jackson fu arrestato 11 anni fa all’età di diciotto anni e fu riconosciuto colpevole d’aver rubato settanta dollari ad un impiegato di un distributore di benzina. È stato condannato ad una pena variabile da un anno a tutta la vita.
Poiché era divenuto rivoluzionario e si era messo ad organizzare i suoi compagni di prigione, gli fu rifiutata la libertà provvisoria sotto cauzione d’anno in anno, finché l’anno scorso è stato implicato in un affare completamente montato, con altri due fratelli, John Clutchette I e Fleeta Drumgo, che avevano manifestato un grande interesse per le sorti del nostro popolo. George Jackson, John Clutchette e Fleeta Drumgo sono dei prigionieri politici. I loro crimini reali sono il fatto di essersi consacrati totalmente alla liberazione del popolo nero. Bobby Seale è un prigioniero politico. Ericka Huggins è un prigioniero politico. Martin Sostre è un prigioniero politico.
Io sono una prigioniera politica. Il governo vuole impormi il silenzio per impedirmi di organizzare il nostro popolo, di rivelare in piena luce come questo sistema sia corrotto e degenerato, condannandomi in base ad un crimine con il quale non ho nulla a che vedere.
I prigionieri politici sono mostrati come esempio al resto del mondo. George, John e Fleeta furono mostrati come esempio al resto del1a popolazione di Soledad, esempio che indicava in modo eclatante la sorte di tutti i prigionieri che avessero seguito la loro strada. Ed è lo stesso per Ericka, Bobby, i fratelli di Soledad, Martin Sostre, le pantere e me stessa. Il governo vuole terrorizzare il nostro popolo indirizzandoci verso la sedia elettrica, la camera a gas, e la prigione a lungo termine. Non vi è che un modo di liberare i prigionieri politici: bisogna che milioni di persone facciano sapere al governo che hanno intenzione di utilizzare tutte le armi di cui possono disporre, per assicurare la liberazione dei loro combattenti imprigionati e di conseguenza la libertà del popolo nero.

ANGELA DAVIS
Risposte raccolte da Muhammad Speaks e tratte dal libro di Angela Davis: “Nel ventre del mostro”

da www.bibliotecamarxista.org

categorie
Comunismo e comunisti
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