Tina Anselmi, Pasolini e la Repubblica delle idee che non c’è più

E’ morta Tina Anselmi. I meno giovani se la ricorderanno come prima donna a ricoprire la carica di ministro in un governo italiano da che questo sciagurato Paese venne...

E’ morta Tina Anselmi. I meno giovani se la ricorderanno come prima donna a ricoprire la carica di ministro in un governo italiano da che questo sciagurato Paese venne messo insieme come i colori del vestito di Arlecchino.
I meno giovani ricorderanno anche la sua presidenza alla Commissione di indagine parlamentare sulla Loggia massonica “Propaganda 2” di Licio Gelli.
Il rapporto di quella celebre assemblea venne pubblicato in 130 volumi: un lavoro certosino, ricco di circostanze intrecciate tra loro, degne di suggerire sceneggiature per le più intricate trame spionistico-politiche da far impallidire qualunque autore sino ad oggi esistito, tanto di teatro, cinema o semplice letteratura.
Tina Anselmi fu anche partigiana, staffetta, porta documenti e ordini. Fu una donna libera, una democristiana non abituata al dogma e, per l’appunto, dialogante.
Oggi la rimpiangiamo anche noi comunisti, noi gente di una sinistra sparsa, delusa, appesantita dal vuoto delle coscienze, ebbra di insuccessi e incapace di radunarsi attorno ad un patto per la proposizione di un quarto polo che sia alternativo a tutte le altre proposte di destra più o meno mascherata, chi da centro e chi persino da sinistra…
Nel rimpiangerla, la salutiamo. E non possiamo nemmeno salutarla legandola al ricordo di quella Costituzione che ha contribuito a far nascere, difeso dai chiaroscuri delle trame nere di logge, loggette e servizi segreti deviati, che spunta fuori la critica perspicace, neutralista, amante del “politically correct”: “Ma la piantate tutti (Sì e No) di far votare i morti. Ci si confronti sulle idee.“.
Ben gentile, ma no, non la piantiamo. Perché i morti votano, eccome se votano. Votano quando qualcuno di noi vivi si riconosce nei valori che hanno difeso: democrazia, libertà, giustizia sociale.
Hanno sempre votato anche i morti. Tanto è vero che ci siamo sempre divisi sul valore tra attribuire proprio alle morti stesse: abbiamo detto che c’è un legame tra vita e morte, tanto più quando la prima ha avuto un ruolo sociale, politico speciale, di parte. E abbiamo ripetuto tante volte che ciò che si è fatto in vita non lo cancella la morte.
Ed è per questo che non si può tollerare anche la sola proposta di dedicare ai fascisti delle vie o delle piazze dell’Italia democratica, repubblicana e antifascista nata dopo l’aprile del 1945.
I morti non vanno strumentalizzati. Ma nemmeno i vivi.
Ogni giorno assisto ad una cervellotica strumentalizzazione della credulità popolare che diventa tanta quando a lasciarle il passo e lo spazio è la capacità critica del dubitare, del mettere in discussione anche la più elementare delle frasi ad effetto.
Dunque, riferiamoci alle “idee”. E quante volte l’abbiamo già fatto? Le abbiamo proposte e riproposte e dal fronte del “Sì” ci rispondono solo con slogan che passano ovunque, su tutti i mezzi di informazione e che, per fortuna, sembrano non convincere la maggioranza di coloro che si sono formati una opinione sul referendum del prossimo 4 dicembre.
Le idee sono semplici e complesse al tempo stesso: non vogliamo una repubblica fondata sul governo ma vogliamo ancora una repubblica dove al centro stia il Parlamento eletto senza leggi elettorali con premi di maggioranza, ma con una nuova legge proporzionale pura.
Ciò che avveniva prima del 1992 e che ha tanto inorridito le generazioni ultime di quel PCI che, sentito il profumo del governismo, è riuscito a convincere la maggioranza degli iscritti che era necessario cambiare nome, simbolo e anche storia, piano piano, per dare una continuità alle riforme di struttura avviate dal Partito Socialista Italiano nel corso delle esperienze del centrosinistra di primo modello.
Era una repubblica imperfetta, corrotta e abituata al compromesso costante. Eppure era un sistema dove la cultura aveva un senso e dove significava qualcosa dirsi non tanto vagamente e indistintamente “di sinistra” ma, bensì, comunista, socialista e, di contro, liberale, democristiano, repubblicano o, peggio, missino.
Tutto questo è scomparso: del “Piano di rinascita nazionale” della loggia massonica “Propaganda 2” non se ne ricorda quasi nessuno. Sembra ormai così lontano: in mezzo sono passati gli anni del berlusconismo che hanno tentato di attuarlo e poi sono arrivati i tecnici, i governi direttamente espressione delle lettere di Bruxelles sui dati economici da rispettare, sui pareggi di bilancio da mettere in Costituzione e sui parametri dei compatibilità fiscali continentali.
Citare Tina Anselmi e collegarla al contrario di tutto ciò, anche in contraddizione rispetto al suo partito, quella grande Balena Bianca che era uno “stato nello stato”, quel “male” pasolinianamente descritto negli “Scritti corsari” e nell’incompiuto “Petrolio”, dove lo sdoppiamento di Carlo è la metafora precisa dell’asse lacunoso ma necessario del bonus-malus della cosiddetta “prima repubblica”, citare una donna che la pensava molto diversamente da noi comunisti, non è propaganda per il “NO” ma soltanto richiamarsi allo spirito proprio dei Costituenti. Lo stesso che intendiamo preservare votando “NO”. Se questo appare come una strumentalizzazione, perdiana allora, parliamo di idee e dell’oggi: ma attenti a non sconfinare nemmeno un anno prima dell’attuale.
Si rischierebbe di parlare già di qualche morto. E i morti, mi si dice, non votano.
Ma è tutta una illusione. I morti votano e sono la nostra buona o cattiva coscienza. Quella che troppi hanno perduto.

MARCO SFERINI

2 novembre 2016

foto tratta da Pixabay

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