Tagliare «le poltrone» non cambia un parlamento di nominati

Riforme. I parlamentari devono rispondere al capo partito che li fa eleggere anziché agli elettori. E l’istituzione è umiliata, ridotta al ruolo di passacarte del governo di turno
L'aula della Camera dei Deputati

Il parlamento oggi non gode di grande considerazione per diverse ragioni e troppi trovano comodo scaricare la crisi più profonda tra cittadini e istituzioni sui senatori e sui deputati, sostenendo come un passo importante ridurli di numero (-37%).

Ha ragione Gaetano Azzariti, la situazione è peggiorata nel tempo fino a “costringere” ad approvare le leggi di bilancio non solo senza un esame degno di questo nome ma senza avere il tempo di leggere i testi.

Sembra una logica conseguenza: se non servono tagliamone il numero così risparmiamo. Il problema è che dopo l’eventuale taglio il parlamento non sarà migliorato di una virgola. Alcune ragioni della crisi sono i decreti legge governativi che arrivano all’ultimo minuto perchè è più comodo proporre testi di legge che entro 60 giorni debbono essere approvati, i voti di fiducia a mitraglia. E i parlamentari che escono dal coro degli yes men sono considerati un disturbo.

Quando nel 2001 sono stato eletto alla Camera, nel collegio di Borgo Panigale, il rapporto con gli elettori era possibile, con l’aiuto dei partiti e delle associazioni sul territorio. E’ stata l’ultima volta, in seguito l’elezione è avvenuta su liste il cui ordine decideva chi sarebbe stato eletti e i partiti sono diventati sempre più personali, lo conferma il nome nel simbolo che molti sostenevano essere illegale. Così si è arrivati ai parlamentari nominati dall’alto. Se poi l’alto è uno o poco più il gioco è fatto, i parlamentari debbono rispondere a chi li fa eleggere non agli elettori.

Il risultato è un parlamento di qualità inferiore di quello composto da personalità della cultura, della società. In più i partiti sono oggi creature indefinibili, dipendono spesso dal capo e non sono in grado di selezionare. che vuol anche dire decidere che si propone di eleggere una personalità autonoma perché si ritiene possa valorizzare il lavoro parlamentare.

Paradossalmente il parlamento dovrebbe essere un’arena difficile in cui il governo si impegna a trovare le soluzioni, a cambiare le sue idee in campo aperto. E’ un lavoro complesso e infatti da tempo ha prevalso l’opinione che occorre garantire anzitutto la governabilità, così il governo sa che il parlamento accoglie le sue proposte senza troppe difficoltà. La velocità in cambio della qualità, della visione lunga. Il risultato è un disastro.

Gradualmente il ruolo del parlamento è stato intaccato con il contributo dei parlamentari pronti a rinunciare alla battaglia politica per il piatto di lenticchie della riconferma garantita dai capi. Tanto gli elettori non hanno voce in capitolo, possono solo votare la lista.

Molti anni fa, Stefano Rodotà propose di ridurre il numero dei parlamentari lasciando solo la Camera dei deputati, altri di trasformare il Senato in Camera delle regioni (nulla a che fare con il pasticcio del 2016) ma tutti avevano al centro il rilancio del ruolo del parlamento adottando misure di garanzia.

La prima garanzia è una legge elettorale proporzionale senza soglia e con la certezza per gli elettori di potere scegliere il loro rappresentante.

Se Di Maio si presenta con le forbici di cartone, per tagliare le poltrone, mette in ridicolo il parlamento e se con un’azione discutibile la nuova maggioranza dimostra di attribuire così poca importanza al ruolo del parlamento da capovolgere la posizione (almeno le sinistre) dal No al Si, il quadro che ne deriva è sconfortante ed è certo che il parlamento pagherà il prezzo politico e istituzionale più alto rispetto ad altri attori politici e istituzionali. A nessuno piace dover affrontare un tema complesso con un si o con un no, ma il ruolo del parlamento nella nostra Costituzione è centrale. Se si incrina, o peggio, la Costituzione entra in sofferenza. Azzariti ha ricordato il sistema statunitense dove parlamento e Presidente (esecutivo) sono eletti in modo distinto per bilanciare i poteri.

Democrazia è che nessuno può decidere da solo, né può chiedere i pieni poteri. La nostra democrazia ha un pilastro nel parlamento, se non funziona o è dileggiato è un problema di tutti. Per questo è necessario sottoporre agli elettori la questione e farli decidere. Se ci sarà il referendum male non può fare e forse farà bene se si parlerà del ruolo del parlamento, dei partiti, del governo, della democrazia, dei suoi difetti, dei rimedi.

Se non ci fosse la decisione del taglio dei parlamentari non ci sarebbe referendum, ma visto che c’è e per non fare la fine dell’articolo 81 meglio votare, sarà comunque un’occasione per discutere della nostra democrazia e dei suoi difetti.

ALFONSO GIANNI

da il manifesto.it

foto: screenshot

categorie
Politica e società





passa a…



altri articoli