Spagna, lo sconquasso a sinistra del voto andaluso

A conquistare il Sud sono le destre peggiori. Si incrina così la positiva diversità spagnola, che sembrava esente dall’onda nera che sta sommergendo l’Europa

I numeri parlano chiaro e inquietano. In Andalusia hanno vinto le destre e perso tutte le sinistre, dal Psoe a Unidos-Podemos. La percezione della gravità e pericolosità del voto andaluso, la rendono bene le decine di migliaia di persone che sono scese in strada.

Che si sono riversate, spontaneamente, a protestare per le strade di Granada, Malaga e Siviglia. Richiamano alla mente le manifestazioni nelle città americane dopo la vittoria di Trump. Stesso stupore, incredulità e paura per il voto di domenica nella ex-roccaforte socialista spagnola, che potrebbe aprire un varco ai peggiori scenari, non escluso la tenuta dell’assetto democratico dell’intero paese.

Di sicuro incrina la positiva diversità spagnola, che sembrava esente dall’onda nera che sta sommergendo l’Europa. A conquistare il sud della Spagna sono le destre peggiori, quelle razziste del ’prima gli spagnoli’, quelle che odiano le femministe e vogliono le donne a casa e gli stupratori in libertà, le destre che odiano gli ambientalisti e negano il cambio climatico, le destre nostalgiche di Franco e di chi, come lui, aveva saputo “risolvere” la questione territoriale spagnola e in particolare quella Catalana. Fare distinzioni pensando che esista una destra democratica e costituzionalista, ovviamente recuperabile e una neo-franchista da combattere, è un errore. Se è vero, come da più parti si scrive, che gran parte dell’astensione viene da sinistra, non si può però ignorare che a mobilitare il voto a destra, a spingere quell’elettorato ad andare ai seggi, sono stati i toni e i contenuti di Vox e non di Ciudadanos e Pp. Non a caso ora stanno negoziando per poter governare insieme l’Andalusia.

Non si può in altre parole pensare che lo sconquasso andaluso dipenda dal fatto che a confrontarsi con le destre c’era il peggior partito socialista di Spagna, intriso di corruzione, guidato dalla Diaz, la principale antagonista di Sánchez, contraria al rapporto con Podemos e sostenitrice delle larghe intese. Né è sufficiente a spiegare un esito tanto disastroso il fatto che al voto ci si è arrivati con in una regione con il record di disoccupazione, di persone a rischio di povertà, con la peggiore spesa sanitaria per abitante di tutta la Spagna e con un bilancio ambientale e di inquinamento terrificante. Questo spiega solo una parte della verità, ma non chiarisce come mai Adelante Andalusia, la confluenza con cui Podemos e Izquierda Unida si sono presentate in Andalusia, non abbia raccolto, nonostante una campagna elettorale fortemente antagonista e chiusa a ogni rapporto con il PSOE della Diaz, nessuno dei 400mila voti socialisti, che invece hanno preferito l’astensione.

Il voto di domenica può travolgere il fragile equilibrio che permette a Sánchez di governare. Ne svela infatti le difficoltà. Quelle di dare un senso compiuto al suo rapporto con Unidos-Podemos, alleanza sottoposta ad un continuo fuoco amico per tenerlo il più lontano possibile dalla esperienza di governo e impedire soprattutto che Sánchez lo riconosca come la forza indispensabile per cambiare il paese.

Lo stesso patto sul bilancio solennemente sottoscritto, che distribuisce giustizia sociale a una popolazione in sofferenza da anni, se resta sulla carta e non si trasforma in misure concrete che facciano percepire al paese che il cambiamento è in atto, non è pensabile che produca quello spostamento dei rapporti di forza necessario per conquistare stabilmente la Spagna alle prossime elezioni. Ha pesato l’incertezza con cui si è provato di consolidare la maggioranza per approvare il bilancio.

È mancato, pur giustificato dall’intransigenza delle forze indipendentiste catalane, un impegno ad offrire un percorso credibile che riportasse alla politica e non alla giustizia il compito di risolvere la questione territoriale. Una scelta che non solo non ha evitato l’accusa delle destre di dialogare con i golpisti e quindi di spaccare la Spagna, ma non ha neppure inciso sulle divisioni del fronte indipendentista assediato dalle manifestazioni di protesta per i tagli selvaggi allo stato sociale, prodotte dal governo indipendentista e a cui il bilancio dello stato dava risposte concrete.

È del tutto evidente che la pressione delle destre nelle prossime settimane cercherà di far precipitare gli equilibri e portare il paese alle elezioni. Pensare di evitarle, mantenendo le ambiguità e le incertezze, soprattutto ridimensionando la portata degli obiettivi di cambiamento, condannerebbe ad una sconfitta certa.

È augurabile quindi che l’appello lanciato da Unidos-Podemos di avanzare proposte per riunire e consolidare la maggioranza, necessaria ad approvare il bilancio, venga raccolto da Sánchez. Rilanciare il progetto di cambiamento, offrendogli soprattutto gambe per camminare è l’unica risposta in grado di contrastare l’onda nera che si è abbattuta sull’Andalusia.

MASSIMO SERAFINI

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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EsteriEuropaSpagna e Portogallo
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