Socialismo o imperialismo a Caracas, è qui la lotta

Assemblea internazionale dei popoli. Il messaggio della vicepresidente ai 400 delegati giunti nella capitale venezuelana in solidarietà con la rivoluzione bolivariana. E quello del leader del Movimento dei senza terra João Pedro Stédile: «Se l'impero distruggerà questa esperienza, avrà inflitto alla classe lavoratrice una sconfitta che peserà per anni, ma se vinciamo noi si aprirà allora una nuova stagione»
Nicolas Maduro, presidente del Venezuela

In Venezuela si sta scrivendo una pagina di storia decisiva per «l’indipendenza, la sovranità e la libertà della Patria Grande» come pure per il futuro dei popoli di tutto il mondo. È questo il messaggio rivolto dalla vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez agli oltre 400 delegati dell’Assemblea internazionale dei popoli in solidarietà con la rivoluzione bolivariana e contro l’imperialismo, in corso a Caracas fino al 27 febbraio.

Se l’offensiva USA contro il Venezuela bolivariano è iniziata non appena Chávez ha assunto il potere – come ha evidenziato, in apertura dell’Assemblea, anche la sindaca di Caracas Erika Farías, ricordando ogni singolo ostacolo posto dall’impero sul cammino rivoluzionario – è nell’ordine esecutivo firmato da Obama nel 2015, in cui si definisce il Venezuela come una minaccia alla sicurezza degli Stati uniti, che si può individuare, secondo la vicepresidente, «il primo germe di un intervento militare».

Da allora l’assedio è proseguito incessantemente, fino al grottesco «spettacolo», recitato da «pessimi attori», che ha preso il via quando un deputato semisconosciuto è sceso in piazza ad autoproclamarsi presidente ad interim, contando sul sostegno di Trump e di quello che la vicepresidente definisce come «cartello di Lima». Uno spettacolo continuato con «la truffa» dei presunti aiuti umanitari, che, ha sottolineato Delcy Rodríguez, il governo è riuscito per ora a sventare. Ma non è finita, l’obiettivo è ora «dare vita, nel quadro del gruppo di Lima, a una coalizione in grado di intervenire militarmente in Venezuela». Tuttavia, ha proseguito, «noi siamo pronti», nella consapevolezza che «il socialismo non cadrà dal cielo», che «nessuno ce lo regalerà», che «bisognerà conquistarlo giorno dopo giorno».

E che il Venezuela sia l’epicentro di una lotta – apparentemente impari – tra imperialismo e socialismo lo ha evidenziato anche l’indiano Vijay Prashad, direttore dell’Instituto Tricontinental, ricordando quanto sia forte attualmente la tendenza a credere che non ci sia «nient’altro che questo incubo», dal momento che «è più facile immaginare la fine della terra che la fine del capitalismo». Ma se «la morte di quelli che sognano è più accettabile della morte dell’ordine che favorisce la proprietà e i privilegi», il presente risulta così «intollerabile» che non resta che affidarsi nuovamente «alla necessità delle nostre lotte» per «distruggere il vecchio ordine che distrugge il mondo».

È in questo quadro che la battaglia in corso in Venezuela risulta determinante: come ha sottolineato il leader del Movimento dei senza terra João Pedro Stédile, «se l’impero distruggerà la rivoluzione bolivariana, avrà inflitto alla classe lavoratrice una sconfitta che peserà per anni, ma se saremo noi a riportare la vittoria si aprirà allora una nuova stagione di lotta».

Una battaglia in cui le forze popolari devono lottare per uscire dall’invisibilità a cui sembra condannarle l’egemonia del capitale: come denuncia il venezuelano Hernán Vargas della segreteria operativa di Alba Movimientos, la forte e ininterrotta capacità di mobilitazione del popolo chavista – di cui la grande marcia che ha avuto luogo a Caracas il 23 febbraio ha offerto solo l’ultimo di una lunga serie di esempi – viene sistematicamente ignorata dai grandi mezzi di comunicazione. Proprio come viene accuratamente oscurato «il progetto socialista che il Venezuela sta costruendo nell’orizzonte del potere popolare» e di una «sociedad comunal», un modello di società comunitaria, solidale ed egualitaria.

CLAUDIA FANTI

da il manifesto.it

foto tratta da Wikimedia Commons

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