Silvia, odiata perché donna e umana

Ormai la domanda dei nostri tempi, quella di chi sinceramente ritiene di essere umano e di volere rimanere tale, è: come può accadere che tante, veramente tante persone si...
Silvia Romano

Ormai la domanda dei nostri tempi, quella di chi sinceramente ritiene di essere umano e di volere rimanere tale, è: come può accadere che tante, veramente tante persone si abbandonino a sentimenti di crudeltà così forti da odiare una ragazza di ventitré anni che ha deciso di andare in Africa a fare volontariato per aiutare le popolazioni del Kenya con la sua minuscola esile figura di giovane che non ha difese se non quelle che le provengono dall’altrui rispetto proprio della dignità umana?

Come può accadere che su Facebook, su Twitter e su altri “social”, si sviluppi una sequela ridondante di insulti, di anatemi, di cattiveria gratuita per il solo fatto di essere “umana”, di amare l’umanità e di farlo laicamente, senza cercare ricompense ultraterrene, senza cercare denaro, gloria, fama?

Invece accade nell’Italia di oggi, dove le donne sono da tutti rispettate a parole, dove tutti condividono la parità di genere e dove si incensa ogni attività pubblica tesa ad valorizzare il ruolo femminile nel contesto sociale dominato dal maschilismo e, un tempo, da un patriarcalismo mai veramente morto.

Accade nell’Italia del governo giallo-verde: un Paese che si è ormai convertito, in larga parte, all’incultura della diffidenza, del sospetto, della paura come regime costante di comportamento da adottare davanti a qualunque diversità e, conseguentemente, anche nei confronti di Silvia che è così diversa dalla antipatica normalità dell’esistenza che si trascina stancamente nelle vie e nelle piazze d’Italia, che parte per un continente sfruttato per secoli dagli europei, che dedica la sua vita agli altri.

Questo non le perdonano: dedicarsi agli altri. Oltre tutto sono africani! Quindi sono coloro che rappresentano un pericolo qui per noi italiani. “Prima gli italiani!”. Sembra diventato un compulsivo mantra da ostentare ogni volta che non si sa cosa dire. Un po’ come “Supercalifragilistichespiralidoso”: ma almeno Mary Poppins era una fata buona. In Italia, invece, siamo in presenza di un crudelismo che con prepotenza avanza e investe ogni campo sociale.

Il senatore Pillon sta approntando norme in fatto di relazioni coniugali e bambini che ci riportano al Medioevo e che rendono difficili esercizi di diritti per le donne (e per i minori) che davamo per scontati, proprio come l’emancipazione femminile in ogni apparato pubblico (e privato). Invece siamo sempre sulla difensiva e dobbiamo rapportarci con situazioni di regressione morale dettate da una politica esclusivista che pretende anche di mostrarsi come solidale nell’essere soltanto tollerante (quando ci si trova nella migliore delle ipotesi…), accogliente quando invece respinge, sociale quando invece bada a privilegiare gli interessi di una classe media che è la vera protagonista del particolarismo e dell’atomizzazione tanto del vecchio assetto dello stato-sociale quanto dell’impianto complessivo dei diritti costituzionali che non hanno bisogno di un referendum per essere superati con una riforma.

Basta, ormai, coltivare l’abitudine tipica degli esseri umani ad ascoltare la voce del più forte: secondo i sondaggi il più forte un tempo voleva l’Italia divisa in tre repubbliche, la secessione del Nord dal resto del Paese, proviene dai “comunisti padani”, ma oggi è il più amorevole figlio dell’Altare della Patria, della Nazione, dell’Italia intera.

Silvia per questo viene insultata: lei non è qui nella grande Patria italiana. E’ in Africa. Mica si prodiga come il governo nel sostenere a pieni polmoni: “Prima gli italiani!”. Lei aiuta i “negri”: i crudelisti che la attaccano e la insultano dai “social” ne fanno una sorta di “anti-italiana”, ma non nel nobilissimo senso critico adottato un tempo da Giorgio Bocca. Loro la percepiscono come una donna che si disinteressa del suo popolo: una donna che “se l’è cercata”. Suvvia, diciamolo! E’ come la storiella delle minigonne: se una donna la indossa è “naturale” che il maschio, l’uomo sia portato a disporsi sul comando istintivo di “violenza sessuale”.

Care donne, il maschilismo viene fuori anche da tante donne oltre che da moltissimi uomini: che deve fare Silvia? Fregarsene dell’essere umana, solidale, aperta al mondo: rinchiudersi nella piccola patria italica, inchiodarsi in testa il principio massimo “Prima gli italiani!”. Solo così i cattivisti da tastiera, i seguaci del governo giallo-verde non avranno nulla da obiettare.

La normalità dello squallore immorale dell’esistente sarà così appagata e razzisti e xenofobi (che negano di esserlo) potranno dire: “Aiutiamoli a casa loro”, perché migranti non ne voglio in Italia… Ma allora Silvia perché viene insultata per essere andata in Africa? La colpa del rapimento sarebbe la sua e non dei pastori o dei fanatici che l’hanno sequestrata forse per uno scambio di armi.

Insomma, cara Silvia, care donne, ve la cercate sempre… Ve lo dicono donne e uomini della nuova Italia giallo-verde. Una brutta Italia che non è la mia patria e che sento così distante quando penso al suo popolo nutrito di odio e rancore, privo di umanità e di qualunque spinta sociale.

Una brutta Italia da cui non possiamo fuggire: altrimenti la lasceremmo completamente in mano a questi cannibali del diritto civile e sociale, dell’altruismo e della solidarietà.

Noi rimaniamo ma abbiamo il compito di proteggere con le nostre parole e i nostri atti concreti coraggiose donne umane come Silvia. Lo dobbiamo a lei, a loro; lo dobbiamo a tutte coloro che nel corso dei secoli si sono battute per aggiungere un pezzetto di uguaglianza in un mondo che rischia oggi di ritornare ai livelli di disuguaglianza esistenti nell’800.

Liberate Silvia voi in Africa e voi in Italia cercate di vergognarvi per quello che scrivete e dite: provate a tornare umani.

MARCO SFERINI

23 novembre 2018

foto: screenshot

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