Scioperi a Pomigliano, la Fiom: l’azienda ci ascolti

Fca. Secondo giorno di scioperi anche nel turno notturno. Volantino dei sindacati firmatari in difficoltà

Continuano gli scioperi alla Fca di Pomigliano contro la gestione della salita produttiva sulla Panda. La decisione dell’azienda di aumentare i turni di lavoro da lunedì senza ridurre sensibilmente il livello di cassa integrazione ha prodotto nuove astensioni dal lavoro nell’area dello stampaggio. I lavoratori hanno aderito allo sciopero di due ore proclamato dalla Fiom anche al turno notturno di giovedì sera, quando i lavoratori hanno incrociato le braccia dalle 22 alle 24. Le adesioni di ieri mattina hanno raggiunto la quasi totalità dei 100 operai del reparto, fermi dalle 7 alle 11, mentre giovedì sera ha aderito il 70% dei lavoratori.

I sindacati firmatari del contratto Fca – Fim Cisl, Uilm, Fismic, Ugl e Acqf – che proprio per il contratto firmato non possono proclamare sciopero e sono in difficoltà perché molti loro iscritti hanno scioperato, hanno cercato di recuperare credibilità con un volantino in cui si dice: «Se chiediamo a gran voce un nuovo modello per saturare i livelli occupazionali, è contraddittorio scioperare per un cambio di turnistica atto a soddisfare le richieste del mercato». E ancora: «Non permetteremo a nessuno di vanificare gli investimenti annunciati» invitando i lavoratori «a un forte senso di responsabilità evitando di vanificare tutto ciò che si è costruito ad oggi».

A loro risponde il segretario della Fiom di Napoli (e segretario nazionale) Rosario Rappa: «È inaccettabile che sindacati sordi alla richiesta dei lavoratori di trovare una soluzione condivisa con l’azienda scarichino su quei lavoratori il rischio di mettere in discussione gli investimenti. I lavoratori di Pomigliano hanno già pagato un prezzo salato fatto di ammortizzatori mentre venivano fatte promesse dai sindacati firmatari». «La Fiom è contro i tentativi di divisione e chiede di riportare la situazione al normale confronto sindacale per affrontare il problema posto dai lavoratori. Oggi sarebbe dovuta esserci la piena occupazione ma corriamo il rischio di continuare con la cassa visto che al momento gli investimenti per il nuovo modello non sono partiti», chiude Rappa.

MASSIMO FRANCHI

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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