Salvatore Giuliano. Quel Primo maggio e gli spari sui comunisti

Francesco Rosi, il cinema d'inchiesta e Portella della Ginestra

Il cinema che si è occupato di lavoro e di Primo maggio è quasi sempre stato quello indipendente o politicamente impegnato. Numerosi sono i filmati che dal Belgio (Maudite soit la guerre, 1912, diretto da Alfred Machin) all’Unione Sovietica hanno raccontato la Festa dei lavoratori. In Italia la prima testimonianza si ha grazie ad alcuni anonimi cineoperatori che documentarono il Primo maggio del 1920 a Savona (1919 secondo altre fonti). In quell’occasione i lavoratori di Genova si recarono ad incontrare quelli di Savona per stringere un patto di solidarietà, all’insegna del “proletari di tutto il mondo unitevi”. Al comizio prese parte Errico Malatesta. Quell’importante documento storico venne scoperto solo nel secondo dopoguerra e inserito nel cortometraggio di Paolo Gobetti Un’altra Italia nelle bandiere dei lavoratori (1980). Notevole anche la testimonianza, inserita del documentario Di Vittorio (1958) realizzato da Massimo Mida, del comizio che il grande sindacalista tenne nella piazza della sua Cerignola il Primo maggio del 1920. Poi arrivò il Fascismo e la Festa dei lavoratori fu messa al bando… lo stesso Fascismo che secondo il revisionismo dei nostri tempi “ha fatto anche cose buone”.

1. il Primo maggio a Savona nel 1920, la prima testimonizanza filmata della Festa dei lavoratori nel nostro Paese

Se diversi sono i documentari sulla Festa dei lavoratori, assai più scarsi sono i film a soggetto. Il più importante di questi è senza dubbio Salvatore Giuliano realizzato da Francesco Rosi tra il 1961 e il 1962. La pellicola ricostruisce le dinamiche politico ed economiche che portarono alla strage di Portella della Ginestra avvenuta il Primo maggio del 1947.

Francesco Rosi (Napoli, 15 novembre 1922 – Roma, 10 gennaio 2015), assistente di Luchino Visconti dagli anni de La terra trema, debuttò dietro la macchina da presa col film La sfida (1958) che racconta la camorra napoletana, cui fece seguito I magliari (1959), pellicola tra emigrazione e illegalità interpretata da Alberto Sordi.

2. Francesco Rosi

Col successivo lavoro, grazie alla disponibilità del produttore Franco Cristaldi, il regista si spinse oltre. Rosi, infatti, sosteneva che per capire la storia d’Italia si dovesse partire dalla strage di Portella della Ginestra. Come dichiarò in un’intervista a L’Unità il 6 febbraio del 1990: “La funzione politica della mafia: ecco il punto centrale. Anche quando era la guardia armata dell’aristocrazia terriera, la mafia faceva politica, stringendo i rapporti giusti”. Per capire questa affermazioni, dobbiamo fare un passo indietro.

La Sicilia era sempre stata mossa da un forte sentimento indipendentista guidato dal Movimento per l’Indipendenza della Sicilia (MIS), uscito dalla clandestinità in cui era relegato sotto il Fascismo dopo lo sbarco alleato nel luglio del 1943, e dal suo braccio armato, l’Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia (EVIS). Per svuotare questa voglia di separatismo e indebolire MIS e EVIS, il 15 maggio del 1946, ciò prima della nascita della Repubblica Italiana, un regio decreto del Re Umberto II decretò l’autonomia della regione (poi recepita con la Legge costituzionale n. 2 del 1948). Il 20 aprile del 1947 si tennero così le prime Elezioni regionali. Il Blocco del popolo (lista che univa PCI, PSI e autonomisti) superò il 30% dei consensi divenendo la prima formazione politica in Sicilia. Il MIS si fermò all’8.8%.

3. la prima pagina de L’ora del popolo, dopo la strage

I contadini e i braccianti che da sempre, anche sotto il Fascismo, festeggiavano il Primo maggio a Portella della Ginestra, attorno al sasso da cui alle origini del socialismo parlava Nicola Barbato, avevano in quel Primo maggio del 1947 un motivo in più per festeggiare, la vittoria del Blocco del popolo. Ma destra, latifondisti e mafia non brindarono affatto per quelle elezioni e ingaggiarono la banda di Salvatore Giuliano, prima militante dell’EVIS, e al suo scioglimento bandito pronto a rapire, ricattare e uccidere, per “soffocare nel sangue le organizzazioni dei lavoratori” come denunciò la CGIL. Dalle montagne che circondano la piana, durante il comizio, Giuliano e i suoi iniziarono a sparare lasciando sul campo undici morti (che divennero quattordici nei giorni successivi in seguito alle ferite riportate) e ventisette feriti. La destra, i latifondisti e la mafia non risparmiarono nemmeno donne e bambini. Nei giorni successivi, vennero assaltate le sedi dei partiti del PCI di Monreale, Carini, Cinisi, Terrasini, Borgetto, Partinico, San Giuseppe Jato e San Cipirello, e delle camere del lavoro della zona.

4. il vero Salvatore Giuliano

Da questi fatti nacque il film Salvatore Giuliano che al centro, non solo dal punto di vista narrativo, ma anche dall’interpretazione storica, ebbe la strage di Portella della Ginestra. Il soggetto fu scritto da Francesco Rosi insieme Enzo Provenzale, Suso Cecchi d’Amico e Franco Solinas e per filmarlo, il cineasta rimase fedele alla cronaca, girando il film nei luoghi reali delle vicende narrate (Montelepre, Castelvetrano, Portella della Ginestra), attaccando, con uno stile che avrebbe fatto scuola, il potere, in particolare il potere mafioso collegato a quello politico.

Quasi tutti gli attori furono non professionisti e, in alcuni casi, veri protagonisti dei fatti raccontati. Tra questi il maresciallo dei carabinieri Giuseppe Calandra, protagonista della caccia a Giuliano, l’avvocato di parte civile Morvidi e alcuni “piciotti” che avevano realmente fatto parte della banda di Salvatore Giuliano, interpretato dal tranviere palermitano Pietro Cammarata.

5. Lulù e il Militina ne La classe operaia va in paradiso

Con una solida carriera cinematografica, invece, Salvo Randone, poi magnifico Militina ne La classe operaia va in paradiso (1971) diretto da Elio Petri, che nel film di Rosi interpretò il Presidente della Corte d’Assise di Viterbo e Frank Wolff, attore statunitense, che divenne il braccio destro di Giuliano, Gaspare Pisciotta. Wolff in Italia ottenne le migliori prove, su tutte l’interpretazione di Galeazzo Ciano nel film Il processo di Verona (1963) diretto da Carlo Lizzani.

Salvatore Giuliano fu girato, con non pochi problemi, nella seconda parte del 1961. La suggestiva fotografia fu curata da Gianni Di Venanzo, che seguì, tra gli altri, anche quella dei film Gli sbandati, I delfini, Gli indifferenti diretti da Citto Maselli e di Federico Fellini. Il montaggio serrato fu, invece, realizzato da Mario Serandrei, artista che collaborò con i più famosi registi della sua epoca, in particolare con Luchino Visconti in Ossessione (1943), La terra trema (1948), Rocco e i suoi fratelli (1960), Il Gattopardo (1963). Le musiche vennero realizzate dal compositore, pianista, organista e direttore d’orchestra Piero Piccioni. Il 28 febbraio del 1962, Salvatore Giuliano uscì nelle sale.

6. Salvatore Giulano (1962)

Il film inizia col ritrovamento del cadavere di Salvatore Giuliano (Pietro Cammarata) e, attraverso una lunga serie di flashback, viene ricostruita la sua storia, da latitante “per caso” a seguito dell’uccisione di un carabiniere a comandante dell’esercito separatista siciliano, fino ad arrivare a bandito e sobillatore anticomunista al soldo dei latifondisti mafiosi, sempre aiutato dal suo luogotenente Gaspare Pisciotta (Frank Wolff). Solo dopo la strage di Portella della Ginestra, lo Stato interviene e la mattina del 5 luglio del 1950 il corpo di Salvatore Giuliano viene trovato nel cortile della sua casa a Castelvetrano. Il processo che ne segue, presieduto dal Presidente della Corte d’Assise di Viterbo (Salvo Randone), non riesce a far luce sui fatti, sulle responsabilità politiche, sulle ombre che tuttora permangono. Pisciotta, condannato per la strage di Portella della Ginestra, dichiara che farà i nomi dei mandanti nel processo per la morte di Giuliano, ma viene avvelenato nel carcere dell’Ucciardone, portando i tutti segreti nella tomba.

7. Salvo Randone nei panni del Presidente della Corte d’Assise

Fondendo finzione e documentario, Rosi (sua la voce fuori campo) più che una biografia del Bandito Giuliano, spogliato di ogni mitologia al punto da intravedersi appena, filmò una ricostruzione accurata e cinematograficamente perfetta sui rapporti tra politica e potere economico, che preferirono la mafia ai comunisti. Quindi Giuliano “semplice” ingranaggio di un meccanismo ben più complesso e crudele. Una riflessione fondamentale non presente nel film The Sicilian (Il siciliano, 1987) diretto da Michael Cimino con Christopher Lambert nel ruolo di Giuliano, che si limitò a creare l’immagine di un bandito romantico.

La pellicola di Rosi fu, invece, un modello per il genere “film inchiesta”, nonché un caposaldo del cinema d’impegno civile che aprì un filone importante nel cinema del nostro Paese, andando per la prima volta a denunciare corruzione e malaffare sia nel mondo politico sia in quello economico. Grazie a questo approccio, una vicenda appartenente al passato venne portata verso il presente, diventando momento di dibattito e storia attuale.

8. Gaspare Pisciotta, nel film come nella realtà, si porterà i segreti nella tomba

Salvatore Giuliano si aggiudicò Orso d’argento per il miglior regista al Festival di Berlino 1962, tre Nastri d’Argento nel 1963 e nel 2008 venne inserito tra i “100 pellicole che hanno cambiato la memoria collettiva del Paese tra il 1942 e il 1978”. La pellicola fu un successo anche tra il pubblico, tra gli estimatori Leonardo Sciascia, elemento che favorì anche la nascita della Commissione parlamentare antimafia.

Un Primo maggio di sangue con cui Rosi definì le coordinate del suo cinema, diventando maestro indiscusso del cinema d’inchiesta, come dimostrò il successivo Le mani sulla città. Ma questa è un’altra storia.

MARCO RAVERA

redazionale


Bibliografia
“Storie dell’altro cinema” di Ugo Casiraghi – Lindau
“Dizionario del cinema italiano” di Fernaldo Di Giammatteo – Editori Riuniti
“Storia del cinema” di Gianni Rondolino – UTET
“Il Mereghetti. Dizionario dei film 2019” di Paolo Mereghetti – Baldini & Castoldi

Immagini tratte da: immagine in evidenza, foto 6, 7, 8 Screenshot del film Salvatore Giuliano, foto 1 Screenshot del film Un’altra Italia nelle bandiere dei lavoratori, foto 5 Screenshot del film La classe operaia va in paradiso, foto 4 da it.wikipedia.org, foto 2, 3 da gettyimages.com

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Corso Cinema





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