Prescrizione, scontro aperto nel governo

Giustizia. Il Movimento 5 Stelle insiste con l'emendamento che la Lega non vuole, e ne forza l'ammissibilità nelle commissioni alla camere con uno stratagemma. Ma Salvini insiste: non si possono allungare i processi all'infinito e serva una legge ad hoc. Scendono in campo anche le correnti della magistratura

Non trovano un accordo e si scambiano colpi bassi, gli alleati. Lo scontro sulla prescrizione – i 5 Stelle vogliono bloccarla per sempre, dopo il giudizio di primo grado, la Lega non ci sta – è salito troppo di tono perché possa essere risolto con un dietrofront dell’una o dell’altra parte. Per venirne fuori serve il rituale vertice tra Salvini e Di Maio, e avrà un posto anche per Conte. Ma nessuno dei tre nella giornata di ieri era a Roma, dunque appuntamento rimandato, forse, a stasera. Nel frattempo il presidente del Consiglio (il primo a tornare, da Algeri) oggi ne parlerà con il ministro delle giustizia grillino Bonafede. E le commissioni affari sociali e giustizia della camera (a guida grillina) dovranno finalmente decidere sull’ammissibilità dell’emendamento incriminato, quello presentato dai relatori (di nuovo grillini) del disegno di legge anti corruzione. Emendamento vistosamente non ammissibile, fino a che i 5 Stelle ieri pomeriggio non hanno tirato fuori un’idea per camuffarlo e ammetterlo al voto. Se rivoluzionare l’istituto della prescrizione con un semplice emendamento a una legge sulla corruzione – una «bomba sul processo penale» per usare le parole della ministra leghista Bongiorno – pareva davvero troppo, ecco che i relatori Businarolo e Forciniti (M5S) aggiungono alla loro proposta di interrompere la prescrizione dopo il primo grado una modifica al titolo del disegno di legge. Che così diventerebbe sulla corruzione e sulla prescrizione. Un banale trucco, un colpo basso agli alleati.

La Lega non nega che sulla prescrizione sia necessario intervenire. Anche se è stato fatto poco più di un anno fa, allungando notevolmente i termini, e non c’è ancora modo di valutare l’impatto di quella riforma perché si tratta di norme che non possono applicarsi ai processi in corso. Solo il partito di Salvini insiste che l’intervento non si può fare per emendamento, serve un disegno di legge ad hoc che avrebbe il valore di una riforma di sistema. Il carroccio fa trapelare di essere disponibile ad allungare i tempi di prescrizione per alcuni reati, intervenendo per il resto sulla velocizzazione dei processi. Ma è una linea che fa acqua, dal momento che proprio la Lega e proprio alla camera sta portando a venti un disegno di legge per limitare il ricorso ai riti alternativi. Eppure in serata Salvini – che è in Ghana – ribadisce questa impostazione: «Riforma della giustizia e anche della prescrizione sono nel contratto di governo e diventeranno realtà, ma l’importante è farle bene, evitando che i processi durino all’infinito anche per gli innocenti».

È la preoccupazione che prevale tra i giuristi e tra gli avvocati, espressa anche da qualche magistrato e ieri dal presidente dell’autorità anti corruzione Raffaele Cantone: «Allungare sine die i processi contrasta con il principio di ragionevole durata, quindi con la Costituzione». Adesso anche la magistratura associata è in campo. Se il presidente dell’Anm Francesco Minisci (della corrente di destra, Magistratura indipendente) non era andato oltre una timida approvazione delle intenzioni dei grillini, chiede invece un sostegno esplicito al ministro Bonafede la corrente di Piercamillo Davigo, la toga che i deputati M5S indicano esplicitamente come ispiratore dell’emendamento. Occorre che Csm e Anm «si attivino per favorire l’iniziativa legislativa sulla prescrizione», incalza Autonomia e indipendenza, corrente che proprio dalla scissione di Magistratura indipendente è nata.

Forte anche di questo sostegno, con Di Maio che resterà in Cina fino a questa sera, Bonafede decide di alzare ancora lo scontro, pubblicando in serata una sorta di giuramento del legionario in cui ribadisce che lo stop alla prescrizione è un impegno fondativo dei 5 Stelle dal quale non si può tornare indietro. E così i tentativi serali di mediazione di Conte non portano a nulla. Anche perché la soluzione di apparente buonsenso che sin dal mattino, in un vertice al ministero della giustizia, ha offerto la Lega, quella cioè di stralciare e salvare il disegno di legge anti corruzione – e per questo sarebbe disponibile a ritirare i suoi tanti emendamenti – non garantisce abbastanza i grillini. L’imminente apertura della sessione di bilancio alla camera non lascia spazio a nuovi provvedimenti, a meno di non azzardare un altro decreto. Anzi, sarebbe vitale rispettare la scadenza originaria, in base alla quale l’anti corruzione dovrebbe approdare in aula lunedì prossimo (ora tutti i gruppi, tranne i 5 Stelle, chiedono almeno di ampliare i tempi di discussione in commissione). L’ingorgo di Montecitorio offre però a Di Maio anche un’argomento a suo favore, da fa pesare nella trattativa con Salvini. In coda all’anti corruzione c’è infatti la seconda e definitiva lettura della legittima difesa. Bandiera che la Lega ha promesso di sventolare entro la fine dell’anno.

ANDREA FABOZZI

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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Politica e società
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