“Precari e migranti sono più simili di quanto pensiamo”

Versione in italiano dell’intervento di Stefano Galieni (coordinatore gruppo di lavoro della Sinistra Europea sull’immigrazione) al V Congresso terminato domenica 18 dicembre a Berlino

Care compagne e compagni,

intanto ringrazio calorosamente la Sinistra Europea per l’invito accordatomi. Il gruppo di lavoro che faticosamente si è mosso in questi anni, soprattutto grazie all’impegno della compagna Maite Mola e con il coinvolgimento almeno pari al mio della compagna Olga Athaniti, ha avuto poche occasioni per riunirsi e discutere. Io credo, e questo è il primo messaggio che mi permetto di lanciare, che questo gruppo, ancora in formazione, aperto, destinato a crescere, debba potersi incontrare con maggiore frequenza, organizzare momenti di formazione e di informazione utili per tutti i partiti che della Sinistra Europea fanno parte.

Chi lavora come noi non si occupa di un solo tema, deve occuparsi di guerre, disastri ambientali, di economie distrutte dal colonialismo occidentale e di inurbazioni forzate, indotte dalle forme di agricoltura intensiva imposte dalle grandi multinazionali. Un gruppo che negli anni a venire purtroppo avrà troppe ragioni per esistere, lavorare, lottare e contribuire a cambiare questo continente.

Si occupa di donne, uomini e spesso soprattutto minori, fuggiti da paesi in cui non trovano pace per approdare in paesi in cui diventano forza di sfruttamento quando non muoiono lungo il tragitto.

Il 2016 è stato l’anno peggiore della storia da questo punto di vista. Quasi 5000 le vittime lungo la strada verso la salvezza, di questi oltre 3600 quelli uccisi nel Mediterraneo e di cui si ha certezza. Uccisi non dal mare ma da leggi ingiuste e da agenzie europee come Frontex che spendono milioni di euro per preservare i confini ma non garantiscono la salvezza in mare né permettono l’esistenza di corridoi umanitari sicuri.

Nel 2016 si sono chiuse le frontiere turche e balcaniche, chi è riuscito ad arrivare è potuto approdare quasi esclusivamente in Italia, circa 170 mila persone, in gran parte ancora in balia di una accoglienza mal gestita e sottoposte a procedure di identificazione e di respingimento esclusivamente in base ai paesi di provenienza. Questi sono i frutti dell’approccio hotspot, degli accordi nati con il Processo di Khartoum, proseguiti con l’accordo de La Valletta e precipitati con il migration compact.

In questi ultimi 3 anni sono giunti in Europa quasi 2 milioni di richiedenti asilo, molti hanno trovato posto in Germania, Svezia, Italia e Grecia. Per molti le frontiere statuali si sono chiuse, ha vinto il regolamento di Dublino, ha vinto l’egoismo degli Stati, ha vinto la xenofobia populista in crescita delle destre neonaziste.

Come Sinistra Europea non possiamo che questo tema venga affrontato soltanto con spirito umanitario e caritatevole. Anche se in primis deve venire il discorso che un continente ricco si deve far carico delle sofferenze che causa nel mondo.

Non possiamo nemmeno accodarci ai sovranismi sciovinisti, agli egoismi nazionali, a pensare che difendendo le nostre classi sociali autoctone le cauteliamo dallo schiavismo del neoliberismo.

Siamo chiamati a pensare ad una Europa solidale in cui gli sfruttati insieme, trovino modo di rivendicare maggiori diritti.

Non è vero che i richiedenti asilo che arrivano e che restano in Europa abbassano i diritti dei lavoratori europei.

È invece verissimo che i padroni europei, continueranno ad utilizzare i lavoratori più ricattabili, e fra questi per primi i migranti e richiedenti asilo, per poter abbassare i nostri diritti.

Ma il nostro compito è spiegare e far vivere nelle nostre classi sociali di riferimento, come la causa dei salari bassi, delle pessime leggi sul lavoro, della disoccupazione che cresce, non sia dovuta all’arrivo dei barconi ma alla fuga dei capitali.

Chi decide oggi cosa e come produrre, con quali salari, dove insediare le produzioni, chi far vivere bene e chi far vivere male, è la causa di mali comuni.

Mai come oggi sarebbe possibile far capire nei nostri paesi, nelle nostre città, nei luoghi di studio e di lavoro che solo una alleanza fra sfruttati provenienti da ogni parte del pianeta ci potrà salvare.

Le cause che costringono le persone a fuggire dai propri paesi vanno combattute, la politica estera dissennata e militarista che è propria anche dell’UE va fermata.

La lotta contro la guerra e la lotta contro la devastazione ambientale e lo sfruttamento senza controllo delle risorse va messa al primo posto.

Dobbiamo sicuramente lavorare per un futuro in cui non sia ammissibile che 62 milioni di persone siano costrette ad abbandonare il proprio paese.

Occorrono pace, giustizia, democrazia e redistribuzione delle risorse.

Ne siamo consapevoli.

Ma per chi intanto è arrivato e per chi continuerà ad arrivare malgrado i muri di cui è piena l’Europa dei padroni, malgrado le bande naziste che girano con i cani alla caccia delle persone, malgrado i centri di detenzione e i rimpatri in paesi dove si rischia la vita.

Per chi arriva sfuggendo ai tanti assassini finanziati direttamente o indirettamente dall’occidente di cui è pieno il pianeta, occorre una proposta comune della sinistra europea.

So bene che esistono anche al nostro interno divergenze, legate anche ai nostri singoli paesi e che esistono diverse valutazioni rispetto ad esempio agli accordi con il regime turco o ai piani di relocation.

Su questo dovremo incontrarci più spesso e fare passi avanti insieme.

Ma su un altro terreno, politico e più ambizioso, dobbiamo avere una visione di insieme comune.

Quella che porti ad ambire ad una libera circolazione delle persone e non solo di merci e capitali, a parità di diritti.

Quella che non permetta di avere lavoratori sottopagati in nome della propria nazionalità ma che imponga condizioni dignitose di vita e di lavoro per tutti.

Quella che permetta di avere un diritto di asilo europeo, la possibilità di ricostruire i propri frammentati nuclei familiari e di ricevere la necessaria assistenza se si è in condizioni di difficoltà.

Una assistenza che deve valere sia per cittadini dell’Unione che per persone appena giunte.

Le risorse ci sono, si preferisce spendere per salvare le banche o per spese militari o per fronteggiare inesistenti invasioni.

Utilizziamo queste risorse per garantire un futuro al precario italiano, all’anziano tedesco, alla licenziata francese, al richiedente asilo, a chi fugge perché non ha possibilità di vita nel proprio paese.

Indichiamo questa come unica strada percorribile, facciamo presente ai nazionalisti di ogni paese che dicono “prima i nostri”, una semplice verità. La vita dei precari europei e degli scampati alle guerre che debbono entrambi reinventarsi un futuro è più simile di quanto lo sia quella fra due cittadini, dello stesso Paese, il primo disoccupato il secondo direttore di banca.

Dobbiamo imparare a dirlo sugli autobus, nei bar, al lavoro e nei luoghi di studio, ma innanzitutto nei nostri partiti.

Siamo i primi a dover compiere un enorme salto culturale oltre che politico per costruire nuove alleanze di classe, quelle del secolo XXI

Le sole che possono portarci oltre la religione neoliberista.

A maggior ragione, e chiedo veramente che il congresso sancisca questo come mandato ufficiale, vorremmo che questo gruppo venisse messo in condizione di poter agire ed intervenire in maniera più efficace nella crescita di un progetto fondamentale come quello del Partito della Sinistra Europea.

Grazie.

STEFANO GALIENI
Coordinatore gruppo di lavoro della Sinistra Europea sull’immigrazione

da rifondazione.it

foto tratta da Pixabay

categorie
Migranti





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