Oltre il governo disumano, ancora e solo liberismo

Vorrei addormentarmi come quel giovane di 28 anni su un materassino da spiaggia e perdermi pure io tra Scilla e Cariddi, in mezzo a quello stretto che tanti grattacapi...

Vorrei addormentarmi come quel giovane di 28 anni su un materassino da spiaggia e perdermi pure io tra Scilla e Cariddi, in mezzo a quello stretto che tanti grattacapi ha dato a chi ha tentato in epoche passate di passarlo per invadere il continente e stabilire nuovi ordini costituiti; oppure che ha impensierito per un mese Garibaldi: traversalo e puntare su Roma o rimanere nella Sicilia appena liberata dal Borbone?

Vorrei addormentarmi placidamente nel mezzo di questa estate abbastanza infuocata tra la Scilla di chi stacca la spina al governo e la Cariddi di chi chiede le elezioni subito, rimanendo in mezzo alla tranquillità di un mare lontano dai repentini ripensamenti del “capitano“, che si è accorto dell’errore grossolano che ha fatto nell’aprire frettolosamente la crisi di governo, e dagli ammiccamenti tra Cinquestelle e PD.

Il problema è che in mezzo al mare non si stai poi così sicuri e sereni. Ci si può anche addormentare su un materassino ma poi, quando ci si sveglia, ci sente forse un po’ simili ai migranti, in balia delle onde, lontani miglia e miglia nautiche dalla riva e stare nove ore sotto il sole agostano tra Calabria e Sicilia diventa un incubo.

Poi grazie agli amici ti ripescano e ti riportano a riva e la disavventura finisce. Per molti migranti, per troppi di loro invece l’incubo non comincia con un dolce placido sonno, ma inizia dal deserto africano, continua per la zona di guerra civile libica e diventa agonia al largo delle coste della nostra Repubblica dove vengono tenuti prigionieri dalla spietata crudeltà di chi li deve continuare a mostrare come un simbolo del “non passa lo straniero“.

Una ennesima dimostrazione di una purezza di intenti che si trasforma in un blocco navale senza navi ma fatto di cinguettii telematici e dirette Facebook dove si ribadisce che forse poi sulla Open Arms mica se la passano tanto male e che, con o senza gli appelli e le richieste di sbarco della Guardia Costiera italiana, non sbarcheranno mai.

Sappiamo benissimo che il “mai” è solo propaganda bieca e becera per ottenere sempre più consensi sulla pelle di minori cui viene persino messa in dubbio l’età… e tra poco si arriverà a dire che una donna incinta magari è solamente grassa.

Sappiamo benissimo che anche questa specie di crisi di governo è tanto anomala quanto il patto liberista che ha tenuto insieme Lega e Movimento 5 Stelle fino ad ora, provando a privilegiare da un lato gli interessi localistici di una borghesia imprenditoriale che abbraccerebbe volentieri il particolarismo anti-costituzionale e anti-repubblicano dell'”autonomia differenziata” salviniana e, dall’altro, tentando anche una difesa dell’interesse nazionale rispetto ad una Europa cui, a parole, si era proclamata guerra, per poi recarsi a Londra nella City a rassicurare i grandi poteri economici.

E così pure sappiamo che, se oggi Giuseppe Conte al Senato della Repubblica otterrà la fiducia (scenario oramai molto improbabile, eppure non impossibile), non proprio tutto continuerà come prima, ma vivacchieranno Lega e Movimento pentastellato fino al superamento della pesante legge di bilancio che, sempre nel male per la povera gente, qualcuno dovrà pur fare per evitare lo spettro dell'”esercizio provvisorio” e l’aumento indiscriminato dell’IVA.

Se, invece, il governo cadesse anche praticamente (oltre alla formale caduta rovinosa cui si è trovato a rovinare a terra in questi giorni tra mezze, semi e taglienti parole), dunque fosse sfiduciato, si passerebbe ad una fase che sarebbe improprio chiamare di “rinnovamento politico” e che tanto meno potrebbe essere definita una “fase nuova“.

Ci troveremmo davanti ad una novità se si Lega e Cinquestelle fossero entrambi esclusi da un nuovo esecutivo e si aprisse, ad esempio, una strada per un governo tecnico, magari come quello che chiede a gran voce Romano Prodi: un governo che riunisca quali forze? Quelle che si sono trovate pienamente d’accordo nel sostenere la nuova Commissaria europea, Ursula von der Leyen, quindi PD, Cinquestelle, magari una pennellata tutta italiana di socialisti, Verdi e ultraeuropeisti boniniani, ed ecco assicurata la transizione dal sovranismo a metà ad un sovranismo a pieno ritmo.

Eh sì, perché la Lega e l’abilità di trasformazione dei fatti in fatti ancora più duri e crudi che Salvini possiede avrebbero buonissimo gioco nel dimostrare la loro estraneità all’accanimento nei confronti del moderno mondo degli sfruttati che inevitabilmente un governo di tal fatta metterebbe in essere, guardando ancora una volta all’esaltazione dei privilegi merceologici: fatto imprescindibile, connaturato nella natura politico-ideologica di tutte quelle pur eterogenee forze.

Salvini e la Meloni diventerebbero (diventeranno… se non stiamo attenti) i paladini dei deboli e la sinistra vera, quella oggi dispersa, diasporizzata e indolenzita dai tanti colpi presi e dai tanti KO subiti, non riuscirebbe a farsi largo tra le maglie di una informazione che ancora una volta presenterebbe il governo come frutto di un patto tra Cinquestelle e “sinistra” (leggasi, impropriamente, “Partito Democratico“) nel nome della difesa della democrazia.

Una democrazia che apparirà allora principio ed anche fine di tutti i mali del Paese e che sarà semplice mettere da parte nel nome di maggiore libertà economica individuale, facendo leva sul benessere comunque sociale e collettivo.

E’ un film tragicamente già visto e di cui andrebbe sconsigliata la visione a tutti: fare leva sulla salvezza della democrazia e dei valori costituzionali impoverendo le classi più deboli, i lavoratori, i disoccupati e i precari, facendo pagare loro il prezzo della protezione dei profitti e dei grandi capitali (“gli investimenti“, “sostenere l’iniziativa privata per favorire l’economia nazionale e la ricchezza” (di chi?!, domandasostenere l’iniziativa privata per favorire l’economia nazionale e la ricchezza retorica, si intende!) dal regime concorrenziale continentale e non solo.

Non c’è salvezza sociale in nessuno governo a trazione Cinquestelle – PD, così come non ve ne era alcuna, nemmeno civile, in quello che sta probabilmente (e (s)fortunatamente) per morire.

L’unica riforma per scompaginare almeno le carte parlamentari sarebbe il ritorno alla legge elettorale proporzionale pura. Senza trucchi piccoli o grandi. Pura. Ma fare ciò significherebbe destabilizzare il disequilibrio attuale che è, paradossalmente, un equilibrio: composizione e scomposizione di fattori che si reggono a vicenda e garantiscono consenso sociale a forze che sono antisociali. Un capolavoro della classi dominanti. Ancora una volta.

Siccome al peggio non c’è mai fine, adesso tutti seduti e godiamoci il nuovo tempo di un film che non è in prima visione e che è oltre la farsa ma non oltre la tragedia.

MARCO SFERINI

20 agosto 2019

foto tratta da Pixabay

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