LeU, la «base» ora va avanti. Ma da un partito ne escono tre

Verso il 'processo costituente'. I comitati decidono di procedere al varo, gli opposti dubbi di Art.1 e Sinistra italiana. Gli autoconvocati: «Legittimo non riconoscersi più nel percorso. Ma inaccettabile impedirlo». Ma c'è il pasticcio del simbolo

Nuova assemblea degli autoconvocati di Liberi e uguali ieri a Roma, dopo quella del 20 ottobre scorso e quella del 19 a Sesto San Giovanni organizzata dai comitati del Nord. Il «coordinamento provvisorio dei comitati» chiede al presidente Piero Grasso che entro novembre, forse sabato 24, convochi un’assemblea nazionale con all’ordine del giorno «l’avvio del processo costituente» del partito, la «restituzione del simbolo ai suoi elettori» o, in caso di impossibilità, la scelta di un nuovo simbolo di LeU. La scelta dovrebbe essere comunicata dopo mercoledì prossimo quando i comitati (ieri a Roma erano ne erano rappresentati trenta, sono dunque cresciuti di numero rispetto alla ventina dell’assemblea precedente) incontreranno Grasso.

Il presidente ieri ha inviato un messaggio confermando la sua disponibilità ad andare avanti nonostante le perplessità (ma è un eufemismo) di MDP e Sinistra italiana, per ragioni opposte. MDP e SI hanno fatto saltare il percorso costituente. «Un errore fatale» per Grasso.

Due le ragioni, ormai note: una diversa lettura del congresso PD e, di conseguenza, una diversa prospettiva per le europee di maggio. MDP guarda al PSE, SI al GUE; la prima con una lista autonoma, la seconda con una convergenza delle forze della sinistra radicale. Ora però non si può andare alla conta su questo, ammette Grasso. Se ora «si confrontassero in un congresso tali opzioni, chiaramente alternative e inconciliabili, registreremmo, un minuto dopo l’esito finale, l’ennesima scissione», ammette Grasso, «non sarebbe un congresso, ma una sorta di asta per il simbolo».

Il presidente si mette dunque alla testa della terza via, quella della ’base’. E indica una nuova road map: «Rilanciare in tempi rapidi il percorso costituente», «adesioni on line», «incontro nazionale con i Comitati territoriali da cui uscire con la legittimazione di un organo costituente. E a questo organo nazionale ciascuno di noi responsabili nazionali dia finalmente, con atto pubblico, la sovranità su nome e simbolo, impegnandosi nel contempo a prevedere lo scioglimento dei partiti di provenienza».

La road map scontenta dunque MDP quanto SI, presenti ieri all’assemblea ma in sostanza solo per certificare le distanze. «Un congresso può articolarsi anche su piattaforme diverse per poi trovare una sintesi virtuosa. Non sta scritto da nessuna parte che debba rivelarsi un pasticcio o una corsa a chi si accaparra il simbolo», secondo Arturo Scotto (MDP) che ripropone le assise «democratiche e aperte» e impegna i suoi a sciogliersi subito dopo. «Si convochi un’assemblea nazionale, si stabiliscano le regole, si presentino piattaforme politiche nella cornice dei documenti che sono stati presentati dal Comitato promotore di LeU. Si discuta senza rete. Non si costruisce nessuna sinistra se si ha paura».

Diversa la posizione di Peppe De Cristoforo (SI): «Siamo pronti a convocare il congresso fondativo di un nuovo partito di sinistra con una sola garanzia: quella di essere d’accordo sul minimo comun denominatore», ovvero «che il partito non abbia come obiettivo strategico la ricostruzione dell’usurato centrosinistra. E che quindi lo si collochi a livello internazionale nel quadro delle forze di sinistra alternative alle politiche dell’austerità. Forze che alle volte fanno alleanze, come in Spagna e in Portogallo, con le soggettività più avanzate del socialismo europeo. Ma che in tanti altri casi le avversano. E che in ogni caso non fanno parte del PSE, responsabile nelle sue componenti maggioritarie del disastro di questi anni. Un partito disponibile a dar vita a di confluenze elettorali per dar vita ad una alternativa alle destre sovraniste e al liberismo».

Le posizioni sembrano inconciliabili. Anche se nessuno vuole precipitare gli eventi: alla camera c’è il gruppo di LeU, al senato la componente nel misto, sfasciare tutto sarebbe puro autolesionismo.

Grasso comunque resta ottimista: il primo passo, quello di un’assemblea che in qualche modo ’fondi’ il partito, potrebbe salvaguardare il nome e non disperdere la ’base’ che ci ha creduto fin qui, raccogliendo, fra gli altri, i dissidenti dei due partiti. «È legittimo non riconoscersi più nel percorso di LeU, ma non è accettabile impedire che tale percorso si articoli e si sviluppi», dice il documento finale dell’assemblea di ieri.

DANIELA PREZIOSI

da il manifesto.it

foto tratta dalla pagina Facebook di Liberi e Uguali

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Liberi e Uguali
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