Le sanzioni economiche occidentali uccidono i siriani

Le sanzioni economiche dell’UE e degli USA stanno causando enormi sofferenze tra i comuni cittadini siriani ed impediscono la consegna degli aiuti umanitari, come trapelato da un rapporto interno...

Le sanzioni economiche dell’UE e degli USA stanno causando enormi sofferenze tra i comuni cittadini siriani ed impediscono la consegna degli aiuti umanitari, come trapelato da un rapporto interno delle Nazioni Unite. L’embargo avrebbe dovuto colpire il presidente Bashar al-Assad, contribuendo alla sua rimozione dal potere. Invece sta rendendo più difficile l’arrivo di generi alimentari, carburante e medicinali al grosso della popolazione. Le agenzie umanitarie citate nel rapporto dicono di non potersi procurare medicinali ed attrezzature medicali di base per gli ospedali a causa delle sanzioni che impediscono alle compagnie commerciali straniere ed alle banche di avere a che fare con la Siria. Un medico europeo che lavora in Siria dice che ” l’effetto indiretto delle sanzioni…rende immensamente difficile, pressoché impossibile, l’importazione di attrezzature  medicali ed di altri rifornimenti medici.”.

 Le rivelazioni sulla valutazione interna delle Nazioni Unite degli effetti delle sanzioni sulla consegna degli aiuti, intitolata Impatto Umanitario delle Misure Restrittive Unilaterali della Siria e reso noto dalla pubblicazione investigativa  The Intercept svelano l’ipocrisia di Usa e UE che avevano criticato la Siria e la Russia per aver impedito la consegna di forniture umanitarie alle città assediate della Siria.

The Intercept cita un’email interna dell’UN scritta da un ufficiale di alto grado che diceva che le sanzioni sono state uno dei “fattori principali” a causare il degrado del sistema sanitario siriano e hanno contribuito all’aumento del 300% del prezzo della farina di grano e del 650% di quello del riso che hanno seguito il raddoppio del prezzo del carburante degli ultimi 18 mesi.

Un tempo la Siria era largamente auto-sufficiente riguardo ai prodotti farmaceutici ma molti impianti si trovavano nella zona di Aleppo e sono stati distrutti o resi inservibili dai combattimenti.

La email dice che molti degli impianti rimasti hanno dovuto chiudere a causa dell’impatto delle sanzioni sull’acquisizione delle materie prime dall’estero e della valuta estera per pagarle.

 Il rapporto afferma  che il conflitto in Siria è la più grande crisi umanitaria dopo la Seconda Guerra Mondiale, con 13 milioni di persone, due terzi della popolazione, che hanno bisogno di assistenza. Il disastro ha portato all’esodo di almeno 5 milioni di rifugiati e a 4 milioni di persone sfollate nel Paese. Il rapporto dice che il caos ha prodotto l’indebolimento dello Stato e quelle condizioni che hanno alimentato  la crescita dell’Isis.

Le sanzioni di Usa ed UE contribuiscono a questa calamità umanitaria mentre il signor Assad rimane saldamente al potere. Per molti aspetti la situazione ricorda quella dell’Iraq tra il 1990 ed il 2003 quando le sanzioni dell’UN distrussero l’economia irachena e contribuirono a dissolverne la società mentre non si faceva niente per ridurre il potere di Saddam Hussein quale leader dell’Iraq. Molti critici delle sanzioni irachene sostengono che l’impoverimento di massa che esse provocarono contribuì in modo significativo al collasso politico e settario dopo l’invasione del 2003.

Lo stesso processo si sta verificando in Siria adesso. Il rapporto dice che “nel complesso, le sanzioni statunitensi ed europee sono tra le più complesse e di vasta portata che i regimi abbiano mai imposto”. Dice che parallelamente alla crisi umanitaria c’è una rete complessa di sanzioni non delle Nazioni Unite che hanno come bersaglio il governo siriano ed alcuni enti ed individui che si suppone abbiano contribuito alla violenza ed agli abusi sui diritti civili. L’Unione Europea ha imposto divieti ad ampio raggio nei rapporti commerciali e bancari cosi come il controllo dell’esportazione di articoli a “duplice” uso che potrebbero avere esigenze di sicurezza.

 Le sanzioni degli Usa sono ancora più estese, imponendo il divieto assoluto alle esportazioni ed ai rapporti finanziari con la Siria. Incluse le merci prodotte all’estero la cui percentuale del contenuto statunitense sia superiore al 10% del valore dell’articolo finito. Si presume ci siano dei mezzi a disposizione affinché le merci puramente umanitarie raggiungano la Siria ma in pratica non è questo il caso.

Il rapporto cita numerosi esempi di agenzie umanitarie in Siria il cui lavoro è stato reso molto difficoltoso se non impossibile dal sistema kafkiano di licenze, controlli sull’esportazione, stime sulla gestione del rischio ed altri divieti che richiedono costose consulenze legali per essere affrontate. Per esempio ,il divieto sul “doppio uso” include articoli come l’attrezzatura per trivellare e le tubature usate per l’acqua ed i servizi igienici che richiedono una licenza speciale anche se la carenza di acqua fresca è uno dei maggiori problemi in Siria.

Le agenzie umanitarie sono unanimi nel condannare il sistema in atto ed il modo in cui contribuisce ad aggravare le sofferenze causate dalla guerra. Nessuna agenzia è menzionata nel rapporto ma un’importante agenzia europea si lamenta di dover richiedere una licenza per spedire delle merci in Siria tramite le burocrazie governative nazionali ma gli ufficiali del luogo non sanno quali criteri adottare per farlo. Ciò comporta ritardi infiniti e molte compagnie commerciali e banche non vogliono avere niente a che fare con la Siria per paura di violare le sanzioni involontariamente e rendersi soggetto di pesanti multe.

Questi timori non sono esagerati. Il rapporto sottolinea che “banche non statunitensi hanno pagato miliardi di dollari per penali relative alle sanzioni, soprattutto ad enti di controllo statunitensi”.

 E’ costoso anche seguire la legge. Un’agenzia umanitaria ha detto che il costo per spedire legalmente dei laptop al loro staff in Siria era maggiore del costo degli stessi laptop. Non riguarda solo i settori riguardanti il governo. Una delle maggiori organizzazioni benefiche europee, sovvenzionata in parte dalla stessa Europa, voleva” recapitare assistenza umanitaria nelle zone assediate all’interno della Siria”. Per far ciò dovevano spostare i fondi dalla banca che usavano di solito alla banca di un Paese vicino alla Siria senza nascondere il fatto che quei fondi erano destinati alla Siria. Si è rivelato un errore. La banca ha obiettato che era un rischio a causa delle sanzioni e di altri divieti. L’organizzazione benefica ha conclusa dicendo” che l’assistenza umanitaria prevista non è stata recapitata”.

 In effetti le sanzioni impongono un assedio economico alla Siria nel suo complesso che potrebbero causare la morte di più siriani di quanti ne muoiano in quegli assedi che Usa e UE definiscono crimini di guerra. Più della metà degli ospedali pubblici sono stati distrutti o danneggiati. I medici siriani di Damasco si sono lamentati su The Indipendentdella difficoltà di reperire medicinali e pezzi di ricambio per le attrezzature medicali acquistate prima della guerra.

In altre parti della Siria la situazione è anche assai peggiore. Il rapporto dice che “i medici britannici che lavorano ad Aleppo hanno riferito che oltre l’80% di coloro che necessitano di una terapia medica urgente muore in seguito alle ferite o per mancanza di cure, medicinali e attrezzature di base”.

Ciononostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità dice che i medicinali di marca statunitense “non possono essere procurati a causa dell’embargo”. In generale, le condizioni di vita sono peggiorate drasticamente con il sistema “3 ore sì, 3 ore no” di fornitura elettrica nella capitale. Sia i pezzi di ricambio che la manutenzione della rete elettrica sono stati  colpiti dalle sanzioni. Ci sono i generatori privati ma il rapporto dice che l’energia “è diventata troppo costosa per la maggior parte dei siriani e molti vivono senza elettricità”.

Mentre i siriani siedono al buio le sanzioni di Usa e UE si mescolano con la guerra per distruggere il loro Paese.

PATRICK COCKBURN
autore di The Rise of Islamic State: ISIS and the New Sunni Revolution. In italiano è uscito per Stampa Alternativa / articolo originale

traduzione di Stefania Martinibrigata traduttori

da rifondazione.it

foto tratta da Pixabay

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