Landini: «Riempiremo San Giovanni per un cambiamento reale»

Intervista a Maurizio Landini. Il neosegretario della Cgil: reddito e Quota 100 non risolvono i problemi, servono diritti e uguaglianza e un’Europa diversa. Alla vigilia della manifestazione con Cisl e Uil l’ex leader Fiom punta «sull’unità come nuova strategia»
Maurizio Landini

Maurizio Landini, lei è segretario generale della Cgil da meno di due settimane. Prima di essere eletto veniva accusato di simpatie verso il M5s; ora è il più attaccato dai pentastellati.
Io son sempre lo stesso, la linea della Cgil non è cambiata. Anzi, dal congresso è uscita rafforzata un’idea di cambiamento dell’intera società che si fonda su uguaglianza e diritti. Al governo chiediamo che il lavoro di qualità sia una priorità.

Ora il M5s lancia una nuova battaglia: il ddl che prevede il salario minimo orario a 9 euro che voi avete sempre avversato.
Noi da tempo chiediamo una legge sulla rappresentanza collegata all’efficacia erga omnes per tutti i contratti nazionali votati dai lavoratori. È lì, nella contrattazione che devono essere fissati i minimi salariali sotto i quali non si deve andare. Oggi però non c’è solo il problema di garantire un salario dignitoso a tutti i lavoratori ma, dai rider alle partite Iva, vanno garantiti uguali diritti: ferie, maternità, Tfr, formazione. Diritti fondamentali per evitare la competizione al ribasso che ha distrutto il mondo del lavoro e che non si risolve con i 9 euro di salario minimo orario.

Sempre sul tema salariale Confindustria sostiene che i 780 euro del reddito di cittadinanza siano troppo vicini ai salari di ingresso e scoraggiano a trovare lavoro.
È vero l’opposto: sono i salari ad essere troppo bassi. In Italia abbiamo una questione salariale grande come una casa: oggi in molti casi si è poveri lavorando. Anche Confindustria deve affrontare il tema: è nel loro interesse eliminare le sacche di lavoro povero rinnovando i contratti con aumenti adeguati. Il problema va poi affrontato sia sul piano fiscale – aumentando le detrazioni e con una tassazione progressiva, tutto il contrario della flat tax – e detassando gli aumenti dei contratti nazionali, non solo quelli aziendali. Il governo da questo punto di vista è un datore di lavoro pessimo: i 14 euro in 3 anni previsti in legge di bilancio per il rinnovo dei contratti pubblici sono quasi offensivi.

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MASSIMO FRANCHI

da il manifesto.it

foto: screenshot dal canale You Tube “Radio Articolo 1”

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