“La Zanzara”, croce e delizia del Paese

Da un po’ di tempo, complice un amico che mi ha “iniziato” a ciò, mi sono messo alla sera ad ascoltare “La Zanzara“, il programma forse più celebre di...
Giuseppe Cruciani, conduttore de "La Zanzara" su Radio 24

Da un po’ di tempo, complice un amico che mi ha “iniziato” a ciò, mi sono messo alla sera ad ascoltare “La Zanzara“, il programma forse più celebre di Radio 24, l’emittente di Confindustria. Lo conducono i giornalisti Giuseppe Cruciani e David Parenzo che si divertono – a volte anche amaramente – ad ascoltare ciò che di veramente patologico c’è nel Paese e si domandano se queste patologie siano il Paese stesso.

Sono domande interessanti, perché, se si ascolta “La Zanzara” o se si vanno a riprendere i video su You Tube degli anni passati, risalendo fino al 2014, si assiste ad una carrellata di personaggi che finiscono per raggiungere una certa ribalta perché compulsivamente telefonano a Cruciani per dire la loro sul tema del giorno.

Solitamente si tratta di neofascisti, odiatori di professione, quei cosiddetti “leoni da tastiera” che un po’ ammirano Mussolini, alcuni sono pure fieri di dirsi “hitleriani“, ma capita che chiamino in radio anche persone che i sovranisti considererebbero certamente esclusi (od escludibili) dalla società italiana soltanto perché provenienti dal Senegal, che magari fanno i camionisti e si spaccano la schiena dalla mattina alla sera e, giustamente, imprecano contro il pressapochismo di nuove correnti di disprezzo e xenofobia alimentate da una certa politica di destra d’oggigiorno.

Ascoltando “La Zanzara“, però la domanda che viene da porsi non è se questo sia davvero il Paese reale: certo che lo è. Almeno lo è nella rappresentanza ristretta che esprime in una trasmissione volutamente “punzecchiante“, proprio come l’insetto fastidioso che ti succhia il sangue, che ti tormenta la notte, che non ti ronza intorno e ti crea prurito magari esattamente nel momento in cui ti senti più rilassato. Quando sei in vacanza, sotto il sole o all’ombra; quando sei lì a leggere un libro e vieni distratto, per l’appunto dal “Paese reale” di tante zanzare che sembrano minuscole, ma che sono invece molto fastidiose alla paciosa tranquillità di una claudicante democrazia.

No, ascoltando “La Zanzara“, ciò che ti domandi è: mostrare le patologie antisociali italiane, prendendo in giro tutto il mondo dei neofascisti che si mettono la maschera di Hitler in trasmissione o che si esprimono con linguaggi violenti, minacce anche di morte, anatemi contro Liliana Segre, odio a pieni polmoni contro i migranti o gli omosessuali, non si rischia di alimentare questo parterre di fini intellettuali, di raffinati demagoghi, di capaci retorici, di sapienti e dotti che hanno come equivalenze mentali il Terzo Reich e il regime fascista di ieri e i partiti sovranisti di oggi?

L’intenzione, certamente, non è di spargere odio, ma di “perculare” (come si usa dire negli ambienti non proprio accademici che commentano le dirette di Cruciani e Parenzo) colui che telefona per vomitare tutta la sua rabbia contro Tizio, Caio o Sempronia (per una volta usiamo anche un femminile in questo trittico storico) e di mostrarne da un lato i tratti caratteristici dell’ignoranza diffusa in un popolo immemore, facilmente abituato all’oblio della propria storia e, quindi, della propria recente genesi e, dall’altro, commentare l’attualità mediante la contrapposizione tra due differenti visioni dell’oggi: quella di Parenzo più progressista e quella di Cruciani che, oggettivamente, risulta difficile da classificare “ideologicamente“, ma che certamente tutto è tranne che conformista.

Trasmissioni come “La Zanzara” sono utili ad un pubblico già vaccinato rispetto ai rischi di involuzione antisociale, illiberale e antidemocratica che si rischiano anche in Italia oggi. In questo senso aiutano a comprendere, in parte, gli umori di quel sottoproletariato che emerge rabbiosamente per tante frustrazioni patite a causa di politiche liberiste che lo hanno privato dei fondamentali diritti di vita e che lo hanno reso ancora più potenzialmente pericoloso per i moderni sfruttati rispetto a tanti decenni fa.

Se, invece, ascoltata senza questa capacità critica intrinseca di chi ha, quindi, una schermatura capace di filtrare i messaggi e le irrisioni dei conduttori rispetto alle telefonate di vere e proprie patologie ambulanti su due piedi, raramente descrivibili e definibili “cittadini” (pensando al ruolo dell’essere umano nella comunità dalla Rivoluzione francese ad oggi), allora la fiumana di collera, di odio e di disprezzo delle differenze può diventare un elemento di ulteriore alimentazione di sedimenti antidemocratici e incalzare convinzioni che si reggono su falsificazioni dei fatti operate da una politica che ha tutto l’interesse per mostrare che il nemico per il povero è un altro povero e non invece il ricco.

Il ruolo dell’informazione, dunque, viene messo da “La Zanzara” davanti ad una autocritica spietata, perché ogni velo ipocrita di perbenismo e di belle parole è tolto, ed anzi si rifugge persino il ringraziamento, il saluto: si passa direttamente a ciò che si ha da dire ed è richiesta schiettezza, in qualche modo una estremizzazione di una sincerità che involve – sovente – in un crescendo di pulsazioni cardiache, di toni esasperati che, ad un primo ascolto, parrebbe strano, insolito, quanto meno inconsueto sentire sulla radio dei padroni.

Eppure così è: “La Zanzara” non si mette la giacca e la cravatta per accogliere i suoi ascoltatori, ma indossa i panni elegantemente sobri di Parenzo e quelli più spartani di Cruciani per stimolare i confronti in diretta tra il migrante “integrato” e il razzista a tutto spiano.

Non siamo davanti alla solita trasmissione che fa finta di essere politicamente corretta e che, invece, trasmette una linea editoriale e un messaggio che va in tutt’altra direzione: non si tratta di un giornalismo fatto per piacere a qualcuno ma, spesso e volentieri, per dispiacere a molti.

Un essere scomodi, irriverenti e volgari da un lato, pacati, garantisti e progressisti dall’altro.

Per carità… comunismo e nazismo sono quasi la stessa cosa, almeno per il cinquanta per cento di chi conduce, ma sono dettagli. Del resto, se vuoi non essere normalizzante, accondiscendente e storicamente corretto, devi pur estremizzare i concetti, allarmare i contenuti e fomentare una certa piazza.

Il punto rimane dunque questo: quanto la società italiana di oggi è in grado di comprendere un programma come “La Zanzara“? Quanto è capace di rendersi conto di essere presa in giro laddove esprime e si esprime con vere e proprie idiosincrasie per fenomeni come l’immigrazione, il confronto con il “diverso“, il rapporto con le minoranze di qualunque tipo si tratti?

Dalla risposta che possiamo darci ne consegue una analisi di un Paese che prova a reagire, ma che forse lo fa, ancora una volta, nel modo sbagliato pur essendo – forse – in buona fede.

MARCO SFERINI

26 novembre 2019

foto: screenshot

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