La storia dimenticata in via Giorgio Almirante

La domanda è questa: quando si ripristinerà una sana vergogna civile per quanto accade in Italia in questo momento? La risposta è: impossibile saperlo. Non c’è giorno in cui...

La domanda è questa: quando si ripristinerà una sana vergogna civile per quanto accade in Italia in questo momento? La risposta è: impossibile saperlo.
Non c’è giorno in cui non si assista ad una presa di posizione pubblica che contenga invettive razziste, dis-umanitarie, apertamente votate ad un crudelismo (se esiste il tanto vituperato “buonismo”, potrà anche esisterne il contrario!) che sembra essere inarrestabile e che prende forme strane, diversissime tra loro.
Apparentemente sono posizioni politiche, voti di consigli comunali, dichiarazioni di ministri della Repubblica al mattino e comizi in piazza al pomeriggio.
In realtà sono una complessa ed evidentissima trasformazione anticulturale del Paese nell’opposto di ciò che era anche solo pochi anni fa, pochi lustri… quando ci si vergognava d’essere razzisti, di votare magari l’MSI (Movimento Sociale Italiano, il partito neofascista fondato nel 1946 dalle ceneri della Repubblica Sociale Italiana) e in pubblico si era tutti (o quasi) antifascisti.
Il consiglio comunale di Roma prende in esame una mozione di Fratelli d’Italia dove si chiede di intitolare una via di Roma a Giorgio Almirante. La maggioranza grillina vota la mozione con pochi distinguo tra le fila del gruppo pentastellato. Risultato: la mozione viene approvata e, dopo una marea di proteste, la sindaca Raggi è costretta a fare marcia indietro e a bloccare la decisione consiliare.
Ma il peggio deve ancora leggersi sui giornali del giorno dopo: “Non sapevo chi fosse” accenna un consigliere; oppure “Pensavo di votare sui debiti” si giustifica un altro. L’imbarazzo viene mascherato con improvvisazioni che fanno sorridere.
Ma prendiamo per buona la prima affermazione: “Non sapevo chi fosse”. Direi che è grave storicamente e politicamente parlando. Anche perché la figura di Almirante fa parte, purtroppo, della storia del Paese e ha avuto una sua rilevanza nella ricostituzione della destra fascista post-bellica assegnandole, con grande ingegno, mostrandosi in doppio petto in televisione e con una abile oratoria, come accettabile presso qualunque ambiente democratico e borghese.
Non conoscere Almirante è segno di una ignoranza inammissibile che può condurre, perdiana, a pensare di stare dedicando una via della capitale a qualcuno che non ha firmato nel 1938 il “Manifesto della razza” e che fino al 1942 ha collaborato alla rivista “La difesa della razza“, che aderì prontamente alla nuova Repubblica Sociale Italiana di Mussolini, stato fantoccio del Terzo Reich, e che a nome del ministro Mezzasoma, firmò nel 1944 il bando per l’arruolamento nelle fila dell’esercito repubblichino che prevedeva, tra l’altro, la condanna a morte per i giovani che non si fossero presentati.
Per non fare torto alla storia e per fare onore all’intelligenza di tutti, che sta un po’ scemando, eccone la trascrizione lettera per lettera:

PREFETTURA DI GROSSETO – UFFICIO DI P.S IN PAGANICO
COMUNICATO

Alle ore 24 del 25 Maggio scade il termine stabilito per la presentazione ai posti militari e di Polizia Italiani e Tedeschi, degli sbandati ed appartenenti a bande.
Entro le ore 24 del 25 Maggio gli sbandati che si presenteranno isolatamente consegnando le armi di cui sono eventualmente in possesso non saranno sottoposti a procedimenti penali e nessuna sanzione sarà presa a loro carico secondo quanto è previsto dal decreto del 18 Aprile.
I gruppi di sbandati qualunque ne sia il numero dovranno inviare presso i comandi militari di Polizia Italiani e Tedeschi un proprio incaricato per prendere accordi per la presentazione dell’intero gruppo e per la consegna delle armi.
Anche gli appartenenti a questi gruppi non saranno sottoposti ad alcun processo penale e sanzioni.
Gli sbandati e gli appartenenti alle bande dovranno presentarsi a tutti i posti militari e di Polizia Italiani e Germanici entro le ore 24 del 25 maggio.
Tutti coloro che non si saranno presentati saranno considerati fuori legge e passati per le armi mediante fucilazione nella schiena. Vi preghiamo curare immediatamente affinché testo venga affisso in tutti i Comuni vostra Provincia.”

p. il Ministro Mezzasoma – Capo Gabinetto
GIORGIO ALMIRANTE
Dalla Prefettura 17 Maggio 1944 – XXII

Almirante tentò di smentire tutto ciò quando “l’Unità” nel 1971 pubblicò questo testo, ma venne smentito da un gran numero di prove trovate nell’Archivio di Stato: il documento originale recante la firma di Almirante; la lettera della Prefettura che accompagnava l’invio dei manifesti; la missiva del Vicecommissario Prefettizio che dava conferma dell’affissione; un telegramma risalente all’8 maggio 1944 firmato proprio da Almirante – all’epoca Capo di Gabinetto del Ministero della Cultura Popolare – in cui si sollecitava l’affissione del manifesto in questione in tutti i comuni della provincia di Grosseto; una circolare dello stesso periodo in cui Almirante disponeva – in quanto curatore della propaganda del Decreto Graziani (che disponeva, appunto, le modalità di repressione dei gruppi partigiani) – anche la divulgazione delle comunicazioni delle autorità tedesche in materia (fonte: ANED, www.deportati.it, Corte di Cassazione, sentenza dell’8 maggio 1978).
Tanto bastò per rigettare integralmente tutte le querele che aveva intentato contro la stampa che lo aveva inchiodato alle sue responsabilità storiche.
Dovrebbero essere note anche le sue attività politiche nel dopoguerra, nell’intero periodo repubblicano segnato da una serie di incertezze politiche che hanno messo a rischio la stabilità democratica più volte e che sono ombre nere nella storia della Repubblica.
Più volte sono state descritte molto bene da giornalisti come Sergio Zavoli, Enzo Biagi, Camilla Cederna, per fare solo alcuni nomi che possono aiutarci ancora oggi a provare a comprendere la complessa storia della giovane democrazia italiana.
Voler intitolare una via a Giorgio Almirante può essere frutto di vicinanza politica, ed allora ciò è più “comprensibile” (si badi alle virgolette): ma farlo seguendo la scia di una altrui aderenza ideale e pentirsene il giorno dopo affermando che “non si sapeva chi fosse” è fare torto alla storia, alla Repubblica, alla democrazia e, se vogliamo, anche ad Almirante stesso. Paradossalmente…
E chi governa un comune, chi rappresenta la maggioranza di un consiglio comunale come quello della capitale d’Italia non può permettersi di ignorare la storia del Paese che è espressa nella Costituzione, che deve continuare ad essere una bussola di guida in difesa di una memoria antifascista come elemento di pratica quotidiana per preservare lo spirito dell’Assemblea Costituente del 1946.
Ma chi non conosce la storia da cui è nata la Costituzione potrà mai conoscere le relazioni parlamentari della Costituente, i discorsi dei Padri e delle Madri Costituenti? Tutto il veramente complesso ambito di discussioni politiche, etiche, economiche che si svolse in un anno e mezzo per dare vita ai 139 articoli e alle norme transitorie e finali che ancora oggi guidano le istituzioni e la vita popolare?
Un dubbio è lecito. Speriamo che si dissolva quanto prima.

MARCO SFERINI

foto tratta da ANPI Grosseto

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