La Sinistra, liste fuori dalla ridotte di partito

«Le battaglie giuste rimangono giuste in qualsiasi parte si conducano, da oggi questo è il mio posto, dopo quindici anni di battaglie per i diritti civili nell’associazionismo. Lo faccio...
Adelmo Cervi

«Le battaglie giuste rimangono giuste in qualsiasi parte si conducano, da oggi questo è il mio posto, dopo quindici anni di battaglie per i diritti civili nell’associazionismo. Lo faccio nella sola maniera che conosco: mettendoci la faccia e mettendomi a disposizione delle comunità lesbiche, gay e trans, e cioè di tutti e di tutte. In questo momento in cui oscurantismo e intolleranza sono il comune denominatore delle destre italiane e europee, sono convinta che fare politica, cioè mettere a disposizione la propria esperienza e la propria capacità, sia semplicemente il dovere di ogni cittadino». Sono le parole con cui Marilena Grassadonia, storica presidente dell’associazione delle Famiglie Arcobaleno, spiega la sua scelta di correre alle europee del 26 maggio con la casacca della lista La sinistra. Non è certo la prima volta di un esponente delle comunità lgbt nelle liste della sinistra radicale.

Ma a scorrere i candidati, che domenica scorsa sono stati presentati al Teatro Quirino di Roma per l’avvio della campagna elettorale, all’occhio salta una novità rispetto alle consolidate liturgie di quest’area. Grassadonia, che sarà capolista della circoscrizione centro, è donna molto stimata per le sue battaglie (una fra le tante: la legge per l’adozione del figlio del partner nelle coppie omogenitoriali) ben oltre gli steccati della sinistra radicale. E lo stesso si può dire per Silvia Prodi, capolista nel Nord est. La nipote dell’ex premier è ingegnera nucleare ed esperta di sicurezza nucleare, consigliera regionale in Emilia Romagna, eletta con il Pd ma poi passata al gruppo misto. Insomma, tutt’altro che un’estremista e con una biografia tutt’altro che interna a una ridotta politica. Lo stesso si può dire per molti altri candidati: sicuramente per la milanese Eleonora Cirant, capolista nel Nord ovest, attivista del movimento femminista Nonunadimeno, e per Corradino Mineo, capolista nella circoscrizione Isole, una vita da giornalista, già direttore di Rainews, poi senatore Pd prima di uscire dal gruppo dem per dissenso.

Nella composizione delle liste, insomma, si legge lo sforzo di uscire fuori dalle secche delle quote fra i piccoli partiti della sinistra per lo più provenienti da scissioni multiple e successive dallo stesso ceppo iniziale, il Prc degli anni novanta. E in particolare fuori dalla dialettica fra Sinistra italiana e Rifondazione comunista, le organizzazioni maggiori della “confluenza” per le europee. Per questo ha deciso di correre la scrittrice ed editrice Ginevra Bompiani, impegnata nella battaglia per l’ambiente.

Non che fra i candidati manchino i leader di partito. A dare una mano nella circoscrizione centro ci sarà Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana; nel nord ovest Paolo Ferrero, ex segretario Prc e oggi vicepresidente della Sinistra europea. Corre anche l’eurodeputata uscente Eleonora Forenza, da capolista al Sud. E’ una studiosa di Gramsci e una dirigente del suo partito, il Prc, ma spesso si è ritrovata all’opposizione della linea della segreteria e più in sintonia con i movimenti delle sinistre sociali europee. E ancora, viene dal Pd, passando per Art.1, anche Francesco Laforgia, oggi fondatore di «èViva», l’associazione degli autoconvocati di Leu, che auspica «un unico grande soggetto della sinistra».

Accade infine che scorrendo le liste si incontri un uomo che è anche un simbolo, Adelmo Cervi. Figlio di Verina e Aldo, terzogenito dei sette fratelli Cervi fucilati dai fascisti a Reggio Emilia nel ’43 quando aveva quattro mesi, non è un militante della sinistra radicale. Il discorso che ha fatto Adelmo alla platea del Quirino è l’esatto opposto di quello che ci si aspetterebbe in un’occasione come questa: «Basta litigi, per contare i nostri valori debbono essere vincenti, dobbiamo essere in tanti. Ma quando arrivo in posti in cui siamo dieci, e quando mi si spiega che siamo pochi ma siamo buoni, rispondo: a che serve essere buoni se poi siamo pochi? E quando mi dicono: quelli del Pd sono tutti venduti, li chiami ancora compagni?, rispondo: da quella parte ci sono tanti compagni, e chi dice di no prima ci racconti che battaglie fa tutti i giorni per sentirsi tanto bravo da essere chiamato compagno solo lui».

DANIELA PREZIOSI

da il manifesto.it

foto: screenshot

categorie
la sinistra





passa a…



altri articoli