La sinistra che viene da lontano. Come Willy Signori

La cultura di governo, il governismo, l’aspirazione a governare per migliorare le sorti del Paese e per modificare quelle che sono le interferenze dell’economia nella politica. Tutte nobilissime intenzioni...
Francesco Nuti nel film "Willy Signori e vengo da lontano"

La cultura di governo, il governismo, l’aspirazione a governare per migliorare le sorti del Paese e per modificare quelle che sono le interferenze dell’economia nella politica.
Tutte nobilissime intenzioni che la sinistra in Italia ha preso per mano e ha sposato moltissime volte sacrificandovi valori, progetti di medio e lungo termine per obbedire ad una sorta di moloch del pragmatismo che è parso sovente diventare l’unica vera opzione sensata che un partito comunista o socialista potesse adottare per dirsi “utile”.
L’utilità è stata fatta legare simbioticamente al concetto di “gestione del potere” attraverso la posizione di governo.
E così la sinistra comunista e socialista, variamente interpretata nelle forme partitiche che ha preso negli oltre settanta anni di vita repubblicana, ha conosciuto una inedia culturale, politica e poi sociale che l’ha portata alla consunzione e, infine, a rischiare una estinzione vera e propria, fatta del nulla: senza più impegno, senza più menti e braccia dedicate per una vita a quell’Idea con la “i” maiuscola che un tempo era la ragione di vita di molte e molti di noi.
La corruttela del sistema politico, che è poi corruttela del sistema economico che lo domina, ha gestito saggiamente – dal suo punto di vista – queste operazioni seduttive e ha portato le forze dell’alternativa di società ad essere così insignificanti da restare presenti nelle tornate elettorali come elemento di mera rappresentanza, testimoni di un passato prima dichiarato anacronistico per la caduta del socialismo reale e poi archiviato come ferro vecchio di un tempo ormai sorpassato dalla modernità che imponeva di abbracciare una certa condivisione delle regole del mercato per potersi sentire all’interno del consesso sociale (e antisociale) e di quello speculare che è delega politica nei palazzi istituzionali.
Dunque, la fine del ruolo della sinistra comunista e socialista in Italia viene da lontano, come Willy Signori che provoca un incidente mortale andando contromano e, attanagliato dal giusto senso di colpa, affronta la donna che ha perso il marito e che di lui non ne vuole sapere.
Ma Willy insiste, la va a trovare e se ne prende cura. Lei lo respinge e lo prende sonoramente in giro. Ma, nonostante tutto lui continua amorevolmente a frequentarla, dimenticando la sua bellissima ma arcigna fidanzata.
E’ una metafora interessante per la sinistra questo film di Francesco Nuti che va visto per recuperare un po’ di quel senso di umanità e di amore che avevamo (permettetemi di dire che personalmente lo conservo ancora gelosamente come qualcosa di teneramente indispensabile) per l’uguaglianza sociale e civile, per la voglia di cambiare la società capovolgendola a centottanta gradi.
Romanticherie, dirà qualcuno. E’ sempre quel qualcuno che ha in questi anni amato il governo, il governismo, la voglia di cambiare la società dal punto di vista dei padroni credendo di gestire il cambiamento invece dal punto di vista proprio.
La vera illusione non è mai una rivoluzione mancata o fallita ma quella tradita attraverso il passaggio mentale dallo schema di sovversione allo schema di adeguamento.
Lasciarsi convincere che, tutto sommato, si può solo aspirare ad un timido riformismo e che si può solamente “governare” il cambiamento e non adoperarlo come grimaldello per scoperchiare il verminaio del capitalismo, è già fine dell’alternativa che ci abita, che ci nutre di speranza per un mondo non migliore ma possibile. Perché questo in cui viviamo è davvero un mondo impossibile.
Dall’inizio dell’anno ad oggi, quindi soltanto in quattro mesi, sono morti oltre 250 lavoratori per mancanza di sicurezza nei cantieri e in differenti posti di impiego e lavoro operaio. Le donne ogni giorno vengono uccise dai maschi che se ne sentono proprietari. Giovani bulli si fanno beffe dei più deboli fra loro, scherniscono i professori, picchiano i loro simili per età e i genitori li sostengono. L’alienazione mentale ci pervade costantemente, affondati con le facce negli schermi dei telefonini, non guardiamo alla sera più un cielo stellato quando portiamo fuori il cane a pisciare. Rispondiamo all’ultimo messaggio, creiamo catene di interazione virtuale che ci dicono essere amici di migliaia di persone ma poi siamo tragicamente soli. Viviamo individualmente, senza percepire ciò che di prezioso vi è nelle relazioni sociali e non costruiamo nessuna critica al sistema in cui viviamo perché lo viviamo come immutabile. Solo un poco ingiusto per le tasse che paghiamo e per la corruzione che serpeggia.
Allora la rivoluzione giusta è quella dei Cinquestelle: vuole combattere solo questo. Sia con la Lega, sia col PD.
Se una rivoluzione, anche impropriamente detta e costruita solo per fronteggiare la “casta” e i privilegi, la puoi fare ambivalentemente con chi ha negli ultimi anni distrutto economicamente lo stato di vita dei più deboli e degli sfruttati o chi vuole usare le ruspe per spianare i problemi sociali, allora è, comunque la si possa leggere o vedere, una cattiva rivoluzione. Una controrivoluzione. Non porterà mai nulla di buono al moderno incosciente proletariato che si dimena perché capisce che vive di merda ma non sa perché tutto ciò avviene.
Tira un po’ le catene che lo tengono legato ma non pensa di poterle spezzare. Sopravvive rassegnato e guarda la televisione provando a interpretare i bizantinismi parolai di chi un giorno afferma che ci sarà il “suo” governo e, un momento dopo, rinverdisce il vigore muscolare dei toni da campagna elettorale e si ridipinge puro e duro.
Andiamo a vedere Francesco Nuti: la storia di Willy Signori può esserci utile. Perché chi oggi ci sembra nemico e ci odia, perché come sinistra e come comunisti l’abbiamo anche involontariamente tradito, è il nostro unico punto di riferimento: chi tra gli sfruttati più ci disprezza è il nostro migliore alleato. Non lasciamo che quel disprezzo, che quella rabbia finisca ancora una volta nelle mani della destra. Di qualunque destra…

MARCO SFERINI

28 aprile 2018

foto: screenshot dal film Willy Signori e vengo da lontano, di Francesco Nuti

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