La «passione» nazista dello stragista texano

Stati Uniti. Dimitrios Pagourtzis, uno studente di 17 anni, è entrato a scuola con un fucile e un revolver calibro 38 e ha aperto il fuoco, uccidendo nove compagni e un professore, ferendo 12 persone tra cui una guardia armata

Questa volta è accaduto a Santa Fe, in Texas: Dimitrios Pagourtzis, uno studente di 17 anni, è entrato a scuola con un fucile e un revolver calibro 38 e ha aperto il fuoco, uccidendo nove compagni e un professore, ferendo 12 persone tra cui una guardia armata. Dispositivi esplosivi rudimentali sono stati successivamente ritrovati nell’edificio scolastico e nelle sue vicinanze. «Pensavo che alla fine sarebbe successo, sta accadendo ovunque», ha dichiarato alle telecamere di Nbc Paige Curry, studente della Santa Fe High School, poco dopo la sparatoria, quando i ragazzi erano tutti fuori dall’edificio, i network nazionali erano già arrivati, e il governatore del Texas, il repubblicano Greg Abbott, era in conferenza stampa per fornire i dettagli dell’ennesimo massacro di ragazzi americani.

Pagourtzis si era procurato le armi prendendole al padre che le possedeva legalmente, le analisi degli account social del ragazzo rivelavano una persona ossessionata dalla violenza, con una passione per il nazismo e per il musicista elettronico James Kent, professionalmente noto come Perturbator, la cui musica è stata adottata dagli affiliati dei gruppi neonazisti e dall’Alt-right. Il piano doveva essere quello di sparare e poi suicidarsi ma alla fine

Pagourtzis non ha puntato le armi verso di sé e si è arreso; ora è in custodia presso la polizia, ha chiesto un avvocato e per lui ci sarà un prevedibile percorso legale; per la comunità rurale di 13.000 anime di Santa Fe ci saranno veglie e l’elaborazione del lutto. E per una parte sempre più corposa d’America, la rabbia e la determinazione a non fare più accadere queste morti inutili. I ragazzi del liceo di Parkland, in Florida, che a febbraio, a seguito di una sparatoria simile accaduta nella loro scuola hanno dato vita al movimento NeverAgain, per il controllo delle armi, hanno rinnovato le loro richieste di risposte politiche; proteste spontanee sono nate un po’ ovunque negli Usa, un gruppo di studenti delle scuole superiori di Washington si è recato nella sede dell’ufficio del leader della maggioranza repubblicana alla Camera, Paul Ryan, chiedendo non preghiere, ma leggi sul controllo delle armi ricordando che molti di loro saranno presto maggiorenni e andranno a votare per le elezioni di midterm.

Trump ha dichiarato che «Questo va avanti da troppo tempo. La mia amministrazione è determinata a fare tutto quel che è in suo potere per proteggere i nostri studenti, rendere sicure le nostre scuole, mantenere le armi fuori dalle mani di chi costituisce minaccia per sé e per gli altri«; per ora ha convocato la commissione sulla sicurezza delle armi creata dopo la sparatoria di Parkland e dovrebbe incontrarla la prossima settimana.

I politici attivi nel movimento per il controllo delle armi hanno rinnovato la pressione su i colleghi repubblicani che non credono che limitare le armi limiterebbe questi eventi sanguinosi, Andrew Cuomo, governatore di New York ha mandato una lettera pubblica a Trump ed al congresso, poche righe che finiscono con una frase tutta in maiuscolo, «do something», «fate qualcosa«.
Dal canto suo il conduttore radiofonico e vice governatore del Texas, Dan Patrick, ha dichiarato in pieno stile Johnny Stecchino, che il problema non sono le armi, ma le porte, spiegando che ci sono troppe entrate e uscite nelle scuole, ed è per questo che le sparatorie possono accadere: «Se ci fosse stata una sola entrata possibile per gli studenti, forse tutto questo non sarebbe accaduto».

MARINA CATUCCI

da il manifesto.it

foto tratta da Wikimedia Commons

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