La cultura disturba la malavita. Incendiata «La pecora elettrica»

Roma. Un altro incendio manda in fumo la libreria di Centocelle appena riaperta dopo il rogo dello scorso 25 aprile

Spalle alla strada, gli sguardi attoniti sono rivolti verso una saracinesca annerita dal fumo. Sopra, resiste l’insegna della libreria La Pecora Elettrica di Centocelle, alla periferia orientale di Roma. È stata bruciata di nuovo proprio alla vigilia della sua seconda rinascita. Il primo incendio si era verificato a poche ore dal 25 aprile scorso, il che aveva fatto pensare ad un attentato di natura politica contro una libreria indipendente che non ha mai fatto mistero delle sue simpatie antifasciste.

Una ventina di giorni fa è stata data alle fiamme anche una pizzeria che si trova a venti metri dalla libreria, dall’altra parte del marciapiede. Circostanza che fa sospettare che qualcuno abbia bisogno che questo pezzo di strada, subito dietro il parco del Forte Prenestino, rimanga buio dopo le 20, magari per favorire lo spaccio di droga.

I locali della libreria hanno preso fuoco nella notte tra martedì e mercoledì, verso le 3. Qualcuno ha avuto la perizia di disattivare l’allarme e incendiare l’interno utilizzando un motorino come ariete e innesco. «Roma non è Gotham City» aveva detto un paio di settimane fa, all’indomani dell’omicidio di Luca Sacchi, il capo della polizia Franco Gabrielli. Lo confermano tutti gli indicatori sulla sicurezza e la tendenza discendente dei reati. Ma la capitale deve uscire dal vortice dei singoli casi di cronaca che generano strette securitarie per guardare in cosa si sta trasformando. Centocelle, da questo punto di vista, è esemplare.

Da periferia popolare per antonomasia, con una storia che affonda nella Resistenza e nelle lotte che ne seguirono fino agli anni Ottanta, negli ultimi anni il quartiere è diventato l’ultimo esperimento della gentrification alla romana. Ci è arrivata la linea C della metropolitana. È un canale di collegamento mezzo monco, che passa di rado e a malappena arriva fino a San Giovanni, ma tanto è bastato perché il calore della sperimentazione artistica e gli odori dell’intrattenimento gastronomico che da tempo covavano sotto l’asfalto eruttassero in decine di localini.

L’epicentro involontario è probabilmente il Forte Prenestino, il centro sociale occupato più grande d’Europa che da oltre trent’anni ingoia lungo il suo ponte levatoio migliaia di persone ad ogni iniziativa in un mix potente di antagonismo politico e laboratori controculturali.

Ne deriva che le agenzie immobiliari si diffondano e aggiornino al rialzo i cartellini dei prezzi degli immobili. Non si deve pensare ad un processo monolitico che avanza inesorabile. Perché Centocelle si estende per tre chilometri quadrati e conta quasi sessantamila abitanti, ha al suo interno aree più ricercate e zone marginali.

E perché a Roma la speculazione come la rigenerazione urbana avanza quasi sempre a macchia di leopardo. Dallo scontro tra i diversi mondi, tra le anime popolari e i nuovi residenti, tra le nuove forme di speculazione criminale e la piccola impresa indipendente che cerca il suo spazio, tra i piccoli gangster che vorrebbero monopolizzare il mercato illegale frutto del proibizionismo e il resto del mondo, nascono tensioni. Ieri sera a centinaia si sono ritrovati in piazza dei Mirti, per una «passeggiata di autodifesa» convocata dalla Azione antifascista Roma Est.

Non significa che la matrice dell’aggressione alla libreria venga considerata espressamente «politica», piuttosto è indice della consapevolezza degli antifascisti nel prendersi cura dell’agibilità del quartiere, senza invocare repressioni ma costruendo forme di mutuo soccorso e ripopolando le strade. È l’unico modo per evitare che anche qui succeda quello che è avvenuto al Pigneto o ancora più di recente a San Lorenzo: lì per evitare lo spaccio e il «degrado» camionette di forze dell’ordine o di militari in mimetica con tanto di mitragliette a tracolla presidiano piazze e isole pedonali e proteggono gli investimenti di imprese di ristorazione mordi e fuggi e bed and breakfast quando non proprio mega-operazioni speculative basate su grandi eventi come è avvenuto all’Ex Dogana dello Scalo.

Ne hanno fatto le spese la socialità e la qualità della vita, si è innescata una spirale di cupa routine. «La sicurezza dei nostri quartieri e delle nostre strade la fanno gli abitanti che li vivono quotidianamente – dicono gli antifascisti che sono scesi in piazza per sostenere La Pecora Elettrica – Togliamo spazio agli affaristi e agli speculatori». «Non vogliamo che usino episodi come questi per blindarci il quartiere come se fossimo in guerra, magari mettendo sotto accusa i ragazzini che hanno due spinelli in tasca», ha detto un manifestante al microfono in piazza dei Mirti.

In mattinata, davanti alla saracinesca annerita dal fumo di via delle Palme c’erano anche gli esponenti delle istituzioni, a partire dal ministro della cultura Dario Francescini e dal vicesindaco Luca Bergamo. Il leader Pd e presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti invita «a tenere duro e lottare». L’istituzione di prossimità, il municipio, è rappresentata dal presidente Giovanni Boccuzzi, eletto con I 5 Stelle. Attorno a lui, davanti alla scena del rogo, si è formato un capannello di cittadini che gli contestava la mancanza di dialogo, non accettava la sua intenzione di limitarsi a passare la palla incendiata al prefetto (per il 15 novembre è annunciato un vertice su Centocelle) senza prendere iniziative sul terreno amministrativo.

Boccuzzi ha cercato di difendersi, ma è rimasto senza parole quando Danilo Ruggeri, uno dei proprietari della libreria, gli ha rinfacciato di non essersi «mai fatto vedere da queste parti». In serata, mentre Centocelle era invasa da manifestanti solidali, quelli della Pecora Elettrica hanno fatto sapere: «Ci prendiamo qualche giorno per riflettere sul da farsi».

GIULIANO SANTORO

da il manifesto.it

foto tratta dalla pagina Facebook de “La pecora elettrica”

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Cronache





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