La Cgil fa la cosa giusta

Il nuovo segretario. Il vecchio collateralismo è finito da un pezzo e la battaglia contro una crescita senza sviluppo, contro le diseguaglianze, la feroce precarietà, contro il ricatto tra salario e salute è una bussola che Maurizio Landini ben conosce
Maurizio Landini, neosegretario della CGIL

Tra rituali d’ordinanza (il conclave notturno) e etichette d’antan (il riformista e il movimentista), alla fine il XVIII congresso della Cgil, eleggendo Maurizio Landini segretario, ha scelto un leader popolare, credibile e rappresentativo. L’essere stato prima di tutto un operaio non è una credenziale secondaria. L’essere diventato il segretario della Fiom ne ha segnato la formazione sindacale. E l’essersi poi «laureato» con la tesi vincente della battaglia per i diritti dei lavoratori di Pomigliano contro la Fca di Marchionne, lo ha definitivamente promosso a leader nazionale.

Maurizio Landini eredita una Cgil che ha saldamente tenuto il fronte della battaglia contro il jobs act e le politiche del Pd renziano. La Cgil di Camusso, con la Carta dei diritti e i referendum, ha aperto un processo, teorico e politico, urgente e necessario a tenere tutti e due i piedi in un mondo del lavoro segnato da precarietà e salari di povertà.

L’esito del congresso è anche un buon esempio di unità, si direbbe più unico che raro di questi tempi magri per la sinistra nel nostro paese. Buono perché non governato dai personalismi e perché basato su una condivisione non formale del documento congressuale.

Il battesimo da segretario Landini lo celebrerà in piazza, nella prossima manifestazione unitaria con Cisl e Uil contro la manovra di bilancio del governo.

Si può immaginare facilmente che continuerà a fare proposte e a chiedere confronti con tutte le forze sociali e politiche. Lo ha sempre fatto (attirandosi accuse di renziano e grillino a seconda del momento) da segretario della Fiom tanto più lo farà da segretario della Cgil.

Il vecchio collateralismo è finito da un pezzo e la battaglia contro una crescita senza sviluppo, contro le diseguaglianze, la feroce precarietà, contro il ricatto tra salario e salute è una bussola che Maurizio Landini ben conosce. Il Pd rottamato dalle riforme renziane come i 5Stelle sfigurati dall’alleanza con la destra di Salvini, avranno di sicuro un interlocutore attento, ma anche un osso duro che non farà sconti.

NORMA RANGERI

da il manifesto.it

foto tratta dalla diretta Facebook del Congresso della CGIL

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