La brutta Italia della crudeltà sovranista

Dedicato a Carola che ha avuto e ha un coraggio impensabile per molte e molti di noi Tutta l’umanità possibile, tutta quella poca umanità rintracciabile già in normali tempi...
La Sea Watch 3 fotografata il 15 maggio 2019 nel pattugliamento del Mediterraneo meridionale :: foto di Nick Jaussi / Sea-Watch

Dedicato a Carola che ha avuto e ha un coraggio impensabile per molte e molti di noi

Tutta l’umanità possibile, tutta quella poca umanità rintracciabile già in normali tempi di gestione del sociale da parte di governi liberali (e liberisti, quindi dediti alla protezione dei privilegi dei ricchi e dei padroni, nonché della grande finanza italiana e internazionale), il minimo “sindacale” di umanità che un governo può mostrare facendo conciliare diritti civili con privilegi antisociali di quella che un tempo si sarebbe agevolmente chiamata “borghesia”, ebbene tutta questa poca umanità oggi scema di continuo, viene progressivamente a tendere allo zero.

Viene meno perché il connubio tra liberismo e diritti civili, semplici, banali ma preziosissimi diritti umani, si scioglie come ghiaccio al sole caldo di un fine giugno in cui l’Italia è dominata da una ventata di phon sovranista che sta istituendo uno stato razziale, uno stato che, per bocca di ministri del governo, minaccia di erigere addirittura muri alle frontiere orientali, quelle con la Slovenia, imitando Orbàn e Trump.

Qualcuno farà la fine del padre abbracciato alla figlioletta di due anni nel Rio Grande tra Messico e Stati Uniti d’America: tanti si indigneranno e si diranno buoni cristiani, amorevoli, comprensivi, eppure diranno anche che “le leggi vanno rispettate!”.

Come nel caso della Sea Watch 3 e della capitana Carola che, davvero con un atto coraggioso, quindi molto umano, privo dei contorni che le vengono già attribuiti dell’eroina alla Giovanna d’Arco, invece davvero con grande umiltà e sapendo bene tutti i rischi legali cui va incontro, ha deciso di forzare quello che è diventato un vero e proprio blocco non contro navi di invasori o navi di “organizzazioni illegali”, come sostiene il ministro dell’Interno, ma contro imbarcazioni che sopperiscono a ciò che Stati come l’Italia in questo momento si rifiutano categoricamente di fare: adempiere ai dettami costituzionali della Repubblica e quindi salvare vite umane sempre, laddove ci si trova innanzi ad una condizione di disperazione, di fuga attraverso un mare che non è sempre una autostrada per i famosi “taxi” evocati dall’altro alleato di governo della Lega.

Solo uno Stato che dimentica i princìpi repubblicani, la sua Costituzione fin dalle fondamenta può agire in questo modo e tollerare anatemi di deputate e deputati che vogliono addirittura l’affondamento della Sea Watch 3, la cui unica colpa è mostrare al mondo intero la disumanità del governo, il venire sempre meno della nostra Repubblica democratica, solidale, sociale e – almeno sul piano dei diritti civili – egualitaria.

Invece si sente parlare di “clandestini”, di “irregolari”, di “porti chiusi”, di “navi pirata”, di “sbruffoncelle”, di “arresti dell’equipaggio”: si capovolge la realtà dei fatti e si definisce l’equipaggio di una nave che salva delle vite umane come “sequestratore di persone”.

Si baciano i rosari e si tengono in mano bibbie e vangeli e poi si proclama a pieni polmoni che 42 migranti, da 14 giorni in balia del mare e del sole, “non sbarcheranno neanche a Natale!“. Cristianissimo comportamento, non c’è che dire.

Ne esce fuori, ancora una volta, una Italia abbruttita dal deperimento organico causato da un egoismo senza pari, che nulla ha a che fare con gli interessi della classe dominate: forze liberali e liberiste come Forza Italia e il PD usano toni quasi simili nel definire il dramma dei migranti.

Le forze di governo, che stanno lì soprattutto grazie ad un consenso ottenuto utilizzando l’orrore, la fobia, la paura quasi ancestrale delle migrazioni, presentate come l'”invasione” e la causa della diminuzione di ogni diritto e spazio di libertà per noi italiani nel Bel Paese, non possono agire umanamente. Devono mantenere profili alti (quindi molto bassi moralmente) e, bava alla bocca, sbraitare e insultare persino dagli uffici di un ministero della Repubblica.

L’Italia avrebbe dato prova di essere una grande nazione europea non solo evitando di sforare il debito e beccarsi la procedura di infrazione della Commissione europea, ma principalmente salvando i disperati della terra, mostrando a tutti gli altri Stati dell’Unione che le sue coste, che per tre quarti, sono i suoi confini, non sono da presidiare con blocchi navali o cannoniere come vorrebbe qualche moderno fascista, ma sono da controllare per evitare che criminali come gli scafisti gettino a mare i migranti e li lascino morire nell’indifferenza e, anzi, nell’odio più assoluto di un popolo nutrito in questi anni a cucchiaiate di razzismo a buon mercato.

Qui non siamo soltanto in presenza di una politica nazionalista, di protezione delle frontiere, di un’autarchismo antisociale e immorale sul piano civile: le parole del ministro dell’Interno hanno ieri fatto fare un salto di qualità (negativamente intesa) al rapporto tra etica politica ed etica sociale.

Se viene passivamente accettato il linguaggio brutale e selvaggio fondato sulla condanna senza appello delle Ong che battono il Mediterraneo per provare ad evitare che i vivi scampati all’orrore libico della guerra fratricida e dei campi di detenzione, veri e propri lager paragonabili a quelli nazisti, diverrà naturale e consuetudinario anatemizzare contro chi ostacola la politica del governo, la critica e la condanna.

Siamo davanti ad un passaggio critico per la democrazia repubblicana: ristabilire la Repubblica con la sua Costituzione o accettare il degrado disumano in cui sta piombando non nell’indifferenza generale ma in un incitamento quotidiano all’odio e alla messa in cagnesca guardia verso tutte le diversità.

MARCO SFERINI

27 giugno 2019

foto di Nick Jaussi/Sea-Watch :: dalla pagina Facebook di Sea Watch

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