La baguette anarchica

Reportage. Alla conquista del pane, problemi e successi di una bottega autogestita a Parigi

A poco più di 6 km dal centro di Parigi, nella periferia est, sorge il comune di Montreuil, già casa dei fratelli Lumière e di George Méliès. È stato il primo quartiere a essere liberato il 18 agosto 1944 dall’occupazione nazista, grazie a una sollevazione popolare guidata dal comandante partigiano Henry. È ora una zona in rapida evoluzione, sempre meno operaia e sempre più «bobo» (bourgeois+bohème) con una massiccia presenza di nuovi immigrati. Al 47 di Rue de la Beaune da 6 anni funziona una panetteria, una boulangerie, anarchica e autogestita. Prende il nome da un libro del rivoluzionario russo anarco-comunista Pëtr Kropotkin (1842 – 1921): «La Conquête du Pain» (La conquista del pane).
La maniglia della porta a vetri dell’ingresso è la A dell’anarchia iscritta nel cerchio. All’interno su una parete i ritratti di Rosa Luxemburg, Friedrich Engels, Angela Davis, Michail Bakunin, Emma Goldman, Karl Marx e Louise Michel. Nomi che si ritrovano sulle etichette dei sandwich che attendono di essere mangiati. Nel retro il laboratorio, dove il pane e il resto viene prodotto. Dei quattro soci fondatori de «La Conquête du Pain» due se ne sono andati da qualche tempo, sono rimasti Pierre e Thomas.

Pierre, a chi è venuta l’idea?

A noi due, veniamo entrambi più o meno da un milieu anarchico, e l’idea era di fare qualcosa legata ai principi e ai valori che difendiamo nella vita reale, che non rimanesse solo a livello teorico. Io avevo una lunga esperienza di lavoro con le boulangerie, e così ho proposto a Thomas di aprirne una autogestita. Ho 31anni, è da quando ne avevo 15 che lavoro nelle boulangerie.

Come sei diventato anarchico?

A 14 anni, parlando con amici, discussioni, leggendo libri, piano piano mi sono politicizzato, nell’estrema sinistra e poi nel movimento libertario
In quanti lavorate qui?
Siamo undici più due apprendisti. Il salario è uguale per tutti (1350 euro), sulla base delle ore di lavoro che si fanno. Per gli apprendisti è diverso – lo impone la legge – stanno due settimane qui e due settimane a scuola, la loro è una situazione un po’ bizzarra. Abbiamo sei settimane di vacanze, una più del normale, e una volta a settimana ci riuniamo in assemblea per fare il punto e decidere le cose da fare.

Avete avuto problemi all’inizio?

Abbiamo aperto 6 anni fa, al principio è stato molto complicato, la boulangerie era in uno stato terribile, abbiamo dovuto fare diversi lavori…

Come vi siete conosciuti tu e Thomas?

Alle manifestazioni, io venivo dalla Federazione anarchica, lui ha 10 anni più di me e stava nel Réseau No Pasaran. (Rete antifascista e libertaria nata nel 1984 a Tolosa, ndr)

Chi sono i clienti di questa boulangerie?

È una clientela di quartiere per lo più, giovani, gente che lavora e viene a mangiare qualcosa a pranzo, la nonna di 70 anni… c’è di tutto, non vengono qui per ragioni ideologiche ma perché facciamo del buon pane, al 100% bio. Certo quando entrano vedono che c’è qualcosa di strano, i nomi dei sandwich sono bizzarri…i ritratti appesi ai muri… e spesso ci domandano chi sono. Si rendono conto che c’è qualcosa di diverso, ma non vengono per ideologia, vengono perché facciamo un buon pane. Poi ci sono i militanti che conosciamo e che di tanto in tanto ci vengono a trovare.
Quanto siete conosciuti a Parigi, i media hanno parlato di voi?
Sì abbastanza, L’Humanité dimanche, Le Parisien – che è molto letto a Parigi – due tre servizi su vari canali tv, alla radio…abbiamo avuto una copertura mediatica piuttosto buona. Se dici che lavori in una boulangerie autogestita a Montreuil la gente non sa magari bene ma pensa questo mi dice qualcosa…ne hanno sentito parlare…

Avete problemi economici?

No, economicamente va bene, i problemi sono nel collettivo. Ci sono livelli di conoscenze diverse, di tecniche, di obiettivi…il fatto è che in una boulangerie c’è sempre molto lavoro da fare, è un lavoro duro, e in una boulangerie autogestita i problemi si moltiplicano e la pressione sul collettivo è molto forte. Col nostro pane abbiamo partecipato a dozzine di manifestazioni, scioperi, assemblee… pane gratis tutte le settimane per gli immigrati, alla lunga è una pressione difficile da sopportare. Nel collettivo siamo tutti militanti di sinistra, anarchici e non, ma non abbiamo tutti le stesse competenze, le stesse necessità economiche, e questo crea conflitti. Per alcuni la boulangerie deve sviluppare al massimo le sue capacità per sostenere le lotte, per altri l’obiettivo primario è avere le migliori condizioni di lavoro possibili. Per un po’ c’è stato equilibrio tra le due posizioni, ma ora l’equilibrio si è rotto.

Problemi con la polizia?

No nessun problema, ci sono poliziotti che vengono a mangiare qui, anche in uniforme.

Fate pane per le scuole?

Per due licei e un asilo, e per molte iniziative associative, non necessariamente politiche, feste di quartiere, feste scolastiche…Abbiamo tre tipi di tariffe, quella classica che vedi là esposta, la tariffa ridotta a disposizione di chi ne ha bisogno e la richiede – non c’è verifica, basta chiederla e la si ottiene, 60 centesimi per una baguette invece che 1 euro – e poi una tariffa per le associazioni quando organizzano qualcosa…. In situazioni critiche, scioperi, rifugiati…il pane lo regaliamo. Ogni sera prima di chiudere diamo gratis il pane non venduto, in genere vengono 15-20 persone, entrano si parla, sono poveri del quartiere, gente che conosciamo…Quella in quel cesto è la «baguette sospesa», pagata da qualche cliente e a disposizione di qualche altro cliente economicamente in difficoltà.

Tu sei ancora anarchico?

Non troppo, a mio avviso la nostra ideologia è attualmente incapace di essere una alternativa credibile al sistema capitalista. Di sicuro sono anticapitalista, è un sistema estremamente pericoloso a lungo e breve termine per l’insieme dell’umanità. È un sistema che bisogna cambiare, ma ora come ora il comunismo libertario che noi proponiamo non sono affatto sicuro che sia capace di essere una alternativa credibile, senza profondi cambiamenti, senza una riflessione importante. Questa boulangerie è anche un punto di incontro tra tante iniziative diverse, là su quel banco lasciano volantini di lotte in corso, appuntamenti, conferenze…niente annunci commerciali però.

La Loi Travail ha qualche influenza sul vostro lavoro?

Non particolarmente, ma appena possiamo anche noi scendiamo in piazza contro questa legge. La boulangerie è un’attività molto particolare. In quelle tradizionali – per lo più piccole imprese – le condizioni di lavoro non sono cambiate da almeno 30 anni. C’è il padrone e gli apprendisti, ragazzi di 14 -15 anni che una volta imparato il mestiere, dopo un apprendistato molto duro ed estremamente violento, apriranno forse la loro boulangerie.. È così che funziona, anche nelle boulangerie più grandi. I sindacati nelle boulangerie sono praticamente inesistenti. La Loi Travail sul settore delle boulangerie non ha grande influenza, ma vuole estendere quello che è già presente nelle boulangerie al resto della società. L’obiettivo della Loi Travail è far funzionare tutta la società come una boulangerie. Per noi in quanto cooperativa autogestita è un po’ diverso, non c’è quel tipo di pressione.

MASSIMO DE FEO

da il manifesto.info

foto tratta da Pixabay

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Cultura





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