Il vuoto sociale pieno di false promesse

La banalità di Renzi. Così potrebbe intitolarsi un articolo di prima pagina di un giornale che fosse minimamente interessato ad ascoltare contenuti veri e a riportarli di conseguenza sulle...

La banalità di Renzi. Così potrebbe intitolarsi un articolo di prima pagina di un giornale che fosse minimamente interessato ad ascoltare contenuti veri e a riportarli di conseguenza sulle sue colonne. Dagli Stati Uniti con Marchionne al suo fianco (in tutti i sensi) al volo che riportava in Italia, il presidente del Consiglio ha sempre e solo espresso parole così scontate che starebbero bene in bocca a qualunque leader politico: sia esso di destra che di centro o di sinistra. Chi mai direbbe: “Voglio aumentare la disoccupazione”? Chi mai direbbe: “L’Italia è finita!”?
Le rassicurazioni di Matteo Renzi sullo stato economico e sociale dello Stivale sono allarmanti per chi conserva un minimo di senso critico e vede, tocca con le sue mani lo stato di miseria in cui la popolazione sta sprofondando. Basti pensare al rapporto tra concentrazione delle ricchezze e percentuale di persone che la detiene veramente: circa il 50% di questa ricchezza, di soldi e beni materiali è nelle mani del 10% della popolazione. Questo significa, esattamente come per le proporzioni mondiali (quindi inversamente proporzionali), che il restante 50% se lo divide il 90% restante di tutti coloro che vivono (o provano a sopravvivere) in Italia.
E questi numeri terribili non fanno notizia, passano sui giornali, vengono letti e si scrollano le spalle come a dire: “Intanto non ci si può fare niente, è sempre stato così!”. Invece non è sempre stato così e, comunque, anche se fosse, sarebbe dovere dei più poveri anzitutto prendere atto che la diseguaglianza si sta così radicando e la forbice tra ricchi e poveri così allargando, da rifuggire qualunque soluzione proposta proprio da chi minimizza questi numeri e tenta di distribuire consolazione a piene mani sostenendo che la crisi economica è stabile e che nel 2015 l’Italia conoscerà una ripresa.
I dati della Banca d’Italia (non di qualche “pericoloso” ufficio politico bolscevico!) ci dicono che nel corso di un quadriennio la concentrazione della ricchezza nelle mani di sempre meno persone è aumentata quasi dell’1%. Sembrerebbe un dato piccolo, residuale. Invece è enorme, perché a ricchezza accumulata maggiormente nelle mani di pochi corrisponde in proporzione inversa un immiserimento del resto della popolazione…
E a stare male non è solo il mondo del lavoro dipendente ma anche quello di chi aperto le partite Iva per conto suo e ha tentato la strada magari di una microimpresa familiare.
I pensionati sono un’altra categoria colpita duramente: in un ventennio calcolato alla fine del 2012, il potere di acquisto delle pensioni si è contratto e ridimensionato del 19%. Questo vuol dire che chi percepiva una pensione di 1.000 euro ha avuto 190 euro in meno che gli sono stati sottratti da un costo della vita in crescita esponenziale e che ha appunto compresso la domanda e impoverito milioni di famiglie e di singoli cittadini.
Il valore delle nostre vite è pertanto calato sia in termini economici sia in termini sociali: ogni volta che un governo ha messo mano ai precedenti regolamenti legislativi sui salari, sulle contrattazioni, sul sistema pensionistico e in generale del lavoro, ha protetto in mille modi la parte padronale e ha colpito quella impiegatizia, salariata.
E’ la cifra di comportamento di tutti i governi che si sono succeduti dall’ultimo Berlusconi passando per Mario Monti, Enrico Letta e oggi Matteo Renzi.
Del resto come dare torto a questi signori, il loro ruolo è questo, sia che l’abbiano ereditato dai loro padri come imprenditori e quindi padroni di una impresa con dei dipendenti (a salario sempre più basso e sempre più variabile e gestibile con lo strumento abusato di quelle tutele che oggi vengono messe in discussione senza alcuna remora: licenziamenti senza giusta causa, cassa integrazione straordinaria), sia che l’abbiano eletto a loro terreno di coltura politica come ha fatto il giovane ex sindaco di Firenze.
Il liberismo esercita con le sue regole anarchiche di mercato tutto il suo dominio possibile sulle nostre vite e ha nella (la si può ancora chiamare così o si incorre nella scomunica linguistico-politica di qualche ben pensante anche di sinistra?) borghesia molto alta i suoi guardiani del barile che sono, alla fine delle fiera, i guardini anche dei loro barili, degli interessi comuni legati ad interessi più grandi, macroscopici e transnazionali.
Ciò che non è più tollerabile è che non esista una controparte sindacale forte, una controparte politica forte. La Fiom e i sindacati di base da soli possono muovere anche allo sciopero generale contro il governo Renzi e la tagliola del jobs act, ma quanto una lotta per i diritti del lavoro, per la vita insomma, oggi è sentita anche come lotta politica per provare a rovesciare questo sistema omicida, che porta davvero alla disperazione quelli che non hanno più un centesimo per pagare un mutuo, per vestire i figli, per fare quelle più elementari azioni quotidiane che sono non la dignità dell’essere umano e del cittadino, ma la mera sopravvivenza per ottenere quella stessa dignità, un giorno…?
La domanda è destinata a restare senza risposta per ora, perché i condizionamenti economici sono sempre sovrastanti quelli politici. I noiosi dibattiti televisivi sull’attribuzione delle colpe della crisi o su quale governo ha iniziato a forgiarla, sono aria fritta: nessun governo ha prodotto la crisi. La crisi, e cioè le grandi banche internazionali e continentali, ha richiesto ai singoli stati nazionali di mettere in essere le tanto celebri “politiche di austerità” che hanno devastato la Grecia, colpito la Spagna e aggredito anche la tanto splendida Italia.
Ma Renzi ci rassicura, ci dice che l’Italia non è perduta e che “la nostra pagina migliore si deve ancora scrivere”.
Almeno Berlusconi era un millantatore di benessere che regalava alla satira pagine e pagine di vignette e faceva forse salire un po’ il Pil così… Renzi è patetico. E’ al pari di un prete che non crede in dio e tenta di convincerti dell’esistenza dell’onnipotente.
Se poi serve una rassicurazione sul “da che parte stia Renzi”, basta riascoltare la benedizione che l’amministratore delegato della ex Fiat (ora Fca) Sergio Marchionne ha impartito al presidente del Consiglio, ammonendo sia i suoi colleghi che il mondo politico e quindi anche gli italiani, a lasciarlo lavorare.
Marchionne e i suoi padroni ne hanno tutto l’interesse. I lavoratori, i precari, i disoccupati, i pensionati e chiunque scivola nella miseria più nera devono fermare Renzi e il suo governo.
Solo così la sinistra può avere qualche possibilità di riconsegnare alla sua gente la forza delle ragioni di una grande rivendicazione sociale che metta in discussione il liberismo e tutto quello che ne consegue, a cominciare dal jobs act, a cominciare dalla distruzione delle istituzioni democratiche. Meno salario e meno delega rappresentativa vanno tranquillamente di pari passo. E questo Renzi lo sta mettendo in pratica dal primo giorno del suo mandato. Del suo mandato senza alcuna delega popolare.

MARCO SFERINI

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