Il terrore e un punto di vista diverso sul mondo

Ora sappiamo. Sappiamo che all’inizio di questo anno, quando fu attaccata la redazione di Charlie Hebdo, le motivazioni non stavano tanto nell’attacco al mero diritto di satira, di presa...

Ora sappiamo. Sappiamo che all’inizio di questo anno, quando fu attaccata la redazione di Charlie Hebdo, le motivazioni non stavano tanto nell’attacco al mero diritto di satira, di presa in giro di questo o quel potere laico o religioso: le ragioni di quell’attacco erano soprattutto insite nel colpire un simbolo di libertà e, forse, erano la prima tappa di una serie di attentati che i fiancheggiatori del califfato si apprestavano a mettere in essere.
Lo scagliarsi contro Charlie Hedbo ci aveva dato l’impressione d’essere soltanto una ritorsione per le vignette sull’Islam, sulla questione religiosa. Ed invece quello era solo uno degli aspetti, forse quello più evidente come la punta di un iceberg.
La Francia ha poi deciso di partecipare ai bombardamenti in Siria e, indubbiamente, ha impresso una nuova accelerazione alle intenzioni del califfato di spargere il terrore negli stati europei.
Ora sappiamo, dunque, che la strategia dell’Isis è piuttosto articolata e non è spinta soltanto da motivazioni religiose, da integralismo islamico, da fanatismo deistico.
Del resto, come ogni altro potere presente su questa terra, anche l’Isis è una forma statuale, più o meno autoimpostasi, e persegue tutte le finalità di uno stato politico: produce ricchezza, batte moneta, vende e compera. Quindi esporta e importa: e vende, in particolar modo, petrolio. Non produce armamenti, ma li ha.
Chi compera i barili di petrolio dell’Isis? Chi vende armi, bombe, mine antiuomo e anche jeep e carri armati al califfato di Al Baghdadi?
Che in alcuni paesi arabi esistano finanziatori del Daesh è accertato dai più “alti” strateghi di geopolitica del globo: dal Qatar allo Yemen, passando persino per l’Arabia Saudita. Simpatizzanti della causa nazista dell’Isis se ne trovano molti e molto facoltosi.
L’interesse per una presunta purezza religiosa e dei costumi dell’Islam è solo uno specchietto per le allodole: in realtà in gioco vi sono gestioni economiche di vaste aree di estrazione petrolifera, un commercio indiscriminato di reperti archeologici (difficile vendere Palmira tutta intera… ecco perché è utile farla saltare in aria…) e il ridisegnamento del dominio di un area mediorientale che è una polveriera e che destabilizza il mondo dall’Europa all’Africa, dall’Asia alla Russia.
Per questo è disarmante constatare, ancora una volta, che la propaganda tanto dell’Isis quanto dei giornali, delle televisioni e dei siti “occidentali” si appresta ogni volta a presentare questi fenomeni come scontro tra religioni, tra fedeli e infedeli, come scontro tra due civiltà: una evoluta (la nostra) e una barbara e incivile (quella islamica).
Questo lavoro dei fomentatori dell’odio a buon mercato è una precisa volontà politica che vuole spostare a destra l’asse della Francia, dell’Italia e dell’Europa intera.
La questione dell’emigrazione viene presa a splendido pretesto: pazienza se a fuggire sono in maggioranza islamici che hanno il terrore dell’Isis. Ciò che ennesimamente conta è l’impatto: centinaia di migliaia di persone che si riversano sulle coste d’Europa e che sono inconoscibili, anonimi, resi tutti uguali solo nell’essere accomunati come potenziali pericoli e terroristi.
Se oggi Parigi piange 130 morti e soffre per quasi 400 feriti, tutto ciò è dovuto alle decisioni di politica estera che sono state prese per assicurarsi il dominio del Medio Oriente dopo la fine degli stati iracheno e siriano.
Non esiste una risposta a breve termine a tutto questo caos, a questo ginepraio di interessi posti e contrapposti. Esiste soltanto un’azione altrettanto complessa e che si può muovere si fronti e piani diversi ma interagenti: un piano culturale, che non è affatto da sottovalutare; un piano sociale, che forse è quello determinante; un piano politico, che può essere influenzato soprattutto dal secondo.
Senza una presa di coscienza degli effettivi interessi che muovono i governi a fare guerre e a promettere la democrazia a tutto e tutti, non si potrà sconfiggere né le guerre che provocano il terrorismo, né tanto meno il terrorismo stesso.
Non bastano le candele accese, le veglie notturne e il mettere la bandiera francese su Facebook per iniziare a vedere questa presa di coscienza: serve un punto di vista diverso sul mondo, su come si vive. E su come si muore.

MARCO SFERINI

15 novembre 2015

foto tratta da Pixabay

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